“Il mistico riesce a spogliarsi del fare, dei fatti, degli obiettivi e perfino della pastoralità missionaria e s’innalza fino a raggiungere la comunione con le Beatitudini. Brevi momenti che però riempiono l’intera vita”. A Lei è mai capitato? «Raramente. Per esempio quando il Conclave mi elesse Papa. Prima dell’accettazione chiesi di potermi ritirare per qualche minuto nella stanza accanto a quella con il balcone sulla piazza. La mia testa era completamente vuota e una grande ansia mi aveva invaso. Per farla passare e rilassarmi chiusi gli occhi e scomparve ogni pensiero, anche quello di rifiutarmi ad accettare la carica come del resto la procedura liturgica consente. Chiusi gli occhi e non ebbi più alcuna ansia o emotività. Ad un certo punto una grande luce mi invase, durò un attimo ma a me sembrò lunghissimo. Poi la luce si dissipò io m’alzai di scatto e mi diressi nella stanza dove mi attendevano i cardinali e il tavolo su cui era l’atto di accettazione. Lo firmai». – E’ il brano dell’intervista del Papa a Scalfari che ho commentato per il “Corriere della Sera”. Ora propongo le sue parole, domani metterò il link al mio testo. Stasera parlo a Bresso, Milano, in occasione della sagra della Madonna del Pilastrello. L’argomento sono i “fatti di Vangelo” raccolti lungo le strade e dietro le siepi.
Aggiornamento al 2 ottobre. Qui il mio commento all’intervista pubblicato oggi dal “Corriere della Sera”.
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