Un bel saluto ai visitatori nel giorno dei cammelli e della stella. “Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso“: Isaia 60, 6.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Tre sono le genialità di cui Aldo Moro (1916-1978) fu protagonista nei suoi giorni e nelle sue opere: il metodo “inclusivo e avvolgente” (definizione dello storico Giovanni Tassani) che gli permise di portare l’intera Dc prima all’incontro con i socialisti e poi a quello con i comunisti; la rivendicazione dell’autonomia politica dei cattolici dalle indicazioni degli uomini di Chiesa; l’avvertenza dei “tempi nuovi” seguiti al ’68 che si impegnò a interpretare nel loro lato positivo e che dieci anni dopo l’avrebbero travolto con il loro lato oscuro. – E’ l’elencante attacco di un mio pignolissimo articolo pubblicato ieri dal “Corriere della Sera” con il titolo Democristiani, non clericali a presentazione del volumetto antologico di testi morotei (La democrazia incompiuta, per la serie I maestri del pensiero democratico) venduto oggi in edicola con il Corriere della Sera.
E’ “stato di polizia”, è “un’operazione mediatica”, è “persecutorio e inaccettabile” hanno detto da varie parti – specie Lega e Pdl – contro gli ottanta ispettori che l’Agenzia delle entrate ha inviato a Cortina il 30 dicembre. «Controlli a tappeto sull’intera area perché presumibilmente popolata in queste vacanze da ricchi sono del tutto inaccettabili e chiaramente ispirati a una concezione ideologica del controllo fiscale» è la sentenza di Fabrizio Cicchitto. Io invece batto le mani. L’evasione è un male grave che merita un contrasto deciso, il quale ha giustamente bisogno di un sostegno mediatico. Batto le mani anche a Tremonti che è all’origine di questa azione di contrasto. Polizia e carcere contro gli evasori totali mi vanno benissimo. Che bello che siano venuti da un governo di destra.
Aurelio Andreoli – letterato e scrittore – è malato di Aids, nella malattia si riscopre cristiano e racconta la riscoperta in un diario intitolato Il bacio di Francesco che dedica a Rosaria, la sua “compagna” che di Aids è morta e che l’Aids gli ha trasmesso: “A Rosaria. Angelo di Dio, ti prego di accettare la dedica di questo libro. Il tuo nome accanto al mio, fin dalle prime pagine, mi dà forza e ti costringe a seguire le sorti di questo libro”. E’ l’attacco di un mio profilo che puoi leggere qui: Aurelio Andreoli: un credente nella notte dell’Aids. Il diario di Aurelio è stato pubblicato da Marsilio ed ha la prefazione di Ernesto Olivero. Da quando lo lessi io sono alla ricerca di notizie sulla morte di questo cristiano meritevole di memoria. Vorrei sapere chi l’ha accompagnato negli ultimi giorni, se abbiamo le sue ultime parole, dove sia sepolto. Ho chiesto all’Ufficio Stampa della Marsilio che ha fatto indagini e mi ha risposto che all’editore risulta il fatto della morte ma nè la data nè altro. Ho chiesto ad Olivero che mi ha dato la stessa risposta. Nulla ho trovato in Internet. Ora lancio la richiesta nella Rete: chi sa di Aurelio mi parli di lui.
“A questo destino di felicità gli uomini sono ricondotti attraverso l’umanità di Cristo“: parole di Tommaso d’Aquino tradotte da Giacomo Tantardini e da lui poste a titolo di una “Meditazione sul Natale” tenuta nella cattedrale di Fidenza il 20 dicembre del 2006. Oggi don Giacomo è malato e io gli auguro la guarigione con un bicchiere di Vino Nuovo ringraziandolo per la passione del suo inno all’umanità di Cristo.
“Abbandonammo i propositi di espanderci lungo la via della Seta e cominciammo a guardar piuttosto alle rotte oceaniche. E venne Colombo, e con lui il Nuovo Mondo. E’ così che va la storia: che non ha nessun senso, nessuna ragione, però, questo perdinci sì, un sacco di fantasia“. Sono quattro righe sognanti e graffianti di Franco Cardini, che leggo ora in un vecchio articolo di LIBERAL [Un francese alla corte del Gran Khan, paginone del 1° ottobre 2011, a recensione del Viaggio in Mongolia di Guglielmo di Rubruck, pubblicato dalla Mondadori]: conservo i giornali e li sfoglio quando trovo il tempo. Le dedico ai visitatori in questo scampolo dell’anno, favorevole alle riflessioni sugli anni e i millenni. Svolgo tre riflessioni nei primi commenti.
“Brutto figlio di puttana dove ti eri cacciato tutto questo tempo?” grida una barbona rossa di vino a un suo simile andandogli incontro affaccendata nella sala viaggiatori della stazione di Mestre. “Ce l’hai per me un regalino di Natale?” fa lui barcollando all’abbraccio di lei che tira fuori le Marboro. “Ma non quel regalo lì, l’altro” dice lui. “C’ho pure quello ma devi aspettare – risponde lei – il Capodanno lo passo con te brutto porco” e gli dà uno schiaffo dopo avergli aggiustato la berretta di lana come si fa a un bambino.
Sono a Vittorio Veneto dove stasera – in una cattedrale piena – ho tenuto l’ultima conferenza dell’anno, a chiusura della “fase due” di un convegno diocesano di lunga lena intitolato ABITA LA TERRA E VIVI CON FEDE. Ho fatto un rapido conto, scorrendo la pagina CONFERENZE E DIBATTITI elencata sotto la mia foto [lì si può vedere su quale argomento io abbia sproloquiato tra le 20,30 e le 21,15], e ho trovato che lungo il 2011 ho tenuto o partecipato a 66 incontri per tutta la penisola. Un’esagerazione. Faccio conferenze da trentasei anni ma da quando sono in pensione la faccenda ha preso un andamento maniacale. Si tratta di un’evidente sopravvalutazione dell’usato.
La freccia dell’anno sta per toccare il bersaglio e io vi saluto – nell’attesa – con tre versi che Elena Bono, cara amica di poesia, mette a conclusione – affidandoli a una voce fuori campo – dell’atto unico L’erba e le stelle dedicato agli ultimi giorni del poeta Virgilio, ricchi di presagi cristiani: “Il tempo di Dio è il tempo della musica. / Lode all’Altissimo. / Dall’erba e dalle stelle“.
«Hanno detto che io ti ammazzo e non ti pago [non mi condannano, ndr] perché sono malato. Ma io non ammazzo mia sorella» parole di Marco Ferraro, di Rosarno, un uomo con ritardo mentale che nel 2006 si rifiuta di uccidere la sorella Rosa – già donna di ‘ndrangheta e collaboratrice di giustizia – come gli era stato ordinato dai parenti sani di mente. A Marco, a Rosa e ai parenti tutti dedico un bicchiere di Vino Nuovo.
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