“Che mi dice dell’infedeltà nel matrimonio? Quante volte la si deve perdonare? E come cercare la riconciliazione?” Dura domanda che mi viene fatta al termine di una conferenza sull’arte di amare: vedi post precedente. Rispondo che non ho – per mia fortuna – l’esperienza del “tradimento” e dunque trovo difficile parlarne, temendo di toccare le ferite degli altri. Ma dico che ho sempre considerato le persone che hanno quel dolore come portatrici di una vocazione nella comunità: a loro molto è chiesto e dunque da loro dipende molto. Perdonando possono togliere la colpa al traditore e in parte all’umanità traditrice. Forse non c’è prova più grande del tradimento dopo quella del martirio. Chi perdona l’infedeltà aiuta a vincerla nella comunità e davanti a Dio più di quanto possa fare qualsiasi altra impresa. E aiuta a mantenere il mondo nella sua rotazione.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Sorpresa / dopo tanto / d’un amore // Credevo di averlo sparpagliato / per il mondo “: sono partito da questa poesia di Ungaretti (“Casa mia”, nella raccolta “L’allegria”) per introdurre la conferenza di oggi pomeriggio a Zelarino, al “convegno di primavera” dell’Azione cattolica del Patriarcato di Venezia. Il convegno aveva per tema: “Buona notizia: amori in corso”. Ho applicato le parole di Ungaretti all’umanità di oggi dove la “sorpresa” dell’amore torna a farsi viva e con forza intatta – come fosse la prima volta al mondo che ciò avviene – ogni volta che due si amano. Tremanti guardiamo all’amore “sparpagliato” e intanto esso rinasce incessantemente tra noi a ricordarci che Dio non si è pentito d’aver creato l’uomo: “S’aperse in nuovi amor l’eterno amore” (Dante, Paradiso XXIX).
“Una donna piange 47 volte all’anno, mentre un uomo solamente sette”: l’ho letto tre settimane addietro su Avvenire in uno speciale dell’inserto domenicale Agorà intitolato “Il segreto delle lacrime”. Lo dedico con un bacio alle donne del blog e l’accompagno con questa battuta di papa Wojtyla: “Appartiene al genio della donna anche il piangere”. Lo disse l’8 maggio 1994 dalla finestra del Gemelli. Nel film di Sidney Lumet Un’estranea tra noi (1992), ci sono queste due battute di una fidanzata, simili a quella del papa: “Dio conta le lacrime delle donne” e “Le donne capiscono il mondo meglio degli uomini e per questo piangono più spesso”. Il titolo del post riassume tutti questi spunti con riferimento a Luca 6, 21.
“E’ bella la vita ora ke il mondo mi ha dato te”: scritto sul parapetto del Lungotevere Vaticano davanti a Castel Sant’Angelo. Il mondo? Gli Dei, Dio, il destino, la sorte, il fato, la vita – oppure la realtà, l’universo, le stelle, il mondo: il mondo! (Segue nel primo commento)
Continua a girare nella Rete – che è la prateria di tutte le bufale – la leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale e continua a celebrare in latino perché “acerrimo oppositore del Concilio”. Questa bufala è venuta a scornare più volte nel mio blog e dunque ho deciso di prenderla per le corna e ora do conto del risultato della “verifica” condotta con l’aiuto di Stefano Campanella portavoce del santuario di San Giovanni Rotondo e di fr. Luciano Lotti, custode dell’Archivio di Padre Pio. All’obiezione che Padre Pio non poteva rifiutare il nuovo messale, perché promulgato sei mesi dopo la sua morte, i guardiani della bufala rispondono affermando che in previsione del nuovo rito il Padre scrisse a Paolo VI per chiedergli di esserne dispensato e di poter continuare a celebrare con il vecchio messale e aggiungono che la “dispensa” gli fu portata dal cardinale Bacci, con il quale il Padre avrebbe sfogato la sua contrarietà al Vaticano II con le parole «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio». Nulla di ciò è nelle fonti. Il cardinale Bacci va a San Giovanni Rotondo ma non è latore della “dispensa” che il Padre chiederà dieci mesi dopo quella visita. La richiesta è motivata non dalla contrarietà alle innovazioni ma dalla debolezza della vista che gli impedisce di leggere i nuovi testi mentre i vecchi li conosce a memoria. Nei documenti non c’è traccia del presunto atteggiamento di contrarietà al Concilio, vi sono anzi elementi di accoglienza, comprese le novità liturgiche. (Segue nel primo commento)
Questa è la settimana giusta per interrogarsi sul domani di Papa Benedetto, dal momento che egli ora sosta per una settimana dall’incessante attività pubblica essendo impegnato negli Esercizi della Quaresima, predicati in Vaticano dal cardinale Francis Arinze. Il suo domani è sovraffollato: sta preparando il viaggio in Terra Santa, riscrive daccapo l’enciclica sulla dottrina sociale, è impegnatissimo nel recupero dei lefebvriani. Si tratta di tre imprese coraggiose che affronta in solitaria con l’audacia di un papa solista. Vedi lo sviluppo di questa analisi in un mio articolo che appare oggi sul quotidiano Liberal: http://www.liberal.it/primapagina/accattoli_2009-03-03.aspx
“A Bruges, in Fiandra, ricordo del Beato Carlo il Buono, martire, che, principe di Danimarca e in seguito conte di Fiandra, visse custodendo la giustizia e difendendo i poveri, finché venne ucciso da uomini d’arme che egli aveva cercato di pacificare”: così alla data di oggi il nuovo Martyrologium Romanum. La biografia offerta dall’ottimo sito http://www.santiebeati.it/dettaglio/92287 riferisce che il beato Carlo “stabilì che tutti i condannati a morte dovessero confessarsi e ricevere la comunione il giorno precedente all’esecuzione della pena”. Immagino che egli sia stato il primo a dettare quella norma e che essa si sia poi diffusa nell’intera cristianità e sia durata fino alla Roma papalina del 1870 e fino alla Spagna e al Portogallo della metà degli anni settanta del secolo scorso e anche oltre qua e là in America Latina. Calcolo ammirato la consolazione e le bestemmie che quella disposizione avrà provocato nei secoli e forse ancora provoca da qualche parte.
Solo io e te / tutto il resto è superfluo / oggi più che mmmai!!!: scritta a grandi caratteri sull’asfalto di via degli Orti di Trastevere, davanti alla sede nazionale delle Acli. Piazzata in modo che la ragazza o il ragazzo (e con lei/lui tutto il condominio) la veda dalla finestra, affacciandosi la mattina. Mi è stata segnalata da un visitatore discreto del blog, Alessandro Iapino, che si dice incuriosito dalla finale “oggi più che mai”: che sarà successo? Hanno vinto alla lotteria? Lei è incinta? Hanno rotto con le due famiglie?
Si è appena affacciato nella Rete il blog di Giuseppe De Carli, responsabile di Rai Vaticano, che ha scelto la doppia testata “Rai Vaticano – Rai Religioni” e ha lanciato l’inchiesta Dite la vostra sull’informazione religiosa in tv e in radio: http://raivaticano.blog.rai.it/. Invito i visitatori a visitarlo e intanto pongo una seconda domanda per la mia indagine sui blog (vedi post del 14 febbraio: Chiedo aiuto per una ricerca sui blog a ringhio): come si spiega che tra i visitatori dei blog a tematica cristiana gli amanti della tradizione sono più numerosi di quanto non lo siano tra i frequentatori delle conferenze e dei convegni che si tengono nelle associazioni, nelle parrocchie e nelle diocesi d’Italia? Parlo sulla base dell’esperienza: da più di trent’anni tengo incontri in tutta Italia – come si può vedere dagli appuntamenti che segnalo nella pagina “Conferenze e dibattiti” elencata sotto la mia foto – e stimo di aver avuto nell’insieme sì e no una “domanda” su dieci ispirata al tema della tradizione mentre esso è vivacemente presente tra i ” commenti” di questo blog, alla pari – direi – con il tema dell’aggiornamento. Perchè l’attaccamento alla vecchia liturgia si esprime di più nella Rete che nelle sale della comunità? Perchè nella realtà è dominante la sollecitazione a nuove forme di esercizio del Primato del Vescovo di Roma in modo che possa essere accettato da tutte le Chiese, mentre nella Rete domina la preoccupazione che nulla si perda delle modalità tradizionali di quell’esercizio? Perchè nelle parrocchie si domanda come accogliere gli omosessuali senza dimenticare la condanna biblica dell’omosessualita mentre nei blog questa è considerata una questione secondaria e prevale l’urgenza di riaffermare il monito biblico?
“Il Santo Padre e il mio Superiore, il Vescovo Bernard Fellay, mi hanno chiesto di riconsiderare le dichiarazioni da me rilasciate alla televisione svedese quattro mesi fa, per il fatto che le loro conseguenze sono state così gravi. Tenendo conto di queste conseguenze, posso affermare in tutta sincerità che mi rammarico di aver espresso quelle dichiarazioni, e che se avessi saputo in anticipo il danno e il dolore che avrebbero arrecato, soprattutto alla Chiesa, ma anche ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che hanno subito ingiustizie sotto il Terzo Reich, non le avrei rilasciate. Ho espresso alla televisione svedese solo un’opinione (…”Io penso”…”Io penso”…) di un non-storico, un’opinione formatasi 20 anni fa sulla base delle prove allora disponibili, e da allora raramente espressa in pubblico. Gli eventi delle ultime settimane e il consiglio dei superiori della Fraternità San Pio X mi hanno convinto di essere responsabile della pena che ne è derivata. Chiedo perdono davanti a Dio a tutte le anime che si sono onestamente scandalizzate per ciò che ho detto. Come ha affermato il Santo Padre, ogni atto di violenza ingiusta contro un uomo ferisce tutta l’umanità. +Richard Williamson, Londra 26 February 2009 – E’ inevitabile che gli scandali avvengano, l’importante è trarne – se possibile – un insegnamento. Stavolta a mio parere è stato possibile. Immagino che domani si possa avere un vantaggio anche dalla ritrattazione delle ripetute affermazioni dello stesso Williams e del confratello vescovo lefebvriano Tissier de Mallerais sul Concilio, sulla riforma liturgica di Paolo VI e sulle eresie di cui sarebbe responsabile il teologo Joseph Ratzinger. Vedi post dal 24 gennaio al 4 febbraio.
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