Luzi, Cimitero delle fanciulle (da Avvento notturno 1940): “Ma l’amore? E i balconi della sera? / le braccia abbandonate / dal sole alla profonda luce nera / negli orti ove dirada / impallidendo ignota la contrada / chi preme più, chi bacia?” – Qui forse è la luce della notte, o della morte. – Ancora in Luzi, “L’alta, la cupa fiamma ricade su di te” (da Quaderno gotico 1947), primo verso di una poesia dove sono questi altri: “il luminoso spirito notturno” e “un desiderio prossimo a sgomento, / una speranza simile a paura” . Sempre di Luzi, “tetra la vampa” in Annunciazione (ivi), dove troviamo anche “luminosi erebi” (Erebos, greco: regno dei morti); e “tenebre assolate”: “Questo mezzogiorno, queste assolate tenebre” (in Rosales, BUR 1983, p. 99; ivi, p. 113: “facendo luce nella mia / tenebrosa nullità”). – Puoi cavare ossimori da Luzi come marmo dall’Apuania.