Il blog di Luigi Accattoli Posts

Manzoni 7. Due sono le sere di luna che mi stanno a cuore: quella del villaggio di Lucia, nel capitolo settimo dei “Promessi Sposi” e quella della piazzetta di Santa Maria di Montemorello della mia Recanati, che è nel “Sabato del villaggio” di Leopardi. Hanno gli stessi personaggi e parole in comune. Sono convinto che il Manzoni conoscesse l’Idillio leopardiano. Qui il testo del Manzoni, nei primi commenti il raffronto con Leopardi. Buona lettura a chi ama la vita che a volte hanno le parole: “C’era in fatti quel brulichìo, quel ronzìo che si sente in un villaggio, sulla sera, e che, dopo pochi momenti, dà luogo alla quiete solenne della notte. Le donne venivan dal campo, portandosi in collo i bambini, e tenendo per la mano i ragazzi più grandini, ai quali facevan dire le divozioni della sera; venivan gli uomini, con le vanghe, e con le zappe sulle spalle. All’aprirsi degli usci, si vedevan luccicare qua e là i fuochi accesi per le povere cene: si sentiva nella strada barattare i saluti, e qualche parola, sulla scarsità della raccolta, e sulla miseria dell’annata; e più delle parole, si sentivano i tocchi misurati e sonori della campana, che annunziava il finir del giorno“.

“Okkei ha scelto il nome Francesco, un bel segnale, ma quando comincia a fare il Papa?” è un’altra domanda che mi hanno fatto alle due conferenze sestrine. Mia risposta: “Ha già iniziato ma il suo sarà un modo nuovo di fare il Papa. La storia ne ha conosciuti a centinaia di questi modi, variando i tempi e le persone. Il modo di Francesco è di incentrare la predicazione nella proposta evangelica essenziale: convertitevi e credete al Signore, alla sua misericordia, al comandamento dell’amore di Dio e del prossimo”. Perché, gli altri Papi non davano questo annuncio? “Sì, tutti lo davano. Il proprio di Francesco è di darlo in esclusiva, cioè con ridimensionamento degli elementi applicativi di quel messaggio: antropologici, morali, legislativi, in modo che divenga evidente la proposta evangelica essenziale”.

Mi arriva dall’Indonesia, tradotto da un amico e inviato da un altro, questo messaggio che una musulmana sciita di nome Chen Chen Mutahari rivolge – dal suo profilo Facebook – ai musulmani sunniti dai quali si sente minacciata in questi giorni di scatenamento dell’islamismo politico – lo trovo utile a intendere come sia complesso l’universo umano: “Io vi amo. Sono confusa: voi vi dite islamici, ma per quale motivo dite il falso? Solo per il fatto che voi credete che la vostra religione sia la più vera, siete felici di calunniare e di credere alla calunnia? Io sono confusa: voi vi dite islamici, ma per quale motivo voi volete uccidere soltanto per il fatto che voi credete che la vostra religione sia la più pura? Sono confusa, voi, con facilità, odiate chi è diverso da voi? Ah, voi che mi considerate perduta e infedele: io vi amo anche se odiate la dottrina in cui credo, vi amo anche se volete uccidermi per la religione che ho scelto. Anche se ucciderete me e le persone a cui voglio bene, io davvero vi amo. Io vi perdono a partire da adesso. Io vi amo perché Allah vi ha creati, Allah dimora dentro di voi. Io vi amo. Chen Chen Mutahari

“Fiona ti odio / hai rovinato tutto”: scritto con pennarello nero su una delle tre panchine che sono dietro l’abside di San Niccolò a mezza costa dell’Isola di Sestri Levante. Quella attribuita a Fiona è una rovina recente perché ero venuto a questa panchina con vista sulla Baia del Silenzio giusto un anno fa e quelle parole non c’erano. Lo scrivente mette il nome dell’accusata ma non si firma, come i miei bloggers più ardimentosi.

Ho parlato ieri – qui a Sestri Levante dove sono in vacanza – di “Papa Francesco eletto a mezzo secolo dal Concilio e a 45 anni da Medellin”. Mi è stato chiesto se la discontinuità del nuovo Papa rispetto all’emerito non comporti una “sconfessione” del predecessore. Ho risposto che no: “La discontinuità tra i Papi è nel dna della Chiesa Cattolica che così compensa nel tempo la inevitabile rigidità pro-tempore comportata dalla piena potestà attribuita al detentore del ministero petrino”. Correzione e integrazione, non sconfessione. Altra domanda: ma c’è discontinuità anche nella figura papale – vesti, appartamento, modo di spostarsi – e questa oggettivamente colpisce il predecessore. Risposta: “No, la figura papale proposta da Francesco è in discontinuità con quattro Papi, non con il solo Benedetto. Con Papa Bergoglio è superata la figura papale conciliare creata da Papa Montini e fatta propria da Luciani, da Wojtyla, da Ratzinger. Dunque una discontinuità – se vogliamo – anche maggiore, ma che non va misurata sul predecessore, bensì su un intero cinquantennio del Pontificato romano”. – I prossimi giorni dirò le altre domande e le mie risposte. Domani sera riproporrò la conferenza di ieri sempre a Sesti presso le Oblate della Madonnina del Grappa.

Si leggeva nella messa di ieri, prima lettura, questo brano di Geremia 38: Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: “O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città”. Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: “Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia”. Da quando ho ascoltato la lettura, vado ripetendo le parole del re “tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia” come invocazione per gli egiziani e i siriani e gli altri che sono nel sangue, tra essi il padre Dall’Oglio e gli altri cristiani che hanno visto assaltate le chiese e le loro vite.

Salendo da Roma a Sestri Levante ho visto finalmente la Certosa di Farneta, Lucca, dove non ero mai stato e mi sono fermato, in compagnia del Priore don Basilio, davanti alle tombe dei dodici monaci fucilati dalle SS nel settembre del 1944 perché ospitavano perseguitati politici ed ebrei, un fatto di straordinario significato tra quelli della resistenza italiana all’occupazione tedesca. Sto scrivendo un libro su di loro e in settembre tornerò alla Certosa: “Veda di mettere in conto, per allora, una conversazione con la Comunità monastica” mi ha detto il gentile Priore. Stamane sono salito da Sestri a Velva, sulla strada che scavalca l’appennino e punta su Parma. Domani sera al cinema Lux di Sestri parlo su “Papa Francesco eletto a mezzo secolo dal Concilio e a 45 anni da Medellin”. Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.

Manzoni 6. “Uscito fuori, e voltate le spalle a quella casaccia, fra Cristoforo respirò più liberamente, e s’avviò in fretta per la scesa, tutto infocato in volto, commosso e sottosopra, come ognuno può immaginarsi, per quel che aveva sentito, e per quel che aveva detto”: così il cappuccino all’uscita dal palazzotto di don Rodrigo, nel mezzo del capitolo sesto dei “Promessi Sposi”. Mi chiedo a chi non sia capitato di trovarsi sottosopra almeno dieci volte ogn’anno per le parole dette e per quelle udite. E non solo scontrando un “malvagio” ma anche solo parlando con un figlio, o un collega, o un lettore: capitano baruffe coi lettori. Ma queste solo a chi scrive. Nei primi commenti altri spunti della mia lettura estiva del Manzoni, tutti dal sesto capitolo.

Voi sapete – scrive il Papa alla diocesi di Concepción, Argentina, per il 50° della diocesi – che ho paura dei cristiani quieti. Finiscono come l’acqua stagna. Mi fanno paura anche quelli che credono di sapere tutto, i saccenti. Senza accorgersene, a poco a poco chiudono il loro cuore al Signore e finiscono centrati su sé stessi. Si potrebbero chiamare cristiani con e per se stessi”. La lettera è di ieri, mentre oggi, all’omelia della messa a Castel Gandolfo, ricordando la partoriente dell’Apocalisse minacciata dal drago, Francesco ha detto: “La figura della donna, che rappresenta la Chiesa, è da una parte gloriosa, trionfante, e dall’altra ancora in travaglio. Così in effetti è la Chiesa: se in Cielo è già associata alla gloria del suo Signore, nella storia vive continuamente le prove e le sfide che comporta il conflitto tra Dio e il maligno, il nemico di sempre”. Ricordando il 25.mo della Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II ha invitato a pregare perché “in tutta la Chiesa si approfondisca e si capisca di più il tanto grande e importante ruolo della donna”.

Trovo buona la “nota” di Napolitano sulla condanna di Berlusconi. Da uomo della strada, quanto a sentenze e ineleggibilità, mi pare giusto che si insista sulla presa d’atto della condanna definitiva e che non si chiuda la strada a un atto di clemenza. Mi pare che la stampa abbia inteso bene il messaggio del Capo dello Stato, tra le testate di destra che hanno insistito sulla possibile clemenza e quelle di sinistra che hanno enfatizzato la presa d’atto della sentenza: “Mezza grazia” (Libero); “Il Colle: Berlusconi accetti la condanna” (La Repubblica). Riassume il concerto il Fatto Quotidiano: “Ti do la grazia se fai il bravo”. La grazia come gesto di pacificazione, tenendo conto del ruolo politico di Berlusconi (sul riconoscimento di questo ruolo il Presidente è stato chiaro), non dovrebbe scandalizzare chi ha giudizio e mira davvero alla pacificazione. Io tra loro. Ma prima Berlusconi prenda atto e chieda la grazia.