Il blog di Luigi Accattoli Posts

“Ti amo scema” letto stamane sulla facciata del liceo scientifico Orazio Grassi in piazza Brennero a Savona. Una scritta campita con bella evidenza che prendo bene e cioè con gli stessi sentimenti con i quali la sera del 26 novembre avevo letto un altro messaggio a questo somigliante – “Animale ti amo” – sulla facciata del Duomo di Cava dei Tirreni (vedi commento numero 9 al post del 25 novembre). Quello era detto da una e questo da uno, prendendo ambedue a lavagna i più nobili edifici: una chiesa e una scuola. Li leggo a specchio l’uno dell’altro e giudiziosamente li accoppio: scema ama animale che simpaticamente ricambia. E’ la nuova lingua dell’amore che unisce il Nord e il Sud come già il petrarchismo e il Grande Fratello.

«Dicono che sei morta / ma non è vero: / vivi sempre nel mio cuore. / Quando non batterà più / vivremo sempre insieme / nel cuore di Dio»: parola di Renato Gambassi – 89 anni, maestro di scuola – che così saluta la moglie Liliana che è “andata avanti” nel 2009. Il 18 novembre ero a Poggibonsi, Siena, per una conferenza e c’era a sentirmi un vecchio di 89 anni a me sconosciuto che sapeva della mia passione per le storie di vita e mi ha dato un suo libro di memorie: è stata una lettura felice. Mando un bacio a Renato e gli offro un bicchiere di Vino Nuovo.

“Durante un viaggio di vacanza in Africa visitando un missione avevo visto in poche ore sei bambini morire davanti ai miei occhi. Tornato in Italia e raccolti fondi e farmaci sono ripartito per l’Africa e ho visto un bambino guarire grazie alle medicine che avevo portato io. Sono scoppiato a piangere”: è un brano del racconto di Alpidio Balbo, mio amico di Merano, che il 18 novembre in occasione del centesimo viaggio africano ha incontrato il Papa nel Benin. Puoi leggere la storia nel capitolo 4 IL GENIO DELLA CARITA’ della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto.

Lucio Magri se ne è andato violento con se stesso – e dunque con tutti – come ultimamente Mario Monicelli: la notizia l’avemmo il 29 novembre 2010. Mario abitava nel quartiere Monti di Roma dove abito anch’io. Lucio Magri sarà sepolto a Recanati dove io sono nato. Quanto mi sento vicino, e quanto triste, all’uno e all’altro. Lettore di Plutarco mi rattristo nelle pagine dei tanti suoi personaggi che escono a forza dalla vita. Viviamo oggi un oscuro ritorno al darsi la morte che fu degli antichi. Tengo con me il dono di intelligenza avuto tante volte da Mario e da Lucio e da altri come loro che hanno voluto strappare il velo e precipitarsi a forza dall’altra parte del mistero. A quel dono mi aggrappo per resistere all’urto di questa violenza.

Ho finalmente finito di raccogliere olive. Mille e cento chili di olive. Oltre una tonnellata. Undici quintali. La lingua di fuori, ma felice. Anche se la resa non è stata generosa. Solo cento litri di olio in tutto. Profumato, verde e pastoso, ineguagliabile per i mille sapori che con il pane caldo sprigiona. Solo pane e olio e ci si può fare un pasto e per fine pasto un’insalata di arance che in campagna da noi non mancano mai, condite con olio, cipolla e peperoncino“: è l’attacco di una lettera di Armando Rossitto, il preside di Lentini – mio coetaneo e amico degli anni della Fuci – che qui abbiamo conosciuto il 13 ottobre: Ad Armando e a tutti i giusti della scuola. Nei primi due commenti il resto del messaggio che mi ha mandato in ringraziamento del post.

Il 18 giugno del 1974 vengo al mondo senza braccia: sono rimaste in cielo. Quando la mia mamma si è svegliata dal cesareo e ha visto i volti cupi degli infermieri, che non le lasciavano vedere la sua bambina, è stata malissimo. Poi ha saputo che invece ero sana e salva, soltanto mi mancavano le braccia. Mamma e papà si sono abbracciati e hanno subito deciso il da farsi: mi avrebbero insegnato a prendere il ciuccio con i piedini. Nella vita bisogna guardare quello che c’è, non lamentarsi per ciò che non abbiamo. Qualcosa, tanto, manca a tutti, anche a chi ha braccia e gambe in regola: l’esteriorità si nota prima, ma se il vuoto è interiore il dolore è più straziante. Ringrazio il Signore non per la vita in generale, ma per avermi disegnata esattamente così”: parole di Simona Aztori, ballerina e pittrice, intervistata da Avvenire per l’uscita del libro in cui narra la sua vita: Cosa ti manca per essere felice? (Mondadori, 189 pagine, 17€). Nel primo commento altre notizie.

«Dovetti percorrere l’itinerario d’una accettazione in cui non prevalesse nessuna angoscia e invece prevalesse la parola di pace che è stata detta sul nostro vivere e sul nostro morire»: così in una lettera don Paolino Serra Zanetti (meraviglioso prete bolognese, 1932-2004) a proposito della mamma colpita da ictus. Gli dedico un bicchiere di Vino Nuovo. A chi volesse sapere di più sulla cara immagine fraterna di don Paolino, suggerisco di andare nella pagina PREFAZIONI E CAPITOLI elencata sotto la mia foto, scendere di una decina di titoli e cliccare su quello intitolato a lui: La speranza resistente.

“La vita è la cosa più bella che ho, anche perché mi avete fatto capire che voi siete la feccia della comunità. La vita è migliore senza di voi”: parole scritte su un pilastro di una pensilina della stazione di Formia, tra il quarto e il quinto binario. Sottintendo all’inizio le parole “vado via” e mi figuro uno che parta avendo deciso di vivere altrove dopo i torti subiti. In attesa del treno ha il tempo di tracciare con un grosso pennarello un pubblico commiato provvisto di punteggiatura e di qualche correzione. Come a scuotere la polvere dai sandali. Un senzatetto che ha fatto le scuole. Un gay vessato dai bulli.

Un incidente stradale lo paralizza quando non ha ancora 18 anni e oggi ne ha 41 e afferma: “Non mi sono mai sentito un peso”. Si chiama Giuseppe Pierobon, vive a Cittadella, tiene incontri nelle scuole, lavora al computer azionando la tastiera con una stecca tra i denti. “La mia condizione è la mia croce ma ognuno ha la sua, ciò che conta è trovare la forza per portarla. La conoscenza del proprio limite – la sua accettazione, l’impegno a vedere le cose da una prospettiva diversa – è la prima forma di libertà”. Leggi la sua storia nel capitolo 4 REAZIONE ALL’HANDICAP della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto: L’accettazione del limite è già una libertà.

Non fare mai un passo indietro, neanche per prendere la rincorsa“: è una scritta su un muro di Roma, in zona universitaria, che dedico all’ex premier Berlusconi. La segnala un visitatore discontinuo che si firma Iapino e che l’accompagna con questa referenza: “Un’amica ha postato su facebook la foto di un muro ‘sotto la facoltà di Psicologia a San Lorenzo’. C’è scritto, in stampatello, in colore rosso: NON FARE MAI UN PASSO INDIETRO, NEANCHE PER PRENDERE LA RINCORSA. Credo sia una firma ‘anarchica’, nella foto si intravede un logo che dovrebbe essere la A degli anarchici. Spero ti piaccia”. Et come non, diceva Brancaleone: la trovo pregna e pregnante.