Il blog di Luigi Accattoli Posts

E’ “stato di polizia”, è “un’operazione mediatica”, è “persecutorio e inaccettabile” hanno detto da varie parti – specie Lega e Pdl – contro gli ottanta ispettori che l’Agenzia delle entrate ha inviato a Cortina il 30 dicembre. «Controlli a tappeto sull’intera area perché presumibilmente popolata in queste vacanze da ricchi sono del tutto inaccettabili e chiaramente ispirati a una concezione ideologica del controllo fiscale» è la sentenza di Fabrizio Cicchitto. Io invece batto le mani. L’evasione è un male grave che merita un contrasto deciso, il quale ha giustamente bisogno di un sostegno mediatico. Batto le mani anche a Tremonti che è all’origine di questa azione di contrasto. Polizia e carcere contro gli evasori totali mi vanno benissimo. Che bello che siano venuti da un governo di destra.

Aurelio Andreoli – letterato e scrittore – è malato di Aids, nella malattia si riscopre cristiano e racconta la riscoperta in un diario intitolato Il bacio di Francesco che dedica a Rosaria, la sua “compa­gna” che di Aids è morta e che l’Aids gli ha trasmesso:A Rosaria. Angelo di Dio, ti prego di accettare la dedica di questo libro. Il tuo nome accanto al mio, fin dalle prime pagine, mi dà forza e ti costringe a seguire le sorti di questo libro”. E’ l’attacco di un mio profilo che puoi leggere qui: Aurelio Andreoli: un credente nella notte dell’Aids. Il diario di Aurelio è stato pubblicato da Marsilio ed ha la prefazione di Ernesto Olivero. Da quando lo lessi io sono alla ricerca di notizie sulla morte di questo cristiano meritevole di memoria. Vorrei sapere chi l’ha accompagnato negli ultimi giorni, se abbiamo le sue ultime parole, dove sia sepolto. Ho chiesto all’Ufficio Stampa della Marsilio che ha fatto indagini e mi ha risposto che all’editore risulta il fatto della morte ma nè la data nè altro. Ho chiesto ad Olivero che mi ha dato la stessa risposta. Nulla ho trovato in Internet. Ora lancio la richiesta nella Rete: chi sa di Aurelio mi parli di lui.

A questo destino di felicità gli uomini sono ricondotti attraverso l’umanità di Cristo“: parole di Tommaso d’Aquino tradotte da Giacomo Tantardini e da lui poste a titolo di una “Meditazione sul Natale” tenuta nella cattedrale di Fidenza il 20 dicembre del 2006. Oggi don Giacomo è malato e io gli auguro la guarigione con un bicchiere di Vino Nuovo ringraziandolo per la passione del suo inno all’umanità di Cristo.

Abbandonammo i propositi di espanderci lungo la via della Seta e cominciammo a guardar piuttosto alle rotte oceaniche. E venne Colombo, e con lui il Nuovo Mondo. E’ così che va la storia: che non ha nessun senso, nessuna ragione, però, questo perdinci sì, un sacco di fantasia“. Sono quattro righe sognanti e graffianti di Franco Cardini, che leggo ora in un vecchio articolo di LIBERAL [Un francese alla corte del Gran Khan, paginone del 1° ottobre 2011, a recensione del Viaggio in Mongolia di Guglielmo di Rubruck, pubblicato dalla Mondadori]: conservo i giornali e li sfoglio quando trovo il tempo. Le dedico ai visitatori in questo scampolo dell’anno, favorevole alle riflessioni sugli anni e i millenni. Svolgo tre riflessioni nei primi commenti.

“Brutto figlio di puttana dove ti eri cacciato tutto questo tempo?” grida una barbona rossa di vino a un suo simile andandogli incontro affaccendata nella sala viaggiatori della stazione di Mestre. “Ce l’hai per me un regalino di Natale?” fa lui barcollando all’abbraccio di lei che tira fuori le Marboro. “Ma non quel regalo lì, l’altro” dice lui. “C’ho pure quello ma devi aspettare – risponde lei – il Capodanno lo passo con te brutto porco” e gli dà uno schiaffo dopo avergli aggiustato la berretta di lana come si fa a un bambino.

Sono a Vittorio Veneto dove stasera – in una cattedrale piena – ho tenuto l’ultima conferenza dell’anno, a chiusura della “fase due” di un convegno diocesano di lunga lena intitolato ABITA LA TERRA E VIVI CON FEDE. Ho fatto un rapido conto, scorrendo la pagina CONFERENZE E DIBATTITI elencata sotto la mia foto [lì si può vedere su quale argomento io abbia sproloquiato tra le 20,30 e le 21,15], e ho trovato che lungo il 2011 ho tenuto o partecipato a 66 incontri per tutta la penisola. Un’esagerazione. Faccio conferenze da trentasei anni ma da quando sono in pensione la faccenda ha preso un andamento maniacale. Si tratta di un’evidente sopravvalutazione dell’usato.

La freccia dell’anno sta per toccare il bersaglio e io vi saluto – nell’attesa – con tre versi che Elena Bono, cara amica di poesia, mette a conclusione – affidandoli a una voce fuori campo – dell’atto unico L’erba e le stelle dedicato agli ultimi giorni del poeta Virgilio, ricchi di presagi cristiani: “Il tempo di Dio è il tempo della musica. / Lode all’Altissimo. / Dall’erba e dalle stelle“.

«Hanno detto che io ti ammazzo e non ti pago [non mi condannano, ndr] perché sono malato. Ma io non ammazzo mia sorella» parole di Marco Ferraro, di Rosarno, un uomo con ritardo mentale che nel 2006 si rifiuta di uccidere la sorella Rosa – già donna di ‘ndrangheta e collaboratrice di giustizia – come gli era stato ordinato dai parenti sani di mente. A Marco, a Rosa e ai parenti tutti dedico un bicchiere di Vino Nuovo.

«In questo momento, in cui il mondo è continuamente minacciato dalla violenza in molti luoghi e in molteplici modi; in cui ci sono sempre di nuovo bastoni dell’aguzzino e mantelli intrisi di sangue, gridiamo al Signore: Tu, il Dio potente, sei apparso come bambino, Ti sei mostrato a noi come Colui che ci ama e mediante il quale l’amore vincerà. E ci hai fatto capire che, insieme con Te, dobbiamo essere operatori di pace (…) Amiamo il Tuo essere bambino, la Tua non violenza, ma soffriamo per il fatto che la violenza perdura nel mondo, e così Ti preghiamo anche: dimostra la Tua potenza, o Dio. In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fa’ che i bastoni dell’aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo»: così ha pregato papa Benedetto la notte di Natale, facendo suo il grido di Isaia.

«È l’ostinazione nel bene che fa grande la scelta di stare vicino a persone che non hanno altra risorsa che il tuo aiuto. Ed è lì che si impara il dovere della letizia, che gli africani più poveri conoscono così bene»: parole del collega Paolo Rumiz da me ascoltate in tv. Ad esse dedico un bicchiere di Vino Nuovo e con esse auguro buon Natale ai visitatori.