Il blog di Luigi Accattoli Posts

In un’intervista pubblicata domenica 17 dal Corsera il cardinale Giovanni Battista Re narra la sorpresa dell’arcivescovo Casaroli quando fu eletto Wojtyla: nel primo commento riporto domanda e risposta. Nel secondo riporto l’analoga sorpresa del rinunciatario Benedetto per l’elezione di Bergoglio. Nel terzo metto mie evoluzioni a corpo libero.

In alcuni Paesi sono riprese le celebrazioni liturgiche con i fedeli; in altri se ne sta valutando la possibilità; in Italia, da domani si potrà celebrare la Santa Messa con il popolo; ma per favore, andiamo avanti con le norme, le prescrizioni che ci danno, per custodire così la salute di ognuno e del popolo: così ha parlato Francesco oggi nel saluto di mezzogiorno, riproponendo un richiamo al rispetto delle norme già formulato più volte. Vedilo qui e qui. Quella di oggi è l’ultima celebrazione papale del mattino trasmessa in diretta tv. Nei commenti riporto le ultime dodici intenzioni proposte prima della messa, delle quali non avevo avuto occasione di parlare qui nel blog.

Amici belli, il gruppo di lettori della Bibbia che si riunisce a casa mia con il nome di “Pizza e Vangelo” si rivedrà per la quarta volta da remoto, via Zoom, lunedì 18 maggio per una serata sulla formazione del Canone del Nuovo Testamento, cioè dell’elenco normativo dei 27 libri che lo compongono. La scelta di questo argomento – che comporta una pausa rispetto alla lettura continuata del Vangelo di Marco – è motivata dal fatto che nell’ultimo incontro ci siamo fermati sulla “conclusione lunga” di Marco, che è ritenuta dagli studiosi “non autentica” ma che è comunque accolta dalle Chiese come “canonica”. Ora vogliamo indagare su che cosa comporti e da dove venga questa qualifica di “libro che è nel Canone”. Nei commenti la scheda che ho inviato ai partecipanti, i riferimenti a un testo di Eusebio di Cesarea che leggeremo, l’invito a collegarsi che rivolgiamo a chi viene a conoscere “Pizza e Vangelo” da questo blog.


Nei commenti l’incontro con Albularius, fotogenico quasi quanto me.

Oggi è la Giornata interreligiosa di preghiera e di digiuno per l’umanità colpita dalla pandemia: sono contento che sia stata proposta e nel mio piccolo la dedico a Silvia Romano e famiglia. A quanti li hanno scaneggiati perchè lei – dice – si è convertita all’Islam, a chi li festeggia – io tra loro – perchè una figlia è stata tratta in salvo. Una vicenda che dice bene quanto siamo ancora, quasi tutti, nemici sulla terra. Quanto ciò sia insensato. Quanto dovremmo imparare e costruire l’unità della famiglia umana. Aiutarci con gli ospedali e la scienza. Accompagnarci nella sofferenza. Gareggiare nella ricerca di Dio. E invece. Nei commenti l’intenzione e l’omelia del Papa per questa giornata, nonchè qualche elemento di conoscenza dei proponenti e degli aderenti.

Quotidianamente assistiamo alla testimonianza di coraggio e di sacrificio degli operatori sanitari, in particolare delle infermiere e degli infermieri, che con professionalità, abnegazione, senso di responsabilità e amore per il prossimo assistono le persone affette dal virus, anche a rischio della propria salute. Ne è prova il fatto che, purtroppo, è elevato il numero degli operatori sanitari che sono morti nel fedele compimento del loro servizio. Prego per loro – il Signore li conosce ciascuno per nome – e per tutte le vittime di questa epidemia. Il Risorto dia ad ognuno la luce del paradiso e alle loro famiglie il conforto della fede.E’ l’attacco del Messaggio del Papa inviato oggi in occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere. Nei commenti alcuni passaggi e poi il brano dell’Esodo nel quale si ricordano due eroiche levatrici ebree – Sifra e Pua – citato da Francesco nel messaggio.

“Ieri ho ricevuto una lettera di un sacerdote, che mi ha detto che io parlo poco del Cielo: e ha ragione. Per questo oggi ho voluto sottolineare questo: che la pace che ci dà Gesù, è una pace per adesso e per il futuro. È cominciare a vivere il Cielo”: così Francesco nell’omelia di stamane. Nel primo commento il contesto dell’ammissione e poi una mia nota.


Noè sarebbe io. Il diluvio: la pandemia. La finestra dell’Arca è impersonata da una finestretta di un casotto che è sul terrazzo del mio condominio. Nel primo commento Noè che mi somiglia. Nel secondo la faccenda del corvo.

Lunedì 4 maggio è arrivato nelle librerie tedesche un lavoro di Peter Seewald intitolato «Benedetto XVI. Una vita»: oltre mille pagine di biografia con un’intervista in appendice. Insoddisfatto dalle anticipazioni dei media, procedenti per frasi staccate, mi sono fatto mandare dalla Germania il testo dell’intervista e ho tradotto di persona le risposte a sei domande che riporto nei commenti. Metto a questo estratto un mio titolo che riassume quanto Benedetto argomenta con esemplare dettaglio sul fatto e sul titolo del Papa emerito. Nel volume l’intervista è così intitolata: “L’amicizia personale con Papa Francesco non solo è rimasta ma è cresciuta”. Credo che questo testo, che risale all’autunno del 2018, sgomberi il campo dalle speculazioni sulla compresenza dei due papi e sulla perdurante partecipazione dell’emerito al carisma petrino. Egli qui afferma con totale chiarezza che il suo rapporto con il successore è puramente spirituale e interiore, tale e quale quello di ogni vescovo emerito con il vescovo suo successore. – I titoletti sono miei.