“Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve […] aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, chi è straniero, nudo, malato, in carcere (cfr Mt 25,31-46). Solo chi serve con amore sa custodire“: così Papa Francesco stamane nell’Omelia per l’inizio del ministero petrino. In un altro passo aveva invitato a non avere paura della bontà e della tenerezza: lo riporto nel primo commento. Per me sono parole di luce.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Da solo Papa Francesco ha curato ieri la sua presa di contatto con i “parrocchiani” del Vaticano, da solo si è affacciato sulla strada per salutare la folla, da solo ha scritto e ha svolto il primo Angelus. Per l’Angelus non aveva preparato i saluti nelle diverse lingue e non ne ha improvvisati, pur essendo poliglotta. Forse per semplificare. O non ha avuto il tempo di pensarci. Chi gli sta intorno prevede che continui così, alla giornata, almeno fino a Pasqua. L’osservatore esterno non sa se augurarsi che si circondi subito di gente fidata, o che vada avanti con questa spontaneità per non farsi ingabbiare. Ma deve ammettere che lui, Papa Francesco, non appare preoccupato o incerto su dove mettere i piedi o su che cosa dire. Con la sua disarmata sicurezza, pare Papa da sempre. – E’ un aggiornamento della mia lettura del Papa nuovo pubblicato oggi dal “Corriere della Sera” con il titolo Sta facendo tutto da solo.
Stamane Papa Francesco – dopo la messa nella chiesa di Sant’Anna, che è la parrocchia della Città del Vaticano – è uscito per la strada, fuori del Cancello di Sant’Anna, indossando ancora i paramenti, per salutare la folla che lì si era assiepata. Terrore del mio amico Domenico Giani, comandante della Gendarmeria, che aveva una faccia somigliante a quella che hanno i genitori quando seguono un loro bimbo che si avventura tra le automobili.
Aggiornamento del post alle 15.00 del pomeriggio. Ho proposto al direttore del “Corriere della Sera” una mini rubrica intitolata Un Papa nuovo che ha questo attacco: “Non è solo un nuovo Papa ma un Papa nuovo quello che abbiamo davanti agli occhi da quattro giorni”. Il direttore ha approvato e la prima puntata è uscita oggi, con il titolo Il silenzio per rispettare i laici. Nella pagina del blog Articoli del Corriere della Sera si possono leggere tutti i testi che ho scritto in questi giorni sul Papa nuovo.
Bellissime parole del Papa nuovo a noi giornalisti nell’Aula Nervi: ha appena spiegato il nome di Francesco e ha esclamato “quanto vorrei una Chiesa povera”. Per il nome ha raccontato che in Conclave aveva accanto l’arcivescovo emerito di San Paolo Claudio Hummes, “caro amico”, che – arrivato lo scrutinio ai due terzi e scoppiato l’applauso – “mi ha abbracciato, mi ha baciato e mi ha detto: non ti dimentichi dei poveri”. Ha raccontato che la parola “poveri” gli è entrata dentro e così gli è venuto il pensiero di Francesco, e poi della pace e anche la pace lo portava a Francesco: “Francesco di Assisi, l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo povero che ci dà questo spirito di pace. Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”. Quando ci sarà il testo trascritto, lo linkerò, ma volevo subito darvi, in diretta, le parole più vive. – Ora ora ha detto salutando che dà a tutti la sua benedizione, in silenzio, perchè accanto a quelli che sono cattolici, ci sono i non credenti: “Dio vi benedica”. Anche qui ci sarà bisogno di vedere il testo, l’ha detto in spagnolo tra l’altro. Ma ho capito che per rispetto ai giornalisti non credenti non dava la benedizione con la formula liturgica, ma si limitava a un pensiero benedicente affidato al silenzio. Forse questo è anche più straordinario dell’esclamazione sulla “Chiesa povera”. Due doni in una sola giornata.
Qui il link al testo completo.
“Il Paraclito fa tutte le differenze nelle Chiese, e sembra che sia un apostolo di Babele. Ma dall’altra parte, è Colui che fa l’unità di queste differenze, non nella ugualità, ma nell’armonia“: parole dette oggi da Papa Francesco nel saluto ai “fratelli cardinali”, utili per guardare serenamente alle relazioni ecumeniche e alla varietà interna alle singole Chiese. Le saluto con un bicchiere di Vino Nuovo.
Bergoglio è un gesuita, il primo Papa gesuita della storia: e si sa che i Gesuiti hanno nella regola l’impegno a non accettare cariche e onori. Come hanno fatto i cardinali a convincere ieri chi già non volle il Papato? Si dice che nell’ultima Congregazione generale Bergoglio abbia parlato di povertà e di purificazione della Chiesa dal “peccato”: forse i cardinali da quelle sue parole hanno compreso che ora l’umile argentino si sentiva pronto ad osare il Papato, ed ecco che accetta e si fa da gesuita francescano. – E’ un passo di un mio pomposo articolo pubblicato oggi come fondo dal “Corriere della Sera”: Il Gesuita con il saio. Sempre il Corsera ha oggi un altro mio pezzo, a pagina 2, sul saluto dalla loggia: Papa Francesco dice: “Vescovo e popolo“
Ho finito a mezzanotte a scrivere per “Porta a porta” e per il Corsera e a fare la diretta del Corsera online, ma sono felice della fatica che ho fatto, con moglie e figlia che mi facevano da segretarie e correvano di qua e di là, rispondevano ai telefoni, mi portavano bicchieri d’acqua e rileggevano i testi. Sono felice di Papa Francesco: non l’avevo previsto come non ho mai indovinato nessun Papa, ma sono contento della sua elezione. Un poco lo conoscevo ed era nella mia aspettativa per il Conclave del 2005, ora lo davo quasi a riposo. Ma è straordinario il tutto: il primo Papa che viene da fuori dell’Europa, il primo Papa del Sud del mondo [nel fondo dell’altro ieri sul Corsera avevo segnalato come probabile la scelta di un latino-americano], il primo Papa gesuita e un gesuita che prende il nome di Francesco… domani linko gli articoli che ho scritto. Ora – come messaggio notturno e carezza ai visitatori – mi fermo al nome: abbiamo un Papa Francesco dopo un Papa Benedetto: non è magnifico? Lo dico in riferimento a Benedetto da Norcia e a Francesco d’Assisi. Sono felice di questi santi e di questi papi. Un bacio a tutti i visitatori.
Diceva il portavoce Lombardi che tra la fumata bianca e l’affaccio del Protodiacono che annuncia il nuovo Papa potrà esserci un’attesa di 45 minuti. Qualcuno chiedeva “un comunicato immediato con la conferma dell’elezione e il nome dell’eletto” e l’ottimo Lombardi così svolgeva la sua pedagogia dei segni: “L’incertezza dell’attesa fa parte del fatto. Ricordo nel 2005 che alla Radio Vaticana discutevamo del colore de fumo e telefonavamo a monsignor Boccardo chiedendo quando avrebbe suonato la campana. Dobbiamo guardare il comignolo e osservare se la campana inizia a muoversi, è più bello così che non sapere tutto subito”. Insegnare ai giornalisti l’attesa è come tenere tra i due canapi i cavalli del Palio di Siena. Aspettando che il campanone inizi a dondolare metto il link a un mio articolo pubblicato oggi dal “Corriere della Sera” sui dieci cardinali “più nominati” al momento dell’extra omnes: scriverlo è stato per me un buon esercizio, non per prevedere l’eletto – che non è impresa disponibile ai media – ma per farsi un’idea dei volti della comunità cattolica.
Solo nel 1939 (Pio XII) e nel 1963 (Paolo VI) si ebbero dei Papi annunciati: c’erano la guerra incombente e il Concilio già avviato a determinare le volontà degli elettori secondo indicazioni rapidamente maggioritarie. Questo, come tutti gli altri dell’ultimo secolo, è invece un Conclave aperto a molte soluzioni. E’ un merito degli ultimi Papi averle predisposte con la chiamata al cardinalato di uomini di tutto il pianeta. – E’ l’innocua conclusione di un mio fondo pubblicato oggi dal “Corriere della Sera” in prima pagina con il titolo Lo spirito dei tempi. La scelta moderna della Chiesa.
Otto Conclavi in cent’anni, per otto Papi che hanno “regnato” mediamente per quasi 13 anni. Rispetto a quelli dei secoli precedenti si è trattato di Conclavi veloci e senza le interferenze politiche che si erano avute fino a quello del 1903 che vide il veto dell’Austria sul cardinale Rampolla. Il più rapido è quello che elegge Pio XII nel 1939 con tre scrutini, il più lungo è quello che nel 1922 aveva eletto Pio XI con 14 scrutini. Nell’insieme inducono a prevedere breve anche il Conclave che si apre domani. – E’ l’avvio di un’intera pagina del “Corriere della Sera” di oggi nella quale narro in breve gli otto conclavi degli ultimi cent’anni: Il secolo degli otto Conclavi brevi.
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