“Si tratta di una mostruosità assoluta, di un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna […]. Abbiamo dichiarato che è nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione, e con la loro gerarchia, vescovi o cardinali, che li proteggesse, come già è successo in passato”: parole di Francesco a prefazione del libro autobiografico di Daniel Pittet, “La perdono, padre” pubblicato ora da Piemme.
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La Civiltà Cattolica, la rivista principe dei gesuiti, è arrivata sabato 11 febbraio al fascicolo 4.000: è la più antica rivista culturale d’Italia, il 5 aprile compirà 167 anni. Nacque come una testata di battaglia e battagliera è anche oggi, benché sia cambiato il segno del combattimento: nel 1850 l’obiettivo era di schierarsi a difesa del Papa, minacciato dalle rivoluzioni culturali e politiche; oggi è di difendere il Papa, il cuore dell’impresa è sempre quello, nella sua scommessa per una Chiesa in uscita. E’ l’attacco di un mio pitaffio sulla storica testata pubblicato oggi da Corsera Digital.
Antonio Gramsci nei “Quaderni del Carcere” (1929-1935) cita 157 volte la rivista “Civiltà Cattolica” di cui domani esce il fascicolo numero 4.000, a due mesi dal compimento del 167° anno dalla fondazione. Ho passato la giornata a scrivere un articolo sulla storia della rivista per la Digital Edition del Corsera e domani lo linkerò. Nei commenti dico come so delle 157 citazioni.
“Essere radicali nella profezia è il famoso sine glossa, la regola sine glossa, il Vangelo sine glossa. Cioè: senza calmanti! Il Vangelo va preso senza calmanti. Così hanno fatto i nostri fondatori”: parole del Papa ai superiori generali maschili, dette il 25 novembre 2016 e pubblicate oggi da “La Civiltà Cattolica” come pezzo forte per il suo fascicolo n. 4000. Nei commenti i brani della conversazione che ho deciso di avere nel mio archivio bergogliano.
Al termine dell’udienza Francesco stamane ha invitato a pregare “per i nostri fratelli e sorelle Rohinya cacciati via dal Myanmar, vanno da una parte all’altra, torturati, uccisi”. Nel primo commento l’intero appello.
“Sono ancora troppo figlio per desiderare di diventare padre” dice Paolo Cognetti, che è uno scrittore vero (sto leggendo “Le otto montagne”, Einaudi) e ha 38 anni. Guardo ai figli che abbiamo intorno: non sono scrittori ma hanno tutti 38 anni e nessuno pensa a diventare padre.
“Papa Francesco e il presidente Trump sono due leader forti, ambedue hanno un sostegno quasi fanatico in alcuni settori dell’opinione pubblica e un’opposizione altrettanto accesa in altri. Ambedue sono polarizzanti così che non ci sono verso di loro molte opinioni fredde: o sono amati, o sono odiati; e al fondo sono due populisti: non si rivolgono alle élites ma al popolo. E non si impressionano se non raccolgono il consenso delle élites”: paragone svolto da John Allen, direttore di Crux, da me intervistato per il “Corriere della Sera” di oggi. Nel primo commento un po’ di contorno.
Aldo Maria Valli risponde alla lettera aperta che gli ho rivolto con un articolo pubblicato dalla rivista “Il Regno” e linkato al post precedente. L’accusavo di “forzature documentali e interpretative” nella sua critica onnivora a Francesco, risponde che ha cambiato atteggiamento dopo “Amoris laetitia”, che ritiene imbevuta di soggettivismo e di etica della situazione. Nei commenti riporto la riposta dividendola in tre parti. Lo ringrazio d’aver accettato il confronto e non replico, lasciando campo libero alla reazione dei visitatori.
“Aldo Maria Valli il libretto in cui stronchi Francesco è più interessante dei tre nei quali lo lodavi”: è la conclusione a pungiglione di una mia lettera aperta al collega del Tg1 con la quale recensisco “266. Jorge Mario Bergoglio Franciscus P.P.” (Liberilibri 2016).
“La nostra risurrezione e quella dei cari defunti è una realtà certa in quanto radicata nell’evento della risurrezione di Cristo”: così Francesco stamane nell’udienza generale, che aveva a tema “L’elmo della speranza (1Ts 5,4-11)”. Parole cristiane ovvie anche queste, come quelle del post precedente, ma che conviene riportare perché continuamente si sente il rimprovero che viene fatto a Francesco: “Non parla mai di risurrezione”. Invece ne parla sempre. Nei commenti la catechesi di ieri e il brano di Paolo che il Papa commentava.
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