Il blog di Luigi Accattoli Posts

In San Pietro i nostri vescovi stanno celebrando con il Papa una “Solenne professione di fede”: così è stato denominato l’incontro con riferimento all’Anno della Fede. Prima della celebrazione, rispondendo al saluto del cardinale Bagnasco, il Papa ha detto – con poche parole a braccio, stando in piedi, dopo aver chiesto che gli portassero il microfono – che “il dialogo con le istituzioni culturali, sociali e politiche è cosa vostra”. Pare dunque superato quel commissariamento pontificio che era nella tradizione e che era stato rafforzato da una lettera del cardinale Bertone al cardinale Bagnasco nel 2007 al momento del primo mandato. Francesco ha invitato i vescovi a “lavorare per ridurre un poco il numero tanto pesante delle diocesi, un lavoro che è difficile ma so che c’è una commissione per questo”. Avremo dunque una maggiore autonomia del nostro episcopato e andremo forse a una nuova riduzione delle diocesi.

Le parole che ho messo nel titolo Papa Francesco non le ha mai dette, ma sabato – durante la conversazione della veglia – ne ha dette di equivalenti che mi paiono assai interessanti e che sono queste: “Quando io vado a confessare – ancora non posso, perché per uscire a confessare… di qui non si può uscire, ma questo è un altro problema – quando io andavo a confessare nella diocesi precedente, venivano alcuni e sempre facevo questa domanda: ma, lei dà l’elemosina?” – Il ragionamento sull’elemosina, che era quello che stava a cuore al Papa, l’ho riportato in un commento al post di quel giorno e a esso rimando per quel contenuto più importante. Qui mi occupo delle parole che vengono prima e che mi pare nessuno abbia letto tra le righe e spazi inclusi. Facendone questa lettura appuntita io vi trovo la confessione che al Papa non va questa faccenda che egli non possa uscire “di qui” senza creare problemi e che sia intenzionato ad affrontarla perché non può – non vuole – restare staccato dalla diocesi: “ancora non posso” penso voglia dire che forse un giorno potrà. E che si tratti della diocesi – non d’altro – lo chiarisce dicendo quello che faceva “nella diocesi precedente”. Questo è un Papa che soffre di claustrofobia e non solo gli va stretto l’Appartamento papale ma anche il Vaticano. Nel primo commento richiamo una parola che ebbe a dire da cardinale sulla necessità di “pensare il nuovo”. A mio parere sta pensando a qualcosa di nuovo.

Domenica per le comunali di Roma voto con piena adesione Tommaso Giuntella al Primo Municipio e voto a collo storto – obtorto – Ignazio Marino come sindaco. Per il mio apprezzamento del giovane Giuntella vedi qui: Ecco perchè sono nel Pd; e qui: Maria Bachelet e Tommaso Giuntella oggi sposi. Su Marino vado tirato per il collo: alle primarie infatti non l’avevo sostenuto: Oggi voto per Paolo Gentiloni come candidato sindaco a Roma. Considero il vincitore delle primarie un battitore libero e radicale, ma lo voto per due ragioni: quand’uno partecipa alle primarie si impegna – almeno a metà – ad accettarne il risultato; mi interessa restare nel dibattito della sinistra nel quale da sempre mi batto contro i radicali liberi.

Sono a Somasca, ospite della Casa Madre dei padri Somaschi con i quali ho avuto nel pomeriggio una conversazione sull’attualità del Vangelo nell’Italia di oggi. Con uno dei padri, mio amico da anni, sono salito al Santuario della Valletta – dov’è il cimitero della famiglia somasca – e verso i ruderi della Rocca dell’Innominato, così detta perché a essa si sarebbe ispirato il Manzoni per l’ambientazione del Castello dell’Innominato. L’amico che mi accompagnava è nato qui a Vercurago, in via dell’Innominato. Mi ha portato poi a una Casa famiglia detta Alla Cascina, dove una coppia, Sara e Carlo Alberto, vivono con tre figli loro e sei in affido. Li ho visti a cena, con i nonni e altri ospiti e ne porto un’immagine di creativa convivialità che un giorno vi racconterò in dettaglio. Sono pieno di riconoscenza per ciò che ho udito e visto e ve la partecipo con un bel saluto.

Fin dal primo giorno di Vino Nuovo abbiamo avuto il piacere di avere fra le nostre firme Luigi Accattoli con un contributo del tutto particolare al blog: ogni settimana, da mille fonti diverse, scova una parola fra le tante attraverso cui i cristiani “si aiutano a vicenda a cercare il Signore”. In questo testo – scritto appositamente per questo libro – lui stesso ci racconta come è nata (e com’è anche cambiata) questa idea che porta avanti in parallelo alla ricerca dei “fatti di Vangelo” che pubblica sul suo sito www.luigiaccattoli.it – Così è introdotto un mio testo che è nell’antologia del sito di Vino Nuovo pubblicata dall’editore Il Pozzo di Giacobbe che si presenta oggi al Salone del Libro di Torino. Sono al Salone per questo e da Torino piovosa mando un saluto di Pentecoste ai visitatori. Il mio contributo all’antologia è intitolato Spigolando nei campi di Moab.

Giovedì aveva detto “cristiani da salotto” e oggi alla veglia di Pentecoste con i movimenti ha detto “cristiani inamidati”. “Se usciamo da noi stessi – ha predicato questo pomeriggio ai duecentomila che l’ascoltavano – troviamo la povertà. Oggi – questo fa male al cuore dirlo – oggi, trovare un barbone morto di freddo non è notizia. Oggi è notizia, forse, uno scandalo. Uno scandalo: ah, quello è notizia! Oggi, pensare che tanti bambini non hanno da mangiare non è notizia. Questo è grave, questo è grave! Noi non possiamo restare tranquilli! Mah… le cose sono così. Noi non possiamo diventare cristiani inamidati, quei cristiani troppo educati, che parlano di cose teologiche mentre prendono il tè, tranquilli. No! Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi e andare a cercare quelli che sono proprio la carne di Cristo, quelli che sono la carne di Cristo!“. Nel primo commento riporto le parole che aveva detto giovedì sui “cristiani da salotto”. In qualche momento ho l’impressione che Papa Francesco ce l’abbia con me. Non mi conosce, ma voglio dire: con quelli come me. Non frequento salotti e non bevo il tè ma non sono uno che va in crisi per la povertà del prossimo. Lo spettacolo della povertà mi fa star male ma non mi cambia la vita.

Condivido la proposta del presidente francese di accelerare i tempi per dare vita a un “governo europeo dell’economia” e agli Stati Uniti d’Europa: Il manifesto Hollande. Sono del parere che si debba andare verso un governo mondiale dell’economia e immagino che tocchi all’Europa fare il primo passo: questo sui tempi lunghi. Ma un governo europeo dell’economia mi sembra necessario anche come risposta all’emergenza in cui si trova il vecchio continente. Un’emergenza economica che provoca un’emergenza politica, cioè una crisi di consenso dei popoli nei confronti dell’Unione.

Il denaro deve servire e non governare! Il Papa ama tutti, ricchi e poveri; ma il Papa ha il dovere, in nome di Cristo, di ricordare al ricco che deve aiutare il povero, rispettarlo, promuoverlo. Il Papa esorta alla solidarietà disinteressata e a un ritorno dell’etica in favore dell’uomo nella realtà finanziaria ed economica“: parole dette stamane da Francesco a un gruppo di ambasciatori ricevuti per la presentazione delle credenziali. Altre parole utili a intendere la predicazione del Papa argentino riporto nei primi cinque commenti. E’ un buon discorso e qui può essere letto per intero.

Per la via di Porta San Sebastiano vedo un gatto acrobata sulla spalla di un ciclista, veloci e contromano, pelo al vento di ambedue, occhio dilatato. Gatto acquattato. Mi giro e da dietro lo vedo con le zampe larghe sulla camicia del ciclista. Sento l’unghia sulla schiena.

Quando la mia mamma prende la pensione mi dà dei soldi per andare avanti con il bambino. Mi dà duecento euro al mese, poveretta. Io non compro camicette ma li metto in un libretto di risparmio per lui. Stavolta mi ha detto: “Questi duecento non li mettere nel conto ma spendili per andare a Roma dal Papa”. Sono venuta da Napoli stamattina e sono stata fortunata. Ho alzato il bambino, il Papa l’ha visto, l’ha preso in braccio e l’ha tenuto a lungo. Lorenzo ha avuto una lunga benedizione! Non vedo l’ora di arrivare a Napoli e di raccontarlo a mamma“. Parole udite poco fa sul bus 40 che andava da San Pietro a Termini, pieno di gente venuta per l’udienza del mercoledì. Vedi post Disabili e bambini nella piazza di Papa Francesco.