Il blog di Luigi Accattoli Posts

Che la campagna elettorale resti nei limiti della competizione politica e non degeneri in rissa credo dipenda da tutti, non solo dai politici. E’ in questo spirito che da elettore del Pd affermo che sto con Bersani quando dice “ci faremo sentire” ma non sto con lui quando grida “li sbraniamo”.

Sono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere. Sono in molti che aspettano quest’occasione. È giusto così“: parole di Walter Bevilacqua, 68 anni, che era in attesa di un trapianto di rene ed è morto a metà gennaio all’ospedale San Biagio di Domodossola. Il parroco don Fausto Frigerio ha raccontato all’omelia quella rinuncia al trapianto. Dedico un bicchiere di Vino Nuovo a Walter che ha saputo essere generoso come chi in mare lascia il salvagente a un bambino, o chi in guerra prende il posto di un condannato che ha famiglia, come fece Maximilian Kolbe. E come fece, sempre in Polonia, una suocera davanti a un plotone nazista per salvare la nuora incinta.

“Pensa se eri un cane e ti toccava un padrone così” dice lei a lui indicando con le ciglia il punk borchiatissimo con cagnetto che è appena uscito dalla carrozza della metro B, fermata Castro Pretorio, direzione Laurentina. Il detto punk aviva uno anulo niro al naso, quattro anuli con lacci pendenti a cadauna recchia et annodate a detti lacci sigarette digià fumate munite di cicca nigra puressa e filtro mozzicato. Il cagnetto aveva un musetto gentile. Per un altro punkabbéstia nella metro romana, vedi qui.

Non ho un accidenti da dire sul Monte dei Paschi come malaffare bancario e neanche sulle sue implicazioni politiche, se non che queste mi dispiacciono due volte: come cittadino e come elettore del Centrosinistra. Ma posso dire qualcosa dal mio punto di osservazione, che è quello di chi gira l’Italia da decenni e fa domande anche quando si trova a pirlare per il senese e il parmense. Ed è questo: erano due mucche da latte che tutti mungevano. Dove avete trovato i fondi per restaurare questa torre romanica: “Ci hanno aiutato quelli del Monte dei Paschi – abbiamo avuto un contributo dalla Parmalat”. “Sono dei volontari che vanno in Africa con l’aiuto della Parmalat – portano anche sussidi in denaro messi a disposizione dal Monte dei Paschi”. Visita guidata a una pieve dell’Appennino parmense: “Vede questo crocifisso in legno? Era messo all’asta ma costava troppo per noi; abbiamo chiesto un contributo alla Parmalat e con nostra sorpresa l’hanno pagato per intero”. Analoga visita su un picco del senese: “La Sovrintendenza ha fatto chiudere la chiesa quando sono comparse queste crepe sui muri ma c’è già un progetto di recupero finanziato dal Monte dei Paschi”. Mia conclusione provvisoria: il mecenatismo espanso prelude al fallimento.

«Chi crede è un cieco che, come Bartimeo a Gerico, sfiorato dalla presenza di Gesù, ‘cominciò a gridare’ e che, proprio quando molti lo rimproveravano perché tacesse’, si mise a gridare ancora più forte»: parole di Daniele Garota nel volume “Tra conoscenza e grido” (Paoline) appena pubblicato: lo saluto con un bicchiere di Vino Nuovo.

Il mondo è pieno di situazioni estreme nelle quali il più debole soccombe. Anche il carcere non ti restituisce la dignità, ma cerca di levarti anche quel poco o tanto che ti è rimasto. Omologati… appiattiti dietro istituti vecchi,
non a norma, dove non hai neanche la libertà di lavarti da solo. La doccia la fai con gli altri… non esiste privacy… il bagno è controllato… la posta è aperta da mani irriverenti… che strappano quel briciolo di amore che vi è riposto con tanta cura… I femminili sono omologati ai maschili… l’Amministrazione Penitenziaria è maschile e tutto è pensato al maschile… non viene contemplato un regolamento differenziato per le donne… in quanto “femmine”… “madri”… persone più complesse sotto tutti i punti di vista… anche a livello ormonale. Le donne e la menopausa…”
– E’ una scheggia del testo “Riflessioni sulla pari dignità” che ha per autrice Monica R. e che è arrivato secondo al Premio Castelli dello scorso ottobre. Nel post del 19 gennaio trovi i link per sapere che sia il Premio Castelli riservato ai carcerati – io sono il presidente della giuria – e per leggere per intero i lavori premiati. Per trovare il testo di Monica R. devi scendere con il cursore di cinque cartelle.

Sono contento che il Pdl infine sia riuscito a togliere qualche “pesce cattivo” dalla sua rete. Io non ho mai votato e non voterò neanche questa volta per il Pdl e dunque non mi sento in causa come elettore, ma come cittadino reputo un buon segno per tutti che la decenza si imponga anche al partito che si è mostrato ultimamente più restio a fare un po’ di pulizia.

“24 parole. 24 come le ore del giorno, come le lettere dell’alfabeto greco, come i carati dell’oro puro, come il numero dei libri dell’Iliade, come gli anziani dell’Apocalisse”: è un’idea denominata “Gemme” dell’editore torinese Rosenberg & Sellier: affidare 24 parole a 24 autoi per cavarne 24 libri. L’editore ne ha proposte dodici, di parole che egli vorrebbe mettessero nuove “gemme” e affida la selezione delle altre al pubblico. Ecco le dodici di partenza che sono – dico io – come le dodici tribù o i dodici mesi: PAROLA, VITA, DONO, AUTORITÀ, AMORE, EREDITÀ, IMMAGINE, SPRECO, DOMANDA, ASCOLTO, MERCATO, FUTURO. Già sono stati scelti gli autori per queste prime. Qui si indica il modo per partecipare alla selezione della seconda dozzina. Una volta per indicare un’operazione inappropriata, non all’altezza del momento o del bisogno, si diceva “cercare farfalle sotto l’Arco di Tito”. Io che quasi non ho fatto altro nella vita, propongo una modifica al detto, a lode del progetto Gemme: cercare parole sotto l’Arco di Tito. Ai visitatori chiedo un gioco aggiuntivo: scovare un ossimoro già presente in qualche autore per ognuna delle dodici parole di partenza e segnalarmelo. Nel mio tino sempre lievitano parole in attesa di partorire ossimori.

Siamo in cinque e insieme mettiamo su un minestrone di tre continenti, due religioni, tre colori, quattro nazioni, storie e abitudini apparentemente inconciliabili da incastrare per vivere le prossime ore in un clima diverso […] mettendo da parte qualsiasi pregiudizio perché in una sera come questa sedersi attorno allo stesso tavolo aiuta ad avvicinare mondi che non si conoscono e quello che si conosce fa meno paura […]. Far stare sedute cinque persone in poco più di sette metri quadrati già affollati da un letto e dal bagno è dover sistemare gli incastri alla perfezione […]. Mangiamo e parliamo, forse sono proprio le parole la cosa di cui più avevamo bisogno, il tempo adesso scorre veloce e il fatto che il cancello della cella sia chiuso diventa un dettaglio […]. I nostri occhi hanno visto cieli diversi, stelle che speriamo di poter rivedere un giorno accanto alle persone che amiamo“: sono frammenti di un testo intitolato CIELI DIVERSI – scritto da Massimiliano Maiocchetti – che ha vinto il primo premio di un PREMIO CASTELLI riservato ai carcerati. Come accennato una volta nel blog, io sono il presidente della giuria di quel premio. Chi volesse saperne di più, vada nel sito del premio, linkato qui sopra e clicchi su I testi in pdf dove potrà leggere i tre lavori premiati. I prossimi giorni darò brani del secondo e del terzo premio. E’ un mio segno di solidarietà con gli uomini e le donne che sono nelle celle.

Certo che mi candido. Finché sono vivo, continuerò a candidarmi. Non lo farò più solo da morto“: parole di Marcello dell’Utri al Corsera: Dell’Utri: mi candiderò fino alla morte. – Ho un debole per dell’Utri e per il suo humor esistenziale, non so come altro chiamarlo, che è raro. Una volta che lo carcerarono, non ricordo più l’imputazione, e stette dentro almeno un mese, uscendo disse ai giornalisti che erano stati trenta giorni “di pace, senza telefono, senza affari, passati a leggere libri che mai altrimenti avrei portato a termine”. Lo stesso ora con questa fresca del candidarsi: altri non sanno come dirla, a lui basta la bocca: mi candiderò sempre. Del resto, se si candidano i magistrati, perché non gli indagati?