Al Museo delle Mura di Porta San Sebastiano, una visita che ripaga del caldo di via di Porta San Sebastiano e poi di Via Latina, tornando indietro. Il meglio della visita è al primo piano, con i calchi in gesso di nove croci del IV e V secolo, croci greche e latine scolpite sulle chiavi degli archi di ingresso di alcune porte delle Mura, o croci di mattoni nelle cortine in laterizio. Cinque croci simili, ma più belle, al secondo piano. Quattordici segni di Cristo sulle Mura dell’Impero.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Vorrei rivolgere un saluto ai musulmani del mondo intero, nostri fratelli, che da poco hanno celebrato la conclusione del mese di Ramadan, dedicato in modo particolare al digiuno, alla preghiera e all’elemosina. Come ho scritto nel mio Messaggio per questa circostanza, auguro che cristiani e musulmani si impegnino per promuovere il reciproco rispetto, specialmente attraverso l’educazione delle nuove generazioni“: così Francesco all’Angelus. Nel primo commento al post del 2 agosto sul messaggio per il Ramadan avevo notato che come Wojtyla nel 1991 così Bergoglio quest’anno firmava di persona il “saluto”, che abitualmente è firmato dal cardinale responsabile del dialogo con le religioni non cristiane, ma non li chiamava “fratelli”, come il predecessore aveva fatto in quella e in altre occasione; ed ecco che oggi li ha chiamati “fratelli”.
Aggiornamento al 12 agosto. Il Corsera pubblica oggi un mio didascalico articolino sull’appellativo di “fratelli” rivolto ieri dal Papa ai musulmani.
Manzoni 5. “Io anderò oggi a parlare a quell’uomo” dice fra Cristoforo ad apertura del capitolo quinto dei Promessi Sposi disponendosi a salire al palazzotto di don Rodrigo. Dice “quell’uomo”, non dice “belva”, o “mostro”, o “diavolo”, o anche solo “sciagurato”. Chi crede di poter richiamare qualcuno all’umano inizia dal chiamarlo uomo: così Paolo VI un giorno scriverà agli “uomini” delle Brigate Rosse. Sciascia intenderà la lezione e rivolgendosi anch’egli, più tardi, il 14 gennaio 1981, ai rapitori del giudice D’urso ricorderà l’audacia dell’appellativo papale: “E’ la prima volta che mi rivolgo direttamente alle Brigate Rosse. Non agli uomini delle Brigate Rosse, poiché non sono fino a questo punto cristiano, ma a questa mostruosa astrazione che si è così denominata: Brigate Rosse“. Il cristiano chiama “uomo” il reo perché confida che il riscatto sia sempre possibile. “La realtà può cambiare, l’uomo può cambiare” ha detto Papa Bergoglio ora ora a Rio.
Mi verrebbe da chiamarli “Minima papalia” con riferimento ai “Minima moralia” di Adorno: oggi ne sono arrivati due, gesti minimi ma che dicono qualcosa dell’uomo che il 13 marzo è stato chiamato a fare il Papa. Ieri ha fatto una privatissima e non preannunciata visita ai lavoratori della “zona industriale” del Vaticano: qui l’intervista a un operaio della centrale elettrica. Qualche giorno addietro aveva telefonato a uno che gli aveva scritto per l’uccisione di un fratello: e l’aveva fatto senza preannuncio di un ufficio, dicendo “ciao Michele sono il Papa, ho ricevuto la tua lettera e ho pensato di chiamarti“.
Mamma e bimbo ridono sul letto in attesa che lui dorma: Gabriele ha quattro anni. Lei si fa seria, lo guarda negli occhi e domanda: “Ma tu da dove arrivi?” E lui serio di rimando: “Dal mondo dei Gabrielani”. La mamma si chiamava Lina, era una visitatrice del blog e una volta l’ho ricordata qui.
“San Gaetano vi ama molto! Vi chiede soltanto una cosa: che vi incontriate! Che andiate e cerchiate ed incontriate i più bisognosi! Però non da soli, no. Con Gesù e con San Gaetano! Vai a convincere un altro che si faccia cattolico? No, no, no! Vai ad incontrarlo, è tuo fratello! E questo basta. E tu vai ad aiutarlo, il resto lo fa Gesù, lo fa lo Spirito Santo“: parole di Papa Bergoglio consegnate a un videomessaggio per la festa di San Cayetano, San Gaetano da Thiene, che ricorre oggi e che è molto popolare in Argentina.
Cornacchie e papaveri sulla cimasa sfrangiata delle Mura Aureliane tra Porta San Sebastiano e la Cristoforo Colombo. Seduto sulle stoppie del greto stradale che fronteggia il muro con le sue dieci torri e dieci cortine, penso a quanti barbari saranno morti qui di giavellotto nell’assalto alla Caput Mundi. Ora invece i gabbiani trasvolano leggeri di qua e di là nel dopo Schengen.
Ma da dove venivano quel palloncino e quella maglietta con i colori del Brasile che il Papa, lunedì 29 luglio, al rientro da Rio de Janeiro ha portato sull’altare della cappella della Madonna, in Santa Maria Maggiore? Uscito Francesco in automobile dall’aeroporto di Ciampino, nell’attesa del semaforo verde per l’immissione sull’Appia, un gruppo di ragazzi appena rientrati da Rio lo circondano e lui abbassa il finestrino e loro gli offrono il palloncino e la maglietta che avevano tra mano: due pezzi del “kit del pellegrino” che a Rio era stato distribuito ai partecipanti. Il Papa li ha accolti come uno dei segni della sua vicinanza ai giovani e ha voluto farli arrivare – a suo modo – alla Salus Populi Romani. Era andato a pregare nella Cappella Paolina prima della partenza per Rio e vi è tornato a ringraziare al ritorno. Non avendo fiori, le ha “passato” quei gadget che aveva avuto dai ragazzi. Non sono mancati i mugugni ma è tutto qua ed è semplice per chi è semplice. “Credo che Dio ci chiede in questo momento più semplicità” ha detto Francesco a Rio parlando a “Tv Globo”.
Sono stato ieri alla Notte dei Fori e ho camminato in mezzo a una tipica folla delle “estati romane”, solo più fitta, da Piazza Venezia a via Labicana, per festeggiare la chiusura – da ieri – al traffico privato di una metà della via dei Fori: da largo Corrado Ricci al Colosseo. Mio entusiasmo per il Colosseo dove si poteva entrare gratis, finalmente libero dall’assedio delle marmitte. Mio timore che a settembre con il ritorno della ferie la circolazione nella zona ne resti paralizzata: io abito a un chilometro e 100 metri dal Colosseo. Entusiasmo, timore e sentimenti minori spintonati dagli applausi e dai fischi al sindaco Marino, che ha percorso avanti e indietro la via dei Fori, raggiante come la sua fascia tricolore, scortato da vigli e poliziotti.
“Scrivo per servire la vita e il suo Creatore, per cantarla, lodarla e valorizzarla anche di fronte alla mediocrità del mondo e agli abissi più neri in cui ogni essere può sprofondare“: parole di Luisa Lanari, scrittrice e blogger provata da molti malanni. Conosco Luisa (40 anni, mamma di due bambini, impiegata al Comune di Perugia) solo dal blog, dove lei si presenta con immediatezza ma non narra le prove che sta affrontando. Da una comune amica apprendo che ha un tumore alla tiroide, un disturbo bipolare e problemi al cuore. Le mando un bacio di gratitudine e la saluto con un bicchiere di VINO NUOVO.
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