Sono corso al Vittoriano per vedere prima che chiuda – domenica 2 – la mostra “Lucio Dalla immagini e suoni“. Dalla foto posta a logo mi è venuta l’idea di intitolare il post allo scarabeo visionario. Lì per lì quello scuffiotto con gli occhiali e i due occhi rotellanti darebbero l’immagine della coccinella. Ma Lucio è piuttosto uno scarabeo, come appare chiaro dalla foto che metto al primo commento.

Il blog di Luigi Accattoli Posts
All’udienza in piazza Francesco ha appena detto che chi bombarda ad Aleppo ne darà conto davanti a Dio: riporto nel primo commento l’appello. Piango e grido con il Papa. Nel secondo commento ricordo il legame personale di Francesco con i profughi siriani che ha portato da Lesbo e che ha incontrato l’11 agosto al Santa Marta.
Ieri al San Gallicano presentazione di “Servitore di Dio e dell’umanità. La Biografia di Benedetto XVI” (Mondadori) di Elio Guerriero: da leggere, ne riparlerò. Ma è stata anche l’occasione per ascoltare un padre Lombardi sciolto, quasi sciolto, dai legami istituzionali. Anche su questo tornerò. Intanto metto a fuoco un passaggio della sua conversazione nel quale, a esempio della “delicatezza di Benedetto verso le persone”, ha fatto riferimento a un “comunicato” per le dimissioni di un vescovo che era stato scritto dal Papa. Lombardi non ha nominato il vescovo e io ci sono stato su la notte, l’inseguivo nella memoria e infine l’ho raggiunto. Lo riporto e poi torno a dire la mia.
A pagina 173 di “Ultime conversazioni” (Editore Garzanti) Papa Benedetto ragiona della sua elezione e afferma di non aver preso “veramente sul serio” quanti alla vigilia del Conclave gli parlavano della possibilità della sua elezione: “Pensavo: non esiste, è irragionevole”. Metto quelle parole a titolo della quarta puntata antologica del volumetto, che offro ai visitatori.
Stasera in parrocchia bimbino di tre anni che va avanti e indietro nel mezzo della chiesa guardando intorno come a casa sua. E memoria di Giacomo Leopardi che aveva già descritto quella scena: vedila nel primo commento.
“Giusy vuoi stare insieme a me?”: questa proposta piena di garbo è tracciata a grandi lettere sul parapetto della scala che porta all’ingresso del campanile di San Marco a Pordenone. L’ho letta domenica 18 trovandomi lassù per una conferenza a Pordenonelegge.

Questo è Castelbasso, Teramo, nido di pietre a tiro del mare, dove fui in luglio per una conferenza. Al centro c’è una chiesa, restaurando la quale dietro a un pannello della porta è apparso un messaggio a matita dei falegnami che la costruirono nel 1906: si chiedevano come vada a noi, scopritori del pannello, riguardo alla fame e agli altri accidenti della vita. Nel primo commento la foto del pannello e il testo del messaggio. Nel secondo la foto di un leoncino, custode della porta e della scritta.
“Ultime conversazioni” [Edizioni Garzanti: vedi post dell’11 e del 13 settembre] mostra un Ratzinger che non teme di rievocare momenti di vita che non aveva mai narrato prima con tanta libertà. E’ uno degli aspetti amabili del libretto. Il titolo lo prendo dalla confidenza sulla bicicletta: l’usava da professore, ma non se la sentì di pedalare per Monaco quando ne divenne arcivescovo.
Per la forma celebrativa la Giornata interreligiosa di ieri è a metà tra quella del 1986 e quella del 2011. Nei commenti la guardo con la lente e concludo – citando “Ultime conversazioni” – che Papa Benedetto pur non condividendola pienamente la potrebbe “accettare”.
“Oggi, uomini e donne di tutte le religioni, ci recheremo ad Assisi” ha detto il Papa stamane al Santa Marta e ha qualificato questo appuntamento, a trent’anni da quello indetto da Giovanni Paolo, come “giornata di preghiera, di penitenza, di pianto per la pace: giornata per sentire il grido del povero”. Sono con l’anima ad Assisi, dove sono stato per tutte le giornate della pace (1986, 1993, 2002) che si sono svolte finché ero il vaticanista del Corsera. Nei commenti aggiornerò l’informazione.
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