“Questi martiri della fede sono stati perseguitati per causa della giustizia e della carità evangelica”: così il Papa al Regina Coeli segnalando la proclamazione a beati avvenuta ieri in Argentina del vescovo Angelelli e di altri tre uomini di Chiesa, fatti uccidere nel 1976 dalla dittatura militare che li temeva a motivo della loro vicinanza alle componenti più povere della popolazione. Nei commenti le parole del Papa e altre informazioni sui martiri.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Se facciamo qualcosa [per aiutare la popolazione dell’Ucraina], deve essere fatta in modo che nessuno pensi che è fatta solo per i cattolici, che noi mettiamo in atto un gesto di proselitismo”: parole di Francesco al nunzio Claudio Gugerotti quando decise la colletta europea per quel paese. Sono contenute in un’intervista del nunzio e le riporto nel primo commento: sono utili a intendere a che pensi il Papa quando parla contro il proselitismo.
“Signore tu hai un popolo numeroso nello Sri Lanka e noi oggi ti preghiamo per tutto quel tuo popolo a partire dai nostri fratelli di fede che erano con te nel giorno di Pasqua, messi a morte nelle chiese come agnelli”: è l’attacco della piccola preghiera che siamo venuti svolgendo in casa in questi giorni di tribolazione. Nel primo commento il resto dell’invocazione e nel secondo le fonti bibliche di alcune delle parole in essa contenute.
Come il naufrago alla bottiglie, così Bergoglio affida messaggi alle parabole e con esse motiva la mancata risposta a chi l’accusa d’eresia e a chi pretende che si dimetta: nell’omelia delle Palme ha detto che nella “tribolazione” bisogna tacere così che la “mitezza del silenzio ci farà apparire deboli e allora il demonio uscirà allo scoperto” e Dio “scenderà in battaglia” per noi contro l’avversario: “bisogna lasciarlo fare”.
“Gesù inserisce nei rapporti umani la forza del perdono”: è un’affermazione conclusiva fatta dal Papa nella catechesi di stamane, inserita nel ciclo sul “Padre Nostro” e avente per tema “Come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (brano biblico dal Vangelo secondo Matteo, 18, 21-22). Nel primo commento riporto la conclusione della catechesi e qui dico che essa cade bene nella buona discussione che sul perdono abbiamo svolto nei commenti al post precedente. Una discussione secondo lo spirito che avevo suggerito nel post del 22 aprile e della quale tutti ringrazio.
Visitatori belli, salute. Il lunedì dell’Angelo è ancora per intero nella luce di Pasqua. Approfitto di questa chiarità per un nuovo saluto, dopo quello che avevo fatto sabato. In risposta alle mie parole molti di voi mi hanno scritto i loro auguri, sia intervenendo nel blog, sia per posta personale. Siete tanti che visitate e leggete senza intervenire e chi interviene tende ultimamente a farsi reticente. Invito tutti a partecipare con libertà. Ora che le nuove regole hanno quasi eliminato le cattive diatribe io credo che chi auspicava quell’eliminazione possa provare a commentare senza remore. Magari con l’avvertenza ad andare al merito delle questioni più che alla disputa, o anche a questa ma con la serenità di chi ha qualcosa da dire e vorrebbe essere utile, non con l’intenzione di ferire o di fare chiasso. E’ in gioco la pedagogia della Rete, che di suo s’incendia o tace: vorrei stimolare a cercare una terza via, di partecipazione pastosa, magari anche polemica, ma sempre nel rispetto. Vediamo se sarà possibile. Io credo lo sia.
Nel monitoraggio orante delle sventure planetarie svolto oggi da Francesco con il messaggio “Urbi et Orbi”, hanno trovato posto il Sudan e il Sud Sudan, dei quali nessuno parla; e lo Sri Lanka della carneficina di giornata, della quale tutti parlano. Nel primo commento riporto le parole con cui ha ricordato i fratelli dello Sri Lanka sacrificati come agnelli di Pasqua, nel secondo quelle destinate a Sudan e Sud Sudan, nel terzo l’elenco dei paesi che ha nominato. Nello Sri Lanka cristiani sono stati massacrati da attentatori anticristiani – nel Sud Sudan cristiani si massacrano tra loro.
Nel giorno della tomba abitata mando ai visitatori il mio saluto di attesa.
“Signore Gesù, aiutaci a vedere nella Tua Croce tutte le croci del mondo”: è l’avvio della preghiera con cui Francesco ha concluso proprio ora la “Via Crucis” al Colosseo e che riporto per intero nel primo commento. Una preghiera universale, che abbraccia le sofferenze infinite, materiali e spirituali, intesa a non dimenticarne nessuna. Dopo la preghiera, un mio spunto conclusivo.
“Non siamo distributori di olio in bottiglia. Siamo unti per ungere. Ungiamo distribuendo noi stessi”: parole del Papa nell’omelia della Messa del Crisma. Nel primo commento il contesto di quelle parole e a seguire altri ragguagli – che inserirò lungo il pomeriggio – sulla Messa “in coena Domini” con lavanda dei piedi che Francesco celebrerà nel carcere di Velletri.
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