Leggo sul Corsera di ieri la cieca storia di Medine Memi, ragazza kurda di 16 anni sepolta viva dai familiari a Kahta, in Turchia, perchè aveva “amici maschi”. Mi interrompo per parlare al telefono con la mia figlia di sedici anni che sta andando al cinema con le amiche e bisticciamo sul ritorno a casa nella notte romana. Con due telefonate agitate decidiamo che andremo a prenderla all’uscita dalla sala. Pieno di confusione cerco Kahta sull’atlante e non la trovo. Immagino che non sia lontana dalla regione di Van, nella Turchia sudorientale, dove sono i miei amici Ugolini: vedi post del 14 gennaio. Li penso con amore e mando un bacio a Medine.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Ho visto il film L’UOMO CHE VERRA’ di Giorgio Diritti, che racconta le stragi tedesche dell’autunno del 1944 nella zona di Monte Sole, comune di Marzabotto, provincia di Bologna: sono contento che sia stato realizzato e invito a vederlo. Finalmente un film che descrive con realismo i partigiani e i tedeschi, senza l’abituale esaltazione ideologica della resistenza, con buona presa sui fatti. Mette in risalto il legame delle comunità contadine dell’Appennino bolognese con i suoi preti, che non le abbandonano e muoiono con loro. Il dramma è visto e narrato con gli occhi di una bambina muta che sopravvive con un fratellino allo sterminio di tutta la sua famiglia e che in un quaderno di scuola scrive: “Ho capito che ci sono tante persone che vogliono ucciderne tante altre ma non so perchè”. Chi ha letto il volume di Luciano Gherardi, LE QUERCE DI MONTE SOLE. VITA E MORTE DELLE COMUNITA’ MARTIRI FRA SETTA E RENO. 1848-1944 (Il Mulino 1986), ritroverà persone nomi luoghi gesti e parole che conosce. Nel primo commento un suggerimento di lettura all’interno di questo blog, nel secondo la lode di una recensione del film.
I miei figli – che mi aiutano nella gestione informatica del blog – hanno ripristinato la voce REGISTRATI che era scomparsa dalla home page, pare da alcuni mesi, non sanno dirmi come e perchè. Succedeva dunque che nessun nuovo visitatore desideroso di lasciare commenti riusciva a registrarsi: ringrazio chi, scontrandosi con questa difficoltà, non si è arreso e mi ha costretto a rimediare. Chiedo scusa a chi non è potuto entrare e lo invito – se mi legge – a riprovare: ora la funzione è riattivata. Io ero ben meravigliato vedendo che i visitatori aumentavano ogni mese ma non compariva da tanto nessun nuovo “commentatore”. Mi dicevo: vorrà dire che il pianerottolo ha perso la vecchia capacità di attirare i commenti. Invito i visitatori involontariamente respinti a mostrare che non è vero, tornando a bussare. Chi dormiva finalmente si è svegliato ed è pronto ad aprirvi. Luigi
– E’ lei il giornalista? De che tratta?
– Il Vaticano.
– Io i preti li ammezzerei tutti.
– Sono tanti, più di quattrocentomila e sono sparsi in tutto il mondo.
– Ma perchè non hanno ammazzato sei milioni di ebrei? E allora ammazziamo 400 mila preti, che sarà mai…
– Non sarebbe una buona cosa.
– Ce ne so’ tante de cose cattive che questa sarebbe la meno.
– E poi su 400 mila ce ne sono anche di buoni.
– Non ce l’ho tanto coi preti, quelli pure pure. Li farei fuori dal rosso in su.
– Allora sono circa cinquemila, ma anche tra i vescovi ci sono quelli bravi.
– E no, eh! Chi comanda è responsabile. Ha visto il presepe de San Pietro?
– Sì, era bello anche quest’anno.
– Quelle statue alte alte e il Bambinello e tutti che danno la benedizione, ma li intorno ci sono i barboni e a quelli mica je guardano. Manco li vedono.
– Ci sono tanti cristiani che soccorrono i barboni.
– Lo fanno quelli de Sant’Egidio, ma non lo fanno i preti rossi.
– Sono un’unica famiglia, preti e cristiani.
– Allora non m’ha capito: io non ce l’ho coi cristiani, ce l’ho coi preti!
Conversazione tra un visitatore e una portantina nel reparto Degenti della clinica odontoiatrica del Policlinico Umberto I, stamane verso le ore 10.00.
“Io sono Emma, radicale. Loro sono il Pd. Io ho i miei guai, loro hanno i loro”: così ha parlato Emma Bonino nell’intervista all’Espresso. Infatti io sono un elettore del Pd e ho problemi a votarla alla Regione Lazio. Se le elezioni fossero oggi non la voterei. Mi convince su tutto il resto e mi è cara come persona, ma sono lontano da lei sui temi etici: perché io la voti deve dire su questi, da qui al 28 marzo, qualcosa che mi convinca. Ho votato Nicola Zingaretti alla provincia e mi è andata bene. Ho votato Rutelli al comune e mi è andata male. Ho votato Marrazzo alla regione e mi è andata malissimo. Ora ci voglio pensare bene. Già sono contrariato dal fatto che il Pd non abbia fatto le primarie per il Lazio. Io credo nelle primarie, quando sono vere. Aprire qui un dibattito sulla candidatura Bonino è per me un sostituto delle primarie che non ci sono state. Aiutatemi a cercare i pro e i contro della candidatura Bonino.
“Il Buon Samaritano c’è e lo puoi incontrare per strada. Anzi, in autostrada: vedi il caso della Trieste-Udine, una sera gelida di questo gelido gennaio. Gloria Pelizzo, chirurgo d’avanguardia, sta tornando a casa sua, sulle colline udinesi, dove l’aspettano marito e figli. Alla fine di un’altra giornata stressante trascorsa in sala operatoria, non vede l’ora di arrivare. Superato un furgone dell’Aci, all’improvviso la sua auto non risponde più ai comandi: in un attimo, a centotrenta all’ora, viene proiettata sul muro di contenimento del costone carsico che la respinge poi sul gard-rail opposto. «Qui finisco arrosto», racconta di aver pensato Gloria, che, con la lucidità che le consente il mestiere e una buona dose di sangue freddo, capisce subito di esser restata viva per miracolo. Invece no, niente arrosto per stavolta, grazie anche all’immediato intervento dell’efficientissimo personale dell’Aci. Ma questo è solo il primo dei miracoli, in questa storia, e non il più grande“: è la prima parte di una parabola autostradale narrata oggi da AVVENIRE in seconda pagina, a firma Gabriella Sartori. Chi voglia conoscere tutti i miracoli di quella sera e come vestisse il samaritano che saliva da Trieste a Udine, vada al primo commento.
Per la terza volta in undici mesi oggi papa Benedetto ha nominato uno stabilimento Fiat che rischia di chiudere: quello di Termini Imerese, mentre il 24 maggio aveva parlato della “precarietà preoccupante” di quello di Cassino e il 1° marzo aveva implorato un “futuro” per gli operai di quello di Pomigliano d’Arco.
Il quarto desiderio riguarda la libertà. Mi viene di dirlo con una canzone di Vasco Rossi che è stata un poco il simbolo della rivoluzione giovanile degli ultimi decenni: “Liberi liberi” (1990). Libertà innanzitutto di muoversi sul pianeta. Libertà dai muri e dalle frontiere. E’ caduto il muro di Berlino, è stata spazzata via la cortina di ferro, si sta aprendo la Cina (internet si appresta a scavalcare definitivamente la Grande Muraglia), la televisione mina nel profondo qualche muro invisibile che circonda il mondo dell’islam. Libertà planetaria dunque, ma anche libertà nella vita privata e pubblica. E’ questa la novità che più spaventa noi padri e madri e che percepiamo generalmente come troppa libertà, assenza del limite, negazione di ogni disciplina. Un grande vento che rischia di portarci via i figli. – E’ vero, l’abuso della libertà è un rischio per l’umanità di oggi. Ma prima del rischio della libertà viene il dono della libertà, che è uno dei nomi di Dio: egli non è solo bontà, bellezza e giustizia; egli è anche libertà, cioè vittoria sul limite. E noi, suoi figli, siamo chiamati a cercare e realizzare una sempre maggiore libertà. Libertà che vuol dire pienezza e Dio in noi. La verità vi farà liberi. Dobbiamo educarci al buon uso della libertà, ma dobbiamo innanzitutto lodare Dio per il suo dono, che non è stato mai così grande. Dovremmo in qualche modo intuire che il desiderio di libertà – sempre crescente – che ha l’uomo d’oggi è in definitiva un desiderio di Dio. – E’ un passaggio della conferenza che terrò domani a Loreto, a un convegno sui CERCATORI DI DI DIO, intitolata CHE COSA ATTENDE E DESIDERA L’UOMO D’OGGI. La sto preparando a Recanati, in casa di uno dei miei fratelli e da qui saluto i visitatori, augurando a ognuno buona domenica.
“I pellegrinaggi dei malati a Lourdes per ferrovia quaranta, cinquant’anni fa erano un po’ diversi da quelli attuali. Il carico e lo scarico degli ammalati si effettuava tutto a braccia con squadre di cinque o sette persone; i barellati venivano introdotti nei vagoni attraverso i finestrini”: ho trovato questo spunto descrittivo di sapore evangelico alle pp. 166-169 – capitolo Testimonianze – del volume L’Oftal a Milano. Appunti di cronaca, spunti di riflessione, Ancora, Milano 2009. In quelle pagine vi sono anche due belle foto descrittive delle cinque o sette persone che alzano – stando sulla punta dei piedi – le barelle all’altezza dei finestrini dei vagoni, dai quali altri volontari le afferrano e tirano dentro. Quelle foto mi hanno richiamato il paralitico di cui narrano i Vangeli di Marco e Luca: “Non potendo portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico” (Marco 2). Vedi una redazione più completa di questa parabola nella pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto, capitolo 21.
Sono stato ieri al liceo Ariosto di Ferrara a parlare dei Giusti delle Nazioni nella Giornata della memoria e ho visto – sulla sinistra del viale di ingresso – la magnolia dedicata a Giorgio Bassani, i dieci melograni che ricordano il genocidio armeno e i 25 ulivi che portano i nomi dei 25 ebrei cacciati dal liceo nel 1938 in applicazione delle leggi razziali: sei morirono nei campi di Auschwitz e Buchenwald e a loro sono intitolate sei aule. “Gli olivi ormai sono cresciuti e l’anno scorso ne abbiamo cavato dell’olio mentre quest’anno abbiamo messo le olive in salamoia. Olio e olive che vengono offerte in omaggio agli ospiti del liceo” mi hanno detto i professori del gruppo ESERCIZI DI MEMORIA che mi avevano invitato. L’incontro è stato molto vivo. Vi partecipavano dieci classi e prima della mia conferenza sono stati proiettati dei video curati da diverse classi con interviste e narrazioni di viaggi ad Auschwitz. Le piante mi sono molto piaciute. C’era neve sul prato e i giovani olivi sembravano infreddoliti come i ragazzi che sciamavano per i vialetti alla fine delle lezioni. Nel primo post la poesia di Bassani – che fu alunno del liceo – alla quale si ispira l’omaggio della magnolia.
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