Il blog di Luigi Accattoli Posts

Molti visitatori mi scrivono per chiedermi di fare questo o quello al fine di riportare la pace nel pianerottolo, stupiti da tanta e ritornante aggressività. Ne sono meravigliato anch’io ma non farò nulla. Tra poco saranno sei anni che ho aperto la mia casa e mi intrattengo con chi viene a trovarmi restando sulla porta. Le ho tentate tutte perché vi fosse pace su queste venti mattonelle e ho concluso che non tenterò più nulla. Mi sono fatto l’idea che il mio blog è un casino proprio come la vita. E neanche lo chiudo il blog, perché a me questo casino non dispiace. Mi propongo di governare in esso unicamente le mie parole, senza pretesa di agire su quelle degli altri. Di influire sì, ma solo per contagio e mai per censura. Nessuno offenda e nessuno si offenda: è la regola a cui tengo di più. Tanti ripetono qui solfe che si ascoltano per ogni dove e le lanciano agli altri come fossero palle di neve: che motivo c’è di prendersela? Schivatele. Fate conto di ascoltare una qualunque tribuna televisiva. Può essere sempre che si impari qualcosa. Ma c’è un’opportunità in positivo – mi chiede uno – a tenere in piedi una gabbia di matti? Io credo di sì. Ascoltando chi maledice – per esempio – posso provare a dire bene. E non è poco sulla terra.

Povero Papa: egli è tutto concentrato sulla “crisi della fede” e deve invece occuparsi in queste settimane di questioni di governo grandi e piccole che sono per lui vere spine nella carne. Due in particolare: quella grande della trattativa per il rientro dei lefebvriani, che rischia di fallire; e quella piccola della lotta interna al Vaticano sulla gestione del denaro e degli appalti. Su questa seconda abbiamo avuto sabato 4 febbraio un comunicato che sconfessa duramente l’arcivescovo Viganò. Sulla prima c’era stato un rilancio da parte lefebvriana due giorni prima, in occasione della Candelora. – E’ il promettente avvio di un mio cavilloso articolo pubblicato oggi da LIBERAL che puoi leggere qui.

Torno da un incontro in parrocchia con il vescovo Luigi Bettazzi “a mezzo secolo dal Concilio”. L’appuntamento era nella parrocchia romana di Santa Maria ai Monti. Io lo presentavo in quanto quasi parrocchiano (la mia parrocchia è confinante con quella di Santa Maria) e suo vecchio amico: lo conosco dai tempi della Fuci, dunque da 45 anni all’incirca e non l’ho mai perso di vista. Questo vescovo è un augurio vivente di felicità per tutti, ha compiuto 88 anni a novembre e li porta con letizia. Magnifico celebrante, sia nel gesto sia nella voce. Tiene sveglio l’uditorio nella conversazione. Generoso come sempre: è venuto da Bologna con questo tempaccio, litigando con la sorella che non voleva si mettesse in viaggio da solo. Si aiuta con un bastone nel camminare forse da un anno, ma parla in piedi tranquillamente per un’ora, pieno di fiducia in Dio e negli uomini. Il Signore allieti la sua giovinezza.

“Siccome abbiamo trascorso insieme d’amore e d’accordo tutta la vita, desideriamo morire nello stesso momento, così che io non debba vedere il sepolcro della mia sposa, nè essere da lei sepolto”. I loro voti vennero accolti, e i due vecchi diventarono custodi del tempio. Giunti al termine della vita, si trovarono per caso sui gradini del tempio a narrarne la storia ai visitatori. A un tratto Bauci vide Filemone mettere fronde, mentre il vecchio Filemone, dal canto suo, vedeva le membra di Bauci irrigidirsi e metter fronde anch’esse. Intanto che la cima degli alberi cresceva, i due sposi si scambiavano parole di saluto, fino a quando fu loro possibile. “Addio sposo mio” e “addio sposa mia” si dissero insieme.- E’ un brano della favola di Filemone e Bauci narrata da Ovidio nel libro VIII delle Metamorfosi. Lo dedico ai visitatori che hanno amato le storie degli sposi che partono insieme da me narrate una prima e una seconda volta.

“Ero in attesa di trapianto e mi avete donato il vostro corpo – ero un rifugiato senza documenti e mi avete accolto – ero zingaro e avete firmato per me”: ho provato ad aggiornare all’era globale la Parabola del Giudizio detta anche delle pecore e delle capre. Per vedere l’effetto che fa leggi qui.

Trovo ottimo il taglio degli stipendi dei parlamentari e i controlli delle auto di lusso in strada. Sui controlli mi diverto a sentire le critiche: iniziative spettacolari, che bisogno c’è, fumo negli occhi. La spettacolarità è decisiva perchè entri in tutte le cape l’idea che evadere è un rischio. E ci sono capesante – ne conosco ne conosco ne conosco – dove entrano solo immagini grandiose: auto di lusso, operazioni spettacolari. Mi sono fatto questa idea della faccenda: chi ha bisogno di gioielli e di auto di lusso non può capire un’operazione condotta con discrezione, ma se è pacchiana allora si che l’intende. Sono un sostenitore delle operazioni pacchiane. Altrettanto importante è la severità delle sanzioni: dev’essere chiaro che l’evasore rischia grosso. Non vedo l’ora che controlli spettacolari, con blocco del traffico e cani fiutatori, vengano condotti lungo la mia via, a Roma. E anche al Sud, si capisce. Auto di lusso ne ho sempre viste nelle città più povere. E ristoranti buonissimi in Puglia e in Campania e in Sicilia dove una ricevuta l’hai solo su ordinazione: “Dottore, ne ha bisogno?” E gli appartamenti? Affittati in nero e che figurano sfitti. Lo so di tanti qui a Roma. Che ci vuole a bussare e a chiedere: “Mi fa vedere il contratto di affitto?” Coraggio Finanza mia. Mia fidanza.

Se il tuo Cristo è ebreo.
Se la tua democrazia è greca.
Se la tua scrittura è latina.
Se i tuoi numeri sono arabi.
Se la tua maglietta è cinese.
Se le tue vacanze sono slave.
Allora il tuo vicino non può essere straniero.

E’ una scritta letta nella metropolitana di Berlino da un’amica tedesca – Melanie Witte – di una visitatrice di questo blog che si firma Principessa. L’ha letta nella stazione di Wuhletal della linea U5: la scritta è su un pilastro della pensilina, vergata con un pennarello nero. Ringrazio Melanie e Principessa. Ma segnalo che la scritta, con molteplici varianti, compare in varie bacheche Web con l’indicazione di diverse fonti ed è impossibile – per me – stabilire quella originaria. “Scritta sui muri della metropolitana di Monaco di Baviera. Riprodotta su un manifesto a cura dei Servizi per l’immigrazione del Comune di Reggio Emilia”, ho letto in un sito. Altrove è riportata con la dicitura: “Tratta da un manifesto tedesco anni novanta”. – Ma io prima della segnalazione di Principessa non la conoscevo e dunque l’ho riportata. Chi ne sa di più, ci informi.

Se ne va Oscar Luigi Scalfaro a 93 anni avendo portato a lungo, nel cuore e sulle spalle, una parte degli affanni di tutti. Lo ricordo con una preghiera che improvvisò alla messa di addio per Paolo Borsellino, a Palermo, il 24 luglio 1992. So quanto la memoria di Scalfaro sia motivo di divisione, ma chiedo a chi non l’ama di osservare come in questa preghiera – incentrata sul sacrificio di chi muore per la giustizia – egli nulla presuma di poter dire con autorità, ma soltanto chieda, quasi temendo la propria indegnità davanti a tanto sangue. Nel primo commento il testo della preghiera e qui il link alla presentazione che ne feci nel 1995 alle pagine 260s del volume Cerco fatti di Vangelo: Non disperdere nulla di questa infinita ricchezza.

«A me è toccato portare fuori dalla Costa Concordia l’uomo sardo e quando l’ho girato per staccargli il giubbino ci siamo trovati faccia a faccia, i suoi occhi aperti davanti ai miei»: parole di Angelo Scarpa, sommozzatore di 24 anni al lavoro sulla nave incagliata al Giglio. Le prendo da “Avvenire” del 22 gennaio e le saluto con un bicchiere di Vino Nuovo.