Il blog di Luigi Accattoli Posts

Oggi e domani sono a Forlì per il Premio Castelli, essendo per la prima volta il presidente della giuria per tale premio. Devo parlare due volte, nella giornata di domani: al mattino durante la premiazione e al pomeriggio, ad apertura del convegno “La tutela delle diversità nella giustizia italiana e nella società civile”. Non potrò partecipare alla fiaccolata per i cinquanta del Concilio nella mia Roma: se a quell’appuntamento ci sarà un frequentatore del blog, vi partecipi anche a mio nome e io farò a suo nome l’incontro con i detenuti. Chi ha un’idea anche minima per i miei discorsi di domani, me la mandi. Io sono abbagliato dal fatto che oggi sia così difficile “visitare i carcerati”, più che al tempo di Gesù. Rispetto ad allora tutto è migliorato nelle prigioni, tranne il contatto con l’esterno. Che a mio parere è il più importante. Dunque qualcosa di essenziale è andato indietro, in tanto progresso: tocca a questa generazione rimediare. Siete d’accordo?

Il terzo volume di Joseph Ratzinger della trilogia GESU’ DI NAZARET, intitolato L’infanzia di Gesù, sarà nelle librerie entro Natale. Lo considero il mio primo regalo di Natale. Il volume uscirà in coedizione Rizzoli – Libreria Editrice Vaticana ed è stato presentato oggi alla Fiera di Francoforte. Nei primi tre commenti la premessa di Ratzinger al volume e due suoi brani che gli editori hanno anticipato.

Dopo qualche minuto é arrivato frère Jean-Pierre, l’ultimo vivente dei due monaci sopravvissuti alla tragedia dell’Algeria: é una persona anziana, indossava un vestito molto semplice che assomiglia tanto a quello che indossa la gente di campagna in Marocco. Ci ha accolto con gioia e ci ha invitato a partecipare alla Messa della comunità, nella chiesa del loro monastero, molto diversa dalle chiese che ho visto in Italia. – E’ un brano del racconto di un viaggio in Marocco che Amal – ragazza marocchina che vive in Liguria, a Sestri Levante, dove fa la mediatrice culturale in ospedale – ha scritto per questo blog. La visita in patria è avvenuta a fine agosto 2012, organizzata da lei, musulmana, per accompagnare a quell’incontro i suoi amici cristiani della parrocchia ligure che frequenta al fine – dice lei – di “conoscere la fede cristiana (è laureata in Teologia islamica) e di far conoscere la fede musulmana”. I visitatori del blog già conoscono Amal e qui possono leggere per intero il suo racconto. L’ho inserito nel capitolo 19. Samaritani centurioni cananee della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto.

Sono all’Oasi di Troina, in Sicilia, per il 90° compleanno del Padre Ferlauto. Nel pomeriggio ho parlato del tema del dolore in famiglia: potete leggere il mio testo nella pagina CONFERENZE E DIBATTITI elencata sotto la mia foto andando alla voce “Troina” e cliccando sul titolo linkabile dell’incontro. Ho conosciuto il padre Ferlauto di cui fino a oggi avevo solo letto e ho ritrovato l’arcivescovo Giuseppe Costanzo, emerito di Siracusa, al quale voglio molto bene. Ho sostenuto che la felicità non è incompatibile con la sofferenza. Ma leggete, leggete e meditate… buona domenica.

Aggiornamento alle ore 22 del 7 ottobre. Troina a mille metri sulla sinistra dell’Etna per chi guarda la carta della Sicilia. Se da lì alzi lo sguardo al pennacchio del vulcano, incroci con lo sguardo Bronte. Dall’aeroporto di Catania ci arrivi passando per Paternò e Adrano e poi facendoti strada con gli occhi tra crateri lunari e casali diroccati con fichi d’India sui muri. Ditonze sgargianti dei fichi. Non c’è stato tempo di mangiarne uno. Salendo verso Troina ieri e tornando oggi a Catania, per un paesaggio di cardi, stoppie, fuoco tra le stoppie, una poiana sopra, tutto del colore delle crete su cui poggia la strada, anche le mucche al pascolo – salendo e scendendo ho intuito che la Sicilia forse la capisci quando guardi con lo stesso sentimento un rudere e una roccia. Ed è capitato che io non sapessi dire – e neanche chi guidava – se le pietre che vedevo erano un segno dell’uomo o del tuonante.

Ero nella piazza del Santuario di Loreto quando vi andò Papa Giovanni mezzo secolo fa e ieri ho seguito con qualche soprassalto di memoria la diretta di Rai1 per la visita di Papa Benedetto: allora si apriva il Concilio e tutti guardavano in avanti, ora si guarda – un poco avanti e molto indietro – all’eredità del Vaticano II e c’è forte disputa su di essa. Non manca chi è tentato di tornare a prima del Concilio e chi afferma che le cose sono andate storte perché il Concilio è stato tradito. La grande maggioranza dei cattolici praticanti ha ovviamente sentimenti più equanimi e sa – o intuisce – che Papa Benedetto è stato eletto anche a motivo della disputa sul Vaticano II: per ricondurla a unità, come già Paolo VI era stato eletto per condurre nell’unità i lavori del Concilio. Si tratta dunque di aiutarlo nell’impresa e i primi che ne intralciano l’opera sono i militanti delle due ali che tendono ad accentuare la polarizzazione interna alla Chiesa. – E’ il salomonico avvio di un mio articolo pubblicato oggi dal quotidiano LIBERAL alle pp. 14 e 15 con il titolo SFIDA SUL CONCILIO.

Già da 50 minuti il papa è partito in elicottero per Loreto dove celebrerà sulla piazza del Santuario alle 10,30: un pellegrinaggio a cinquant’anni da quello di Papa Giovanni e a ricordo del Vaticano II per il quale Roncalli era andato a invocare la protezione della Vergine. Quel 4 ottobre del 1962 ero in quella piazza, non a far prove di giornalismo ma perché abitavo a sette chilometri da lì, nella campagna di Recanati: avevo 18 anni e quella fu la mia prima folla papale. Ricordo il pericolo di restare schiacciato in mezzo alla moltitudine che sbandava, quando arrivò sulla piazza la Mercedes 300 con sopra papa Roncalli. Stasera alle 23,10 Rai3 trasmette il programma “50 anni dal Concilio” del quale sono autore insieme a Nicola Vicenti regista della serie “La Grande Storia”. Molti gli ospiti del programma, tra i quali in posizione principe è il padre Federico Lombardi. Nei primi due commenti riporto dal filmano un brano di un’intervista storica – mai trasmessa – all’arcivescovo Ratzinger appena nominato a Monaco e un brano di un colloquio del 2009 con il cardinale Martini anch’esso mai utilizzato né in video né trascritto.

Il parroco di Verdello, Bergamo, legge il mio libro Cerco fatti di Vangelo e mi scrive segnalando storie. Si stabilisce un contatto ed ecco che ora sono in treno per Verdello dove staserà parlerò sul tema Questa è la Chiesa che amo: uomini e donne testimoni di fraternità. Il parroco si chiama Arturo Bellini e uno dei “fatti” che mi aveva segnalato è questo, prezioso nella sua semplicità: “Qualche tempo fa, ho partecipato al funerale di un nonno di quasi novant’anni. Il figlio mi ha raccontato che il padre sentiva che la sua vita, raccolta nel palmo di una mano, è stata una vita cristiana bella. Lo esprimeva in dialetto che ha un accento ancor più persuasivo: La mé éta l’è stacia béla. Eppure non gli sono mancate difficoltà, come è accaduto alle generazioni dei primi decenni del Novecento. ‘La mia è stata una vita bella’, ripeteva: bella perché, rimasto orfano, ha sperimentato la solidarietà di chi si è preso cura di lui; bella perché ha conosciuto l’amore della moglie per lui, l’amore per i figli e i nipoti; bella perché illuminata dalla fede e dall’amore all’Eucaristia; bella perché vissuta con lo spirito proprio di chi si mette il grembiule del servizio e prende il catino per essere utile alla Chiesa e ai fratelli. Il suo nome è Tarcisio, come il santo martire dell’Eucaristia”. Nel primo commento qualche notizia su Tarcisio Bonati: conviene conoscere chi muore così.

Gli italiani sono molto capaci di creare un capitale sociale, un capitale di relazioni. Mi dispiace solo che siamo un po’ meno capaci per ora di crearlo in Italia, questo capitale sociale di fiducia degli uni negli altri e io mi auguro che si possa, un po’ per volta, spostare quel fronte di intolleranza che ha caratterizzato tanta parte della recente vita italiana, spostarlo perché non separi chi è di destra da chi è di sinistra, anche se le differenze possono essere importanti, ma separi essenzialmente due parti: coloro che pagano le tasse, assolvendo ai loro doveri di cittadinanza, e gli altro. Credo che questo contribuirebbe a dare un senso di cittadinanza comune“: così il premier Monti stamani al Forum della cooperazione di Milano. E’ incredibile quanto io sia d’accordo.

Ieri è stato proclamato “beato” ad Acireale Gabriele Maria Allegra (1907-1976): frate minore francescano, missionario in Cina, dedicò trent’anni della sua vita a tradurre in cinese l’intera Bibbia. Lo amo per questa impresa straordinaria e – ancor più – per aver chiesto ai confratelli di cantare il Magnificat al momento della sua morte. Il Magnificat gliel’hanno cantato anche ieri, in piazza Duomo, a ricordo di quel desiderio rivelatore. Così nel 1975 ebbe a commentare la sua impresa di traduttore: “Nei primi anni delle mia vita in Cina rimanevo sorpreso nel vedere i fedeli protestanti, che si recavano al loro Divine Service portando seco la Bibbia. I cattolici avevano invece il libro di preghiere e la corona del Rosario. Ora la situazione è completamente rovesciata. Abbiamo la versione della Bibbia stampata in due formati diversi; abbiamo tre edizioni diverse del Nuovo testamento, abbiamo una edizione dei quattro Vangeli ristampata diverse volte a decine di migliaia”.

Sono a Rimini per il Festival Francescano, come già dicevo nei commenti al posto di ieri. Il Festival ha il titolo Femminile, plurale e intende festeggiare l’ottavo centenario del taglio dei capelli di Chiara di Assisi (avvenne la Domenica delle Palme del 1211 o 1212), che è così narrato nella Leggenda di Santa Chiara Vergine, anonima, generalmente datata al 1256, a un anno dalla canonizzazione di Chiara: “Era prossima la solennità delle Palme, quando la fanciulla con cuore ardente si reca dall’uomo di Dio, per chiedergli che cosa debba fare e come, ora che intende cambiare vita. Il padre Francesco le ordina che il giorno della festa, adorna ed elegante, vada a prendere la palma in mezzo alla folla, e la notte seguente, uscendo dall’accampamento, converta la gioia mondana nel pianto della passione del Signore. Venuta dunque la domenica, la fanciulla entra in chiesa con le altre, radiosa di splendore festivo tra il gruppo delle nobildonne (…). La notte seguente attua la desiderata fuga, in degna compagnia (…). Abbandonati, dunque, casa, città e parenti, si affrettò verso Santa Maria della Porziuncola, dove i frati, che vegliavano in preghiera presso il piccolo altare di Dio, accolsero la vergine Chiara con torce accese. Lì subito, rinnegate le sozzure di Babilonia, consegnò al mondo il libello del ripudio; lì, lasciando cadere i suoi capelli per mani dei frati, depose per sempre i variegati ornamenti“. – E ciò vi basti.