Torno da un incontro in parrocchia con il vescovo Luigi Bettazzi “a mezzo secolo dal Concilio”. L’appuntamento era nella parrocchia romana di Santa Maria ai Monti. Io lo presentavo in quanto quasi parrocchiano (la mia parrocchia è confinante con quella di Santa Maria) e suo vecchio amico: lo conosco dai tempi della Fuci, dunque da 45 anni all’incirca e non l’ho mai perso di vista. Questo vescovo è un augurio vivente di felicità per tutti, ha compiuto 88 anni a novembre e li porta con letizia. Magnifico celebrante, sia nel gesto sia nella voce. Tiene sveglio l’uditorio nella conversazione. Generoso come sempre: è venuto da Bologna con questo tempaccio, litigando con la sorella che non voleva si mettesse in viaggio da solo. Si aiuta con un bastone nel camminare forse da un anno, ma parla in piedi tranquillamente per un’ora, pieno di fiducia in Dio e negli uomini. Il Signore allieti la sua giovinezza.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Siccome abbiamo trascorso insieme d’amore e d’accordo tutta la vita, desideriamo morire nello stesso momento, così che io non debba vedere il sepolcro della mia sposa, nè essere da lei sepolto”. I loro voti vennero accolti, e i due vecchi diventarono custodi del tempio. Giunti al termine della vita, si trovarono per caso sui gradini del tempio a narrarne la storia ai visitatori. A un tratto Bauci vide Filemone mettere fronde, mentre il vecchio Filemone, dal canto suo, vedeva le membra di Bauci irrigidirsi e metter fronde anch’esse. Intanto che la cima degli alberi cresceva, i due sposi si scambiavano parole di saluto, fino a quando fu loro possibile. “Addio sposo mio” e “addio sposa mia” si dissero insieme.- E’ un brano della favola di Filemone e Bauci narrata da Ovidio nel libro VIII delle Metamorfosi. Lo dedico ai visitatori che hanno amato le storie degli sposi che partono insieme da me narrate una prima e una seconda volta.
Nevica su Roma e io guardo e imbianco. Per altre nevicate da blog vedi Nevica su Roma che non succede mai.
“Ero in attesa di trapianto e mi avete donato il vostro corpo – ero un rifugiato senza documenti e mi avete accolto – ero zingaro e avete firmato per me”: ho provato ad aggiornare all’era globale la Parabola del Giudizio detta anche delle pecore e delle capre. Per vedere l’effetto che fa leggi qui.
Trovo ottimo il taglio degli stipendi dei parlamentari e i controlli delle auto di lusso in strada. Sui controlli mi diverto a sentire le critiche: iniziative spettacolari, che bisogno c’è, fumo negli occhi. La spettacolarità è decisiva perchè entri in tutte le cape l’idea che evadere è un rischio. E ci sono capesante – ne conosco ne conosco ne conosco – dove entrano solo immagini grandiose: auto di lusso, operazioni spettacolari. Mi sono fatto questa idea della faccenda: chi ha bisogno di gioielli e di auto di lusso non può capire un’operazione condotta con discrezione, ma se è pacchiana allora si che l’intende. Sono un sostenitore delle operazioni pacchiane. Altrettanto importante è la severità delle sanzioni: dev’essere chiaro che l’evasore rischia grosso. Non vedo l’ora che controlli spettacolari, con blocco del traffico e cani fiutatori, vengano condotti lungo la mia via, a Roma. E anche al Sud, si capisce. Auto di lusso ne ho sempre viste nelle città più povere. E ristoranti buonissimi in Puglia e in Campania e in Sicilia dove una ricevuta l’hai solo su ordinazione: “Dottore, ne ha bisogno?” E gli appartamenti? Affittati in nero e che figurano sfitti. Lo so di tanti qui a Roma. Che ci vuole a bussare e a chiedere: “Mi fa vedere il contratto di affitto?” Coraggio Finanza mia. Mia fidanza.
Se il tuo Cristo è ebreo.
Se la tua democrazia è greca.
Se la tua scrittura è latina.
Se i tuoi numeri sono arabi.
Se la tua maglietta è cinese.
Se le tue vacanze sono slave.
Allora il tuo vicino non può essere straniero.
E’ una scritta letta nella metropolitana di Berlino da un’amica tedesca – Melanie Witte – di una visitatrice di questo blog che si firma Principessa. L’ha letta nella stazione di Wuhletal della linea U5: la scritta è su un pilastro della pensilina, vergata con un pennarello nero. Ringrazio Melanie e Principessa. Ma segnalo che la scritta, con molteplici varianti, compare in varie bacheche Web con l’indicazione di diverse fonti ed è impossibile – per me – stabilire quella originaria. “Scritta sui muri della metropolitana di Monaco di Baviera. Riprodotta su un manifesto a cura dei Servizi per l’immigrazione del Comune di Reggio Emilia”, ho letto in un sito. Altrove è riportata con la dicitura: “Tratta da un manifesto tedesco anni novanta”. – Ma io prima della segnalazione di Principessa non la conoscevo e dunque l’ho riportata. Chi ne sa di più, ci informi.
Se ne va Oscar Luigi Scalfaro a 93 anni avendo portato a lungo, nel cuore e sulle spalle, una parte degli affanni di tutti. Lo ricordo con una preghiera che improvvisò alla messa di addio per Paolo Borsellino, a Palermo, il 24 luglio 1992. So quanto la memoria di Scalfaro sia motivo di divisione, ma chiedo a chi non l’ama di osservare come in questa preghiera – incentrata sul sacrificio di chi muore per la giustizia – egli nulla presuma di poter dire con autorità, ma soltanto chieda, quasi temendo la propria indegnità davanti a tanto sangue. Nel primo commento il testo della preghiera e qui il link alla presentazione che ne feci nel 1995 alle pagine 260s del volume Cerco fatti di Vangelo: Non disperdere nulla di questa infinita ricchezza.
«A me è toccato portare fuori dalla Costa Concordia l’uomo sardo e quando l’ho girato per staccargli il giubbino ci siamo trovati faccia a faccia, i suoi occhi aperti davanti ai miei»: parole di Angelo Scarpa, sommozzatore di 24 anni al lavoro sulla nave incagliata al Giglio. Le prendo da “Avvenire” del 22 gennaio e le saluto con un bicchiere di Vino Nuovo.
“La Val Padana è il lembo più settentrionale della placca africana la quale spinge e si scontra con la placca euroasiatica”: Giovanni Caprara e Domenico Giardini sul Corriere della Sera del 26 gennaio a spiegazione della terra che trema al Nord. Da quando hanno letto di questa faccenda della “placca africana” quelli del Cerchio Magico sono inchiodati al più nevrotico degli interrogativi: “Chi glielo dice al Bossi?”
“Mentre la nave si inclinava e tutti scappavano, tra le persone che correvano di qua e di là mi è parso di vedere mia madre che è morta cinque anni addietro. Ma stavolta non ho avuto l’impressione che fosse venuta ad aiutarmi, come le altre volte, ma che fosse venuta a prendermi“: parole – che ricostruisco a memoria – di una donna forse di trent’anni udita a un telegiornale i primi giorni dopo lo spiaggiamento della Costa Concordia. Non fu detto il nome della donna, nè ricordo quello del giornalista, nè l’ora, nè la tv. Ma ho interesse a porle una domanda. Chi l’abbia incontrata in altri media, o l’abbia ascoltata meglio di me, o la conosca, mi aiuti a rintracciarla.
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