Il blog di Luigi Accattoli Posts

«Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale a 16 anni sei bravo e che essere secchioni è bello, perchè vuol dire che almeno hai fatto qualcosa»: aforismi assortiti del viceministro del Lavoro Michel Martone sui quali non ho nulla da dire, tranne sulla sfiga di chi si laurea dopo i 28: io la laurea l’ho presa dopo i 60. Nè mi pareva una sfiga. Quel diploma mi ha aiutato nel calcolo della pensione e mi ha fornito l’occasione per scrivere un buon articolo, che per un giornalista è quello che conta: Mi sono laureato a 61 anni. Concludo che l’età giusta per la laurea sia prima dei 28 o dopo i 60. Approfitto per un saluto al viceministro Martone, che fa bene a spronare i bamboccioni.

Ieri in Cei il cardinale Bagnasco ha parlato con favore del governo Monti chiamandolo “esecutivo di buona volontà” e affermando che l’attuale “condizione di necessità” è favorevole a realizzare riforme, a perseguire “equità reale” e a combattere l’evasione “che è peccato”. Come già si era visto con la visita di Monti al papa il 14 gennaio e con la sua intervista del 18 gennaio all’Osservatore Romano e alla Radio Vaticana, nonché dal quotidiano accompagnamento di Avvenire, questa “compagine governativa esterna” è gradita dagli uomini di Chiesa: nessun presidente della Cei aveva mai parlato con tanta fiducia di un governo. Le parole più forti Bagnasco le ha dette sul contrasto “inesorabile” all’evasione e sulla corresponsabilità attiva e passiva della Chiesa in esso. Nel primo commento l’evasione, nel secondo l’applicazione all’ICI-Imu, qui il mio applauso.

Nelle Marche per la messa di addio a un parente nel pomeriggio e poco fa l’orizzonte in rosso dal San Vicino al Monte di Ancona. Ferdinando aveva sposato una mia cugina che ha i miei anni e con la quale ho fatto le elementari, le corse nei campi, il catechismo. Era lì piangente e forte con i tre figli e sette nipotini. Ogni poco ne aveva uno al collo. Si direbbe che andassero da lei a turno per consolarla. Rispondeva con un bacio o un sorriso alle loro carezze. La celebrazione è stata serena come ormai si fa anche in campagna: eravamo ad Appignano, nella chiesa dei Frati di Forano, piena e con tanta gente fuori. Il prete ha raccontato che Maria – la mia cugina – per la celebrazione di oggi gli aveva detto: “Vorrei che fosse una festa”. Vedendola con i nipotini in braccio ho sentito che il racconto del prete era verace e ho pensato che quel catechismo che avemmo insieme in lei non fu vano.

«È come se mi avessero strappato dei figli e sono qui trepidante ancora e vorrei difendere tutti»: parole di Enrica Filippini Lera che a Regina Coeli assiste al prelevamento dei compagni di prigionia per la rappresaglia delle Fosse Ardeatine nel marzo 1944. Si trovano nel volume di Mario Avagliano e Marco Palmieri che arriva ora in libreria: “Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945” (Einaudi editore). Saluto quelle umane parole con un bicchiere di Vino Nuovo.

Prima non si parlava che di Bobo e del Trota e di ministeri in Monza e si organizzavano paciosi tiri alla fune dove ognuno tirava all’indietro e cadeva in avanti. Ma ultimamente e magari solo per un abbaglio – poniamo: a partire dall’abbagliante interpellanza di Calderoli sulla cena di fine anno a Palazzo Chigi – si è accesa da quelle parti una disputa che mi attira per qualche risvolto di linguistica comparata. I Maroniti rivendicano il loro antico rito ma dal Cerchio Magico gridan tutti in una volta: “Bossi senza Maroni”. Il pensoso Speroni si chiede se manchi una “erre” o se così debba essere comunque e i Barbari Sognanti approfittano di quel momento di incertezza per gridare anche loro tutti insieme: “Levatevi dai Maroni”. L’opposizione ringiovanisce.

«Fa che le mie mani, i miei occhi, il mio sorriso siano gioia, creino gioia, sempre; fammi solo amore, fa che ami per te senza chiedermi nulla, fammi essere libera da me stessa e da tutti, prigioniera solo della tua libertà»: parole di Anna Maria Feder Piazza (Treviso 1933-1987) che ho conosciuto solo ora e alle quali brindo con un bicchiere di Vino Nuovo.

In quest’anno 2012 verrà dimostrato, con risultati certi, che alcuni, molti cosiddetti ‘soliti ignoti’ diventeranno presto ‘soggetti noti’ dal punto di vista fiscale (…). In tempo di crisi, e più in generale entro la cornice dell’equità, vale quanto affermava Giuseppe Toniolo: ‘Chi più può, più deve; chi meno può, più riceve’ (…). È un’azione che non è certo ispirata a mire di vessazione o di accanimento. Non bisogna avere nessuna paura, ma la certezza che chi non rispetta la legge non resterà nell’ombra“: sono tre passaggi di un’intervista data oggi dal premier Monti all’Osservatore Romano e alla Radio Vaticana. Nel primo commento una mia reazione umorale, pretestuosa e malevola.

Sono di nuovo a Padova sulle tracce di Francesco Canova – 1908-1998, medico, fondatore di Medici con l’Africa – in vista di una pubblicazione che potrebbe avere questo titolo: “Francesco Canova. Un cristiano creativo che porta in Africa 1328 medici”. Ne parlai qui il 10 novembre riferendo questa frase del mio personaggio: “La luce è un gran medico”. Torno a essa per una nuova provocazione ai visitatori. Quelle parole aprono il capitolo La luce del volume Salute. Dono e conquista che Canova pubblica nel 1936 con la Editrice Gregoriana in Padova. In quel capitolo parla di “elioterapia o cura del sole” e di “bagni di sole”. Afferma che “il bambino ha bisogno di sole quanto e più di una giovane pianta”. Tra i frequentatori del pianerottolo c’è chi sappia qualcosa delle risorse curative della luce e dei “bagni di sole”?

“Verrò e lo guarirò” dice il Signore al centurione che lo prega per il servo malato: il Signore è venuto, viene e verrà per guarire l’umanità malata e sofferente: parole di Massimo Toschi che così salutava gli amici – e io tra loro – in occasione del Natale. Rispondo al suo saluto con un bicchiere di Vino Nuovo. Di Massimo Toschi mi sono già occupato nella pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto al capitolo 4 Massimo Toschi politico disabile e giramondo.

Oggi è la Giornata dei migranti e così ne ha parlato Benedetto a mezzogiorno dalla finestra dello studio: “Milioni di persone sono coinvolte nel fenomeno delle migrazioni, ma esse non sono numeri! Sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace. Sono lieto di rivolgere un cordiale saluto ai rappresentanti delle comunità migranti di Roma, oggi presenti in Piazza San Pietro. Benvenuti!” Il parroco di Santa Maria ai Monti ha ripetuto alla messa delle 19 le vive parole del papa applicando il “benvenuto” ai migranti del quartiere, e la predica era fatta.