“La Bibbia giorno e notte. I mille volti di un’esperienza indimenticabile. A cura di Giuseppe De Carli e Elena Balestri. Un progetto fotografico di Filippo Onorati e Luca Adami”, Editrice Velar-Rai.Eri. Hanno pubblicato un volumone con le foto dei lettori della Bibbia tra i quali ero io: vedi post dell’11 ottobre 2008. Ma la mia foto non c’è. Ci sono quelle di tanti giornalisti, da Ferruccio De Bortoli a Orazio La Rocca, da Bruno Vespa a Mimmo Muolo e la mia no: che rabbia, che rabbia! Anzi no, è meglio così. Magari venivo male.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Perderti è come scordarsi di vivere”: letto a Roma su un muro di via Ferruccio, angolo via Buonarroti. In un post del 30 novembre 2008 proponevo alcune varianti interpretative di un’altra scritta romana – “Non so vivere senza la mia vita” – simile nel significato a questa che ho letto oggi.
“Da quando Cristo è risorto la gravitazione dell’amore è più forte di quella dell’odio” ha detto Benedetto nell’omelia della Veglia Pasquale. E poco fa il cardinale Carlo Maria Martini nella trasmissione “Frontiere dello Spirito” di Canale 5 (vedi post del 5 e del 10 aprile): “Si può dimostrare storicamente che a partire dalla resurrezione di Gesù è nato il fenomeno della santità, che era sconosciuto al mondo antico”. Nella stessa trasmissione, colloquiando con Cecilia Sangiorgi, il cardinale ha invitato a “pensare” alla resurrezione di Gesù come a “un grande scoppio di luce, di vita e di gioia”. Benedetto una volta – la notte di Pasqua del 2006 – aveva “descritto” la resurrezione come “la più grande ‘mutazione’, il salto assolutamente più decisivo verso una dimensione totalmente nuova, che nella lunga storia della vita e dei suoi sviluppi mai si sia avuta: un salto in un ordine completamente nuovo, che riguarda noi e concerne tutta la storia”.
Guidami tu, luce gentile, nel buio che mi avvolge.
Nera è la notte e la mia casa è lontana.
Guidami tu, custodisci il mio passo.
Non ti chiedo di vedere l’orizzonte lontano,
Un passo alla volta è abbastanza per me.
(John Henry Newman)
Domenica il cardinale Carlo Maria Martini parlando a “Frontiere dello Spirito” (vedi post del 5 aprile) aveva fatto ricorso a questa preghiera in forma di poesia del grande Newman per indicare quale fosse oggi la sua invocazione nella fede. La propongo ai visitatori dal buio dell’Orto degli Ulivi e dei fratelli di Abruzzo.
“La natura sarà arrabbiata con noi. Dio è con noi anche nel dolore, ma noi non possiamo capirlo. Noi non abbiamo gli strumenti per capire la volontà di Dio”: così Alda Merini parla stasera del terremoto al “Chiambretti Night” di Italia 1, dicendosi “abbastanza” credente. “Anch’io sono stata ‘terremotata’ da un manicomio all’altro. Ognuno di noi ha avuto le sue scosse, però è nel momento del dolore che bisogna stringere i denti. Noi adesso partecipiamo a questa tragedia italiana, però non fermiamoci al dolore. Stringiamo i denti e andiamo avanti. Dio guarda tutti, ci vede, guarda i terremotati, vede gli infelici e non abbandona il mondo. Io sono sicura. E uno dei mezzi perchè Dio ci ascolti è proprio la poesia, la preghiera, il canto. Anche nel dolore bisogna saper vincere. In questi momenti di tragedia la forza del poeta può aiutare: lui che ha subito, che ha saputo magnificare il dolore credo che serva da esempio per chi è colpito. La mia ignoranza di poeta e di donna non capisce il male. Mi rifiuto. Il silenzio non deve essere un silenzio mortale, ma di rinascita; un silenzio di compassione, ma non di sconvolgimento totale. Guai se si perde la speranza nella nostra forza”. Brava Alda!
“Santa Maria della Confusione” è un “titolo” dato alla Madonna che non avevo mai sentito prima di venire a Salemi, Trapani, dove sono stato tre giorni e dove mi trovo ancora mentre scrivo questo post. Il parroco della Chiesa Matrice, don Salvatore Cipri, mi ha invitato a tenere tre incontri di preparazione alla Pasqua (vedi alla pagina “Conferenze e dibattiti” elencata sotto la mia foto) e sono stati per me, mia moglie e la figlia più giovane, tre giorni caldi di incontri e di vedute. Quell’immagine della Vergine è venerata nella Chiesa dei Cappuccini e rappresenta una Madonna piangente con intorno i simboli della passione: la lancia, la spugna dell’aceto, i chiodi e la colonna della flagellazione. Così don Salvatore me ne ha spiegato il nome: “Come una mamma resta confusa, cioè addolorata e smarrita, oltre ogni capacità di comprensione, davanti alla morte di un figlio, così Maria per Gesù”. Mia moglie ha detto che Tonino Bello l’avrebbe chiamata: “Maria donna della Confusione”. Mi sono sembrate parole degne e ho voluto raccontarvele, anche per ringraziare gli amici che ci hanno ospitato a Salemi, ci hanno accompagnato all’isola di Mozia e a Selinunte, ci hanno fatto assaggiare cibi ed frutti e dolci di straordinaria bontà: Maria e Calogero, Alessandro, Giuseppina e tanti e tutti.
Invito i visitatori a scegliere la Caritas italiana per inviare aiuti o per indirizzare volontari che volessero portare soccorso ai colpiti dal terremoto. Conosco responsabili e operatori di questo organismo, che so affidabile da sempre. Aggiungo uno spunto personalissimo sul gesto di donazione per chi è colpito dalla sventura: credo vada considerato come una componente essenziale della vocazione cristiana, il cui esercizio ora può ottimamente accompagnarsi alla celebrazione della Pasqua. Un cristiano non tralascia il servizio della carità così come non fa a meno dei sacramenti e della Parola di Dio. Questo è il link per le modalità di intervento in Abruzzo indicate dalla Caritas italiana: http://www.caritasitaliana.it/pls/caritasitaliana/V3_S2EW_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=1325&rifi=&rifp=
Caterina è una bambina romana di quattro anni che mi è cara. I genitori hanno una casa a Lucoli, paesino in provincia dell’Aquila dove ha infuriato il terremoto. Papà e mamma le spiegano che a Lucoli ora ci sono bambini con la casa rotta e lei fa la sua proposta: “Possiamo dirgli di andare nella nostra! Così hanno anche lo slittino”.
Ho appena ascoltato su Canale 5, Frontiere dello Spirito, la cara amica Cecilia Sangiorgi che colloquiava con il cardinale Carlo Maria Martini – spirito sveglio e parola affannata – sulla “note oscura”, in vista di un nuovo appuntamento per trattare della “notte luminosa” tra sette giorni, il mattino di Pasqua. Ha parlato, il cardinale, della notte di Gesù nell’Orto degli Olivi e di quella di Abramo che deve sacrificare Isacco. Di quella “da cui Dio trae il mondo”, cioè la notte della Creazione. Di quella in cui gli Ebrei sono liberati dall’Egitto. Ha detto d’aver appreso a vivere l’esperienza del buio ricordando che “la notte è sempre seguita dal giorno”. Ha confessato di aver avuto “molta paura da bambino” e poi ha detto con gratitudine: “In questo momento non ho paura”. Una pausa, per un sorriso. Ha concluso facendo sua l’invocazione al Padre – Abbà – che Gesù pronuncia nell’Orto: “Perché so che avrei di nuovo paura se dovessi essere sorpreso dalla notte della sofferenza, o da quella della morte, o da quella più terribile della fede”. – Dedico ai visitatori del blog le parole del carissimo cardinale come augurio di Pasqua. L’anticipo alla domenica dell’Olivo per farlo durare sette volte.
“Ti amo di più io”: letto sulla recinzione in lamiera di un cantiere in piazza Cittadella, a Verona. Lo immagino detto sportivamente, da una sicura di sè, che non si sta lamentando. Competition is competition.
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