“Se io fossi stato il cardinale Sodano non avrei fatto fare i funerali di Stato a Madre Teresa di Calcutta trasportata su di un affusto di cannone“: parole di don Luigi Di Liegro – contenute in un testo inedito che appare ora come appendice di una biografia pubblicata da Il Mulino – alle quali brindo con un bicchiere di Vino Nuovo. Il testo della mia partecipazione alla presentazione del volume di Maurilio Guasco, Carità e Giustizia. Don Luigi Di Liegro (1928-1997), avvenuta venerdì a Roma Tre, può essere letto qui.
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Il riscatto del disabile costituisce una frontiera decisiva per le possibilità dell’umano nella nostra epoca. Non avveniva in altre epoche. E quando noi ci concentriamo giustamente sulle difficoltà del momento e diciamo “ora si tagliano i fondi per i disabili, ora c’è meno attenzione, stiamo facendo dei passi indietro”, diciamo parole giustissime, ma dicendole non dovremmo perdere di vista che questo passo indietro si verifica in un trend che è positivo e che è straordinariamente positivo, anzi: storicamente inedito. E’ forse questo l’argomento più forte per amare la nostra epoca: perché mai in nessuna il disabile è stato accolto e aiutato come in questa nostra. – E’ un brano di una conversazione che ho tenuto alla Cittadella dell’Oasi di Troina il 7 ottobre. L’Oasi si occupa della salute dei disabili e io parlavo a braccio in un’assemblea molto affollata. Qui si può leggere la trascrizione delle mie parole: Il riscatto del disabile un segno dello Spirito per la nostra epoca.
“Sono figlio di un lavoratore che è stato clandestino negli Usa. Non se ne vergognava lui e non me ne vergogno io, che grazie ai sacrifici di mio padre in terra straniera tanto ho ricevuto insieme alla famiglia“: parole di don Luigi Di Liegro (1928-1997) alle quali brindo con un bicchiere di Vino Nuovo. Come si può vedere nella pagina CONFERENZE E DIBATTITI elencata sotto la mia foto, oggi pomeriggio sono tra i presentatori di un volume su questo apostolo dei poveri nell’aula magna del Rettorato dell’Università di Roma Tre: “Carità e Giustizia. Don Luigi Di Liegro (1928-1997)” (Il Mulino, pp. 337, 25 euro).
Per i cent’anni dei Dehoniani a Bologna sono nella città che mi fu cara. Serata ai “Martedì di San Domenico” e stamane a piedi da via Nosadella alla stazione, tirandomi dietro il trolley, per godermi i portici e la luce. Saluto il maestoso platano di piazza Malpighi che troneggia da un cortile rialzato al n. 16: se non lo conoscete andatelo a vedere. Ovviamente è in internet. Non solo è altissimo e allarga le tante braccia, ma si sporge da quel rialzo come le donne alte che comunque portano i tacchi e vanno imperiose tra la folla del market. Passo poi per la Sala Borsa, in Piazza Maggiore, che oggi è sede della Biblioteca Comunale. In un lato del magno cortile è ricavata la Salaborsabebè: un ambiente lungo e alto, affollato di cuscini e di giocattoli, con l’angolo per l’allattamento e il fasciatoio. Ho contato una trentina di mamme che cantavano una filastrocca a una quarantina di bimbi, guidate da un’animatrice. Due erano nere e due arabe. C’era anche un nonno. Sulle vetrate era scritto: “Prendi in braccio il tuo bambino e leggi con lui”. Ho accostato il trolley ai passeggini parcheggiati all’entrata, mi sono seduto su un cuscino e ho rischiato di perdere il treno. Mi sembrava di stare in paradiso.
Da oggi sul sito del «Corriere» i lettori possono contribuire alla verifica e al riscontro delle notizie: ogni giorno alcuni articoli di Corriere.it saranno accompagnati dal logo fact checking, cliccando sul quale si potranno segnalare errori o fornire nuovi elementi conoscitivi. Sono contento di questa novità: pare che il Corsera sia il primo quotidiano europeo a utilizzare tale possibilità di coinvolgimento del lettore, che abitualmente è impotente di fronte a un errore o a una manipolazione in ciò che sta leggendo. Che sia primo o no, è buona cosa che l’abbia fatto: l’esperienza mi dice che è difficilissimo a un giornalista riconoscere l’errore che ha compiuto perché la testata non vuole brutte figure: finalmente un segnale che va in senso contrario.
“Da pisano mi è stato difficile scegliere un fiorentino. Una volta superato questo ostacolo ce ne sono stati altri due, che però ho trasformato in raccomandazioni al candidato. La prima è: attenzione ai toni, guidare una coalizione che ha per perno un partito nato da soli cinque anni è impresa che si può perseguire solo con un uso della prudenza pari all’audacia. In secondo luogo non confondere la battaglia alle idee passatiste con una questione generazionale“: così il senatore Stefano Ceccanti in un articolo pubblicato oggi sull’Unità che si può leggere nel suo sito: Scelgo Matteo con qualche raccomandazione.
Gran festa oggi in via Urbana per la Comunità filippina che si riunisce a Santa Pudenziana: chissà che festeggiavano. Ma festa anche cento metri più in là (verso la fermata Cavour della Metro B) della Comunità lefebvriana e anche qui non sono stato a domandare per quale ricorrenza. Altri cento metri dopo la fermata della Metro c’è la piazza di Santa Maria ai Monti oggi festosissima con i giochi e gli spettacoli all’aperto dell’Ottobrata Monticiana. E nella stessa piazza gran folla della Comunità Ucraina che qui ha la sua sede romana e ovviamente proprio oggi cade una sua festa che pure non ho chiesto. La piazza che da un lato ha l’Ottobrata con i suoi stornelli e dall’altro gli Ucraini con i loro incensi, sul terzo lato ha la chiesa di Santa Maria ai Monti – mia parrocchia – dove la messa delle 11 aveva come ospiti d’onore un gruppo di africani cantanti e danzanti per la Giornata mondiale delle Missioni. E io felice per i miei duecento passi di festa in festa.
Lunedì 22 faremo memoria del beato Giovanni Paolo II e il 16 abbiamo ricordato l’anniversario dell’elezione. Il blog postpopuli mi ha intervistato ed ecco la prima domanda e la prima risposta: Sono passati 34 anni dall’elezione al soglio pontificio di Karol Wojty?a: come ricordi oggi quel giorno? “Come una grande sorpresa, la più grande della mia vita professionale. Un’improvvisazione della storia o della Provvidenza che ha allietato molti già solo per la sua novità, ha segnalato la possibilità di rinnovarsi della Chiesa di Roma e ha accelerato la caduta dei regimi comunisti. Ovviamente nulla ne potevamo sapere, al momento, di questo sviluppo, ma si capiva che molto di nuovo vi era in quell’elezione e quell’avvertenza aveva qualcosa di esaltante, di liberante”.
Sono per le dimissioni di Fini. O sapeva e dunque ha manovrato per favorire un parente, o non sapeva e allora vuol dire che si è lasciato imbrogliare dalla compagna e dal cognato. Del resto se se ne va che problemi ne vengono? Nessuno: e dunque vada, vada, vada…
Da Rovereto sono poi andato a Brindisi, ieri: in treno fino a Mestre e in areo dal Marco Polo al Papola-Casale. Mi era capitato una volta di dover andare da Reggio Calabria a Bassano ed ero andato in aereo al Marco Polo e poi da lì in bus e treno a Bassano. Non ho mai usato l’aereo per andare da Roma a Venezia, ma l’aeroporto Marco Polo lo uso come pedana in occasione di svariati salti per l’Italia. Mia gratitudine nel fare Venezia-Brindisi in un’ora, quando per nave i nostri antichi potevano impiegare una settimana. A Brindisi ero ospite di un appuntamento su Chiesa e Mafia organizzato da un cartello di associazioni e ho potuto visitare stamane il Castello Svevo, guidato dal “capitano di fregata” Parisi, brindisino colto che mi ha condotto per quel palinsesto di fortezze che oggi è sede del Comando Militare della Marina. Ma è stato castello bizantino svevo aragonese e nel 1943-44 ospitò i fuggiaschi Vittorio Emanuele III e il principe Umberto. Dal Castello sono sceso al lungomare del Seno di Ponente e attraverso il Viale Santa Margherita, che è tutto un cantiere, sono arrivato alla Scalinata di Virgilio che ho salito senza sapere se dovessi guardare in su alle colonne che si dice segnino la fine della Via Appia, o in giù al mare specchiante il sole. Per via Colonne sono approdato alla cattedrale, dove ho rivisto il mosaico che è sotto vetro sulla sinistra del presbiterio, unico resto della primitiva costruzione romanica. Li avrà visti quei mostri e quei fiori Isabella di Brienne, figlia di Giovanni di Candia e regina di Gerusalemme, che qui andò sposa a Federico II avendo solo 14 anni, nel 1225? Chissà se nei trasalimenti di quel giorno ebbe modo di vedere dove metteva i piedi. A Brindisi ho mangiato fichi in quantità, sia nostrani sia delle Indie, benissimo pelati dai miei garbati ospiti.
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