Sono a Trento per conferenze e rientro troppo tardi per il gazebo di piazza Madonna dei Monti dove sarei andato a votare Matteo Renzi se fossi stato a Roma. Condivido le ragioni fatte valere dagli amici Andrea Sarubbi, Giorgio Tonini, Stefano Ceccanti per nominare quelli che mi vengono in mente tra quanti hanno detto che voteranno Renzi. Un sms di Ceccanti che mi è arrivato nel pomeriggio dice: “Io voto Matteo Renzi per una rinnovata ambizione maggioritaria”. Aggiungo che vedo in Renzi un vero stacco dal peso del passato che è grande nel Pd. Mi rendo conto che ci sono elementi di avventura, ma preferisco l’avventura al risaputo e non condiviso.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Il 30 novembre compie cent’anni Arturo Paoli, indomito prete di Lucca che si diede da fare per salvare ebrei durante l’occupazione nazista [ha avuto il riconoscimento di “giusto delle nazioni”] e cento anni avrebbe oggi un altro prete lucchese che fu fucilato nell’agosto del 1944, a 33 anni, per aver nascosto un ragazzo ebreo. Ieri e oggi si fa a Lucca un convegno in sua memoria: La Chiesa di fronte all’estremo: don Aldo Mei, la Diocesi di Lucca e oltre. l convegno ha parlato anche il centenario don Arturo. Mi ero occupato della bella figura di don Mei nel volume Nuovi martiri e qui si può leggere il profilo che ne tracciai, aggiornato alle ultime pubblicazioni. Nel volume pubblicato per il centenario della nascita [Don Aldo Mei martire del XX secolo] c’è un’edizione critica del “testamento” che don Aldo scrisse nelle pagine bianche del breviario. La sostanza si conosceva già. Ma quelle ultime parole di un martire dell’aiuto agli ebrei erano state depurate dalle allusioni alla vita quotidiana che invece sono nell’edizione critica e che a me suonano come le più care. Per esempio scrive alla perpetua Agnese Perfetti: “Vi lascio il letto di legno – le pecore il migliore arnia di api – arnia completa e le altre bestie compreso piccioni e quel che resta di generi alimentari“. Trovo straordinario che quest’uomo di 33 anni appena udita la sentenza di morte si preoccupi di donare alla donna che governava la sua casa “contadina” le cose di cui lei aveva cura: il letto, le pecore, le api e i piccioni. Nel primo commento una poesia di Elena Bono dedicata ad Aldo Mei.
Il meglio per tutti sarebbe che Monti resti chi è e dov’è, senza partecipare né direttamente (candidandosi) né indirettamente (“siamo noi che ci richiameremo a lui”) alla battaglia elettorale. La sua forza sta nell’indipendenza dagli schieramenti e la perderebbe appena “sceso in campo”. Mantenendosi libero sarà il candidato giusto per una rapida elezione al Quirinale o potrà continuare a guidare un “governo di buona volontà” se nel nuovo Parlamento non vi sarà una vera maggioranza.
“Sto vivendo tutto con serenità, dopo aver superato le varie fasi ed essere arrivata all’accettazione, senza rassegnazione. La malattia è comunque una grande esperienza che se vissuta in un certo modo, ti fa cambiare, ti arricchisce e porta del bene anche a chi ti è accanto”: sono parole rivolte a me da un’amica – Lina Biora – che è stata straordinariamente mite e forte nella malattia che se l’è presa lo scorso giugno. Nella pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto, al capitolo 7. La vita è mutata ma non è tolta, paragrafo b. Il santo è colui che acconsente alla morte, con il titolo Parole di Lina Biora nel fuoco della malattia trovi la sua storia che la fa splendere come un astro del cielo.
Ho ritirato alle 09.30 in Sala Stampa Vaticana il volume del papa intitolato L’infanzia di Gesù [in coedizione Rizzoli – Libreria Editrice Vaticana, pp. 174, 17 euro] che arriva oggi ai librai e me ne sto in casa a leggerlo e a scriverne. Per me è una giornata felice: ascolto un altro cristiano – il papa – che parla di Gesù e mi preparo a narrare ad altri la sua ricerca del volto del Signore. Mando un saluto a chi non ha simpatia per Benedetto e gli dico che forse potrebbe imparare ad amarlo leggendo i suoi tre volumi che vanno sotto il titolo generale Gesù di Nazaret: il primo trattava della vita pubblica “dal battesimo nel Giordano fino alla trasfigurazione” (2007), il secondo andava “dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione” (2011), questo terzo tratta dei “Vangeli dell’infanzia” e intende porsi – dice l’autore nella premessa – come “come piccola sala di ingresso ai due precedenti volumi”.
Aggiornamento al 21 novembre. Qui si può leggere una mia abbondante recensione del libro del papa pubblicata oggi da LIBERAL alle pagine 8 e 9 con l’esiguo titolo “Identikit di Gesù Bambino”.
Ho contato due volte le oche di Eulalia allevate nel Claustre ed erano tredici come gli anni di lei. Là accanto, sulla soglia dell’Ardiaca, ho decifrato la parabola delle rondini che annunciano la veloce verità e della tartaruga che porta la lentissima giustizia. All’Università Ramon Llull, Facultats de Comunicaci, ho disputato con venti dottori della Esglesia e del periodismo. Ho sostenuto che i papi stanno passando dal governo alla missione e che i media continueranno a favorirli perchè unici, bianchi e ideologicamente semplici. Ho detto che un giorno l’intera cristianità accetterà di avere nel papa un portavoce che avrà il compito di parlare a nome di tutti. [Nel primo commento la spiegazione delle parole inusuali]
Un vescovo in pensione, Lorenzo Chiarinelli, più sveglio che mai, racconta la “gioia della liberta’” sperimentata con la rinuncia al ministero per limiti di età e afferma di sentirsi come il giovane David che lascia la corazza di Saul e recupera la fionda. Io commento le sue parole tirando in ballo pretestuosamente l’eretico Lutero e il martire Padovese, nonché i cardinali Biffi Martini e Ratzinger che ugualmente lamentarono il peso dell’armatura ministeriale e desiderarono tornare alla fionda della giovinezza. Trovi qui, in un “colloquio” della rivista IL REGNO, la sua riflessione e la mia divagazione Libero come un cristiano.
Alla stazione dei treni un bimbo forse di cinque anni salta al collo di uno come me che torna da lontano e gli dice ‘Ma nonno sei invecchiato in questi giorni. Sei invecchiato qui e qui’ e gli tocca le basette che sono bianche. ‘Mi sa che hai fatto qualche compleanno in quel posto dove sei stato’.
“Chiunque ha paura e trema, torni indietro e fugga dal monte di Gàlaad“: Vittorio Bachelet citando queste parole – che il Libro dei Giudici mette in bocca a Gedeone – esortava nel 1973 i dirigenti dell’Azione Cattolica, della quale era presidente, a non temere la diminuzione numerica dei praticanti e delle vocazioni. Ho riletto quell’invito partecipando l’8 novembre a Sant’Ivo alla Sapienza – in Roma – alla presentazione del volumetto di Angelo Bertani intitolato “Bachelet. Testimoniare da cristiani nella vita e nella politica” (La Scuola 2012, pp. 155, 9 euro). Brindo con un bicchiere di Vino Nuovo all’interpretazione coraggiosa della crisi quantitativa della Chiesa Cattolica data allora da questo grande pedagogo della vita ecclesiale che oggi veneriamo come un martire della giustizia.
Riprendo la fiera degli ossimori che era in pausa da maggio [Ossimori 7: Pianti di gioia] con “O viva morte, o dilettoso male”: settimo verso del sonetto del Petrarca Se amor non è, che dunque è quel ch’io sento? (Canzoniere 132). Questo è l’ultimo verso: “e tremo a mezza state ardendo il verno”. Mario Luzi: si esprime nel linguaggio della morte / ogni nostra vita, in “Rosales”, BUR 1983, p.117. Ancora Luzi in “Ipazia”, BUR 1978, p. 106: Una donna muore per la vita, non per la morte. Sempre Luzi: A volte si tocca il punto fermo e impensabile / dove nulla da nulla è più diviso, / né morte da vita / né innocenza da colpa, / e dove anche il dolore è gioia piena (“Su fondamenti invisibili” 1971). “Vivere la morte” titolo di un volume di Enzo Bianchi, Gribaudi 1983. Sequenza di Pasqua: “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello”. – “Viva la muerte!” grido del franchismo contestato da Miguel De Unamuno. “Morendo ha distrutto la morte”: prefazio ambrosiano della Notte di Pasqua.
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