Per le Chiese cristiane questo tempo sta sotto il segno della crisi ma non mancano risorse e slanci che incoraggiano ad affrontare l’impresa di una nuova evangelizzazione: è questa l’idea venuta dalle tre settimane del Sinodo dei Vescovi che si è concluso domenica. Ma dal Sinodo è venuto anche un altro messaggio altrettanto importante: che per la leadership episcopale mondiale la crisi che stiamo vivendo nonché la reazione a essa non sono una novità degli ultimi anni, ma risalgono ambedue agli anni ’50 del secolo scorso; e che dunque lo stesso Vaticano II fa parte della risposta cattolica ai tempi nuovi del mondo e della cristianità. Anche questa seconda idea ha un portato liberante: aiuta a evitare che ci si fermi alla diatriba sul ruolo del Concilio in rapporto alla crisi. – E’ il passabile avvio di un mio articolo sul Sinodo pubblicato da LIBERAL il 30 ottobre alle pagine 14 e 15 con il titolo Contagiati dal Vangelo, del quale articolo non si potrebbe dire né bene né male.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“È la luce di Dio quella che illumina questi affreschi e l’intera Cappella papale. Quella luce che con la sua potenza vince il caos e l’oscurità per donare vita: nella creazione e nella redenzione”: parole di Benedetto XVI nell’omelia dell’altro ieri per i 500 anni degli affreschi di Michelangelo sulla volta della Sistina. Bevo alla salute della Sistina e della sua luce un bicchiere di Vino Nuovo.
Non approvo l’agenda anti-Monti di Vendola e non lo voterò alle primarie del centrosinistra ma trovo buono il suo comportamento in attesa della sentenza sull’abuso di ufficio, quando dichiarò che in caso di condanna avrebbe abbandonato la vita politica: sarebbe un buon punto se tutti i politici ne seguissero l’esempio. La legge sulla corruzione attende la sentenza definitiva per sancire l’ineleggibilità, ma ritengo che per via di persuasione si debba arrivare alla rinuncia spontanea dei condannati in primo grado.
Un malato grave vede un mendicante, lo benedice e gli chiede la benedizione. Una brasiliana trovandosi a un colloquio drammatico con il proprio vescovo gli chiede di benedirla e gli dà la sua benedizione. Un anziano amico che veniva dalla Germania a informarsi sulle cose di Roma, in occasione dell’ultima venuta mi disse: “Porta al papa la mia benedizione”. Vado in visita a un collega morente e al momento dei saluti gli chiedo di benedirmi. Sono del parere che vada rimessa in onore la “benedizione” come liturgia quotidiana del cristiano comune: non solo quella dei genitori ai figli, già frequente e oggi quasi sparita, ma ogni benedizione da persona a persona, nella coppia e in ogni relazione umana, compresi i figli che benedicono i genitori o il cristiano comune che benedice un consacrato. Comprese le relazioni della blogsfera. – E’ forse l’attacco di un articolo che sto scrivendo per la rivista IL REGNO e per il quale chiedo aiuto ai visitatori: mandate il racconto delle vostre benedizioni.
“Se io fossi stato il cardinale Sodano non avrei fatto fare i funerali di Stato a Madre Teresa di Calcutta trasportata su di un affusto di cannone“: parole di don Luigi Di Liegro – contenute in un testo inedito che appare ora come appendice di una biografia pubblicata da Il Mulino – alle quali brindo con un bicchiere di Vino Nuovo. Il testo della mia partecipazione alla presentazione del volume di Maurilio Guasco, Carità e Giustizia. Don Luigi Di Liegro (1928-1997), avvenuta venerdì a Roma Tre, può essere letto qui.
Il riscatto del disabile costituisce una frontiera decisiva per le possibilità dell’umano nella nostra epoca. Non avveniva in altre epoche. E quando noi ci concentriamo giustamente sulle difficoltà del momento e diciamo “ora si tagliano i fondi per i disabili, ora c’è meno attenzione, stiamo facendo dei passi indietro”, diciamo parole giustissime, ma dicendole non dovremmo perdere di vista che questo passo indietro si verifica in un trend che è positivo e che è straordinariamente positivo, anzi: storicamente inedito. E’ forse questo l’argomento più forte per amare la nostra epoca: perché mai in nessuna il disabile è stato accolto e aiutato come in questa nostra. – E’ un brano di una conversazione che ho tenuto alla Cittadella dell’Oasi di Troina il 7 ottobre. L’Oasi si occupa della salute dei disabili e io parlavo a braccio in un’assemblea molto affollata. Qui si può leggere la trascrizione delle mie parole: Il riscatto del disabile un segno dello Spirito per la nostra epoca.
“Sono figlio di un lavoratore che è stato clandestino negli Usa. Non se ne vergognava lui e non me ne vergogno io, che grazie ai sacrifici di mio padre in terra straniera tanto ho ricevuto insieme alla famiglia“: parole di don Luigi Di Liegro (1928-1997) alle quali brindo con un bicchiere di Vino Nuovo. Come si può vedere nella pagina CONFERENZE E DIBATTITI elencata sotto la mia foto, oggi pomeriggio sono tra i presentatori di un volume su questo apostolo dei poveri nell’aula magna del Rettorato dell’Università di Roma Tre: “Carità e Giustizia. Don Luigi Di Liegro (1928-1997)” (Il Mulino, pp. 337, 25 euro).
Per i cent’anni dei Dehoniani a Bologna sono nella città che mi fu cara. Serata ai “Martedì di San Domenico” e stamane a piedi da via Nosadella alla stazione, tirandomi dietro il trolley, per godermi i portici e la luce. Saluto il maestoso platano di piazza Malpighi che troneggia da un cortile rialzato al n. 16: se non lo conoscete andatelo a vedere. Ovviamente è in internet. Non solo è altissimo e allarga le tante braccia, ma si sporge da quel rialzo come le donne alte che comunque portano i tacchi e vanno imperiose tra la folla del market. Passo poi per la Sala Borsa, in Piazza Maggiore, che oggi è sede della Biblioteca Comunale. In un lato del magno cortile è ricavata la Salaborsabebè: un ambiente lungo e alto, affollato di cuscini e di giocattoli, con l’angolo per l’allattamento e il fasciatoio. Ho contato una trentina di mamme che cantavano una filastrocca a una quarantina di bimbi, guidate da un’animatrice. Due erano nere e due arabe. C’era anche un nonno. Sulle vetrate era scritto: “Prendi in braccio il tuo bambino e leggi con lui”. Ho accostato il trolley ai passeggini parcheggiati all’entrata, mi sono seduto su un cuscino e ho rischiato di perdere il treno. Mi sembrava di stare in paradiso.
Da oggi sul sito del «Corriere» i lettori possono contribuire alla verifica e al riscontro delle notizie: ogni giorno alcuni articoli di Corriere.it saranno accompagnati dal logo fact checking, cliccando sul quale si potranno segnalare errori o fornire nuovi elementi conoscitivi. Sono contento di questa novità: pare che il Corsera sia il primo quotidiano europeo a utilizzare tale possibilità di coinvolgimento del lettore, che abitualmente è impotente di fronte a un errore o a una manipolazione in ciò che sta leggendo. Che sia primo o no, è buona cosa che l’abbia fatto: l’esperienza mi dice che è difficilissimo a un giornalista riconoscere l’errore che ha compiuto perché la testata non vuole brutte figure: finalmente un segnale che va in senso contrario.
“Da pisano mi è stato difficile scegliere un fiorentino. Una volta superato questo ostacolo ce ne sono stati altri due, che però ho trasformato in raccomandazioni al candidato. La prima è: attenzione ai toni, guidare una coalizione che ha per perno un partito nato da soli cinque anni è impresa che si può perseguire solo con un uso della prudenza pari all’audacia. In secondo luogo non confondere la battaglia alle idee passatiste con una questione generazionale“: così il senatore Stefano Ceccanti in un articolo pubblicato oggi sull’Unità che si può leggere nel suo sito: Scelgo Matteo con qualche raccomandazione.
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