Carlo Di Cicco un obiettore in Curia
Conosco Carlo Di Cicco da 32 anni e grande è stata la mia meraviglia – almeno quanto la contentezza – quando ho saputo che il papa lo nominava vicedirettore dell’Osservatore romano. Da altrettanti anni conosco Giovanni Maria Vian, il nuovo direttore dell’Osservatore ma in lui c’erano tutti i presupposti per quel ruolo: prestigio di studioso, da sempre di casa in Vaticano dove avevano lavorato il nonno e il papà (Nello Vian, delizioso gentiluomo del quale ho un ricordo carissimo) e dove lavora un fratello. Ma Di Cicco no, viene dalla campagna, ha badato alle pecore da piccolo, ha fatto l’obiettore di coscienza ed è stato in carcere per questo. E’ nato povero e ama la povertà in cui è nato. Ha la mia età, abbiamo fatto insieme tante vacanze in Abruzzo, in Alto Adige e in Valtellina. I suoi due figli hanno l’età dei miei più grandi. Insieme siamo andati in pellegrinagguio familiare a Santiago de Compostela nel 1986 con un pulmino preso in prestito da parenti. In un periodo difficile della mia vita familiare egli e la moglie Flavia hanno tenuto a lungo i miei figli con loro. Siamo insomma come fratelli, stessa idea del giornalismo, stessa allergia ai ricevimenti. Carlo non ama la cravatta, non gli piacciono i piatti elaborati. E’ un appassionato della montagna. Ha sempre difeso chi paga di persona, chi aiuta il prossimo. Ha subito preso passione per papa Benedetto al quale ha dedicato un “fresco libro” (così l’avevo presentato in questo blog il 25 giugno 2006) scritto con intelletto d’amore: Ratzinger. Benedetto XVI e le conseguenze dell’amore (Edizioni Memori 2006). Per un mio incontro con lui il giorno del funerale in piazza di Piergiorgio Welby vedi un post del 24 dicembre 2006. A portarlo alla vicedirezione dell’OR è stato il fatto che aveva studiato dai Salesiani e quindi era conosciuto dal cardinale Bertone. Egli ora è come un contadino in Curia, uno spiazzamento che immagino fecondo. Una sorpresa della sorte. Lo abbraccio con entusiasmo.