Il blog di Luigi Accattoli Posts

Un brindisi per Maioba dottore in teologia! C’eravamo Francesco73, Nino e io nell’aula C12 della Gregoriana, oggi pomeriggio, a tifare per don Marco Statzu che difendeva la tesi di dottorato intitolata “Mistica dell’incarnazione. Per una conoscenza affettiva di Dio tra generazione eterna e opera interiore della grazia”. Moderatore il professore Elmar Salmann, il secondo lettore – non so ripetere il nome – gli ha fatto “domande cattive” ma don Marco si è difeso con mite fermezza. Alla fine i docenti si sono felicitati riconoscendogli d’aver mostrato – in dialogo con tre grandi cristiani: Meister Eckhart, Karl Rahner e Michel Henry – una possibile via per rendere “meglio comprendibile alla sensibilità contemporanea” il dogma dell’Incarnazione. Alcune suggestive espressioni di sintesi della tesi: Essere figli nel Figlio significa conoscere Dio, L’incarnazione è condensazione di Dio nella potenzialità umana, Ripartire dalla fenomenologia della vita di Gesù, La generazione eterna passa nelle trame della storia di ogni uomo. Felicitazioni al nuovo dottor theologiae a nome dell’intero pianerottolo.

Sono tornato a messa alla Trinità dei Pellegrini – la parrocchia personale romana dedicata alla forma straordinaria del rito romano – e di nuovo mi sono trovato bene, o forse meglio delle altre volte (vedi post del 15 e 17 giugno, 27 luglio 2008), magari perché sto imparando ad apprezzare il grande silenzio del canone, l’ottimo canto gregoriano, il rigore biblico e liturgico dell’omelia. I partecipanti non sono aumentati: stamane erano una settantina come il luglio scorso. Uno ha scattato una foto con il telefonino ai celebranti in processione. Quello che raccoglieva le offerte aveva un cagnetto in una borsa a tracolla. Un paio spiegavano tutto alle donne che erano con loro, forse non credenti. Il prete è sempre quello. Inalterato il suo scrupolo di non fare battaglie di sorta con l’omelia. Ha commentato il Vangelo – che era quello del Buon Pastore, in Giovanni 10 – con altri passi biblici e con altri passaggi della liturgia di oggi, senza dire nulla delle pecore e dei pastori dei nostri giorni. Ho già lodato il prete lefebvriano ascoltato a metà marzo nella Cappella di Santa Caterina, sempre a Roma (vedi post del 15 marzo), per il fatto che predicò senza neanche citare lo tsunami mediatico che allora investiva la Fraternità San Pio X. Ecco io sogno questo: che anche i celebranti della nuova liturgia imparino a staccare la loro parola dai fatti correnti. Il celebrante parla di Dio, non dei referendum, dei motu proprio e del preservativo.

Papaveri lungo i binari e neve sui monti dell’Abruzzo perseguitato dal terremoto e dal cattivo tempo. Torno da Chieti dove ieri avevo una conferenza. Alla fine mi hanno chiesto che cosa pensassi dei movimenti nella Chiesa: ho risposto che io amo tutto quello che si muove, terremoti esclusi.

“Fanculo tutti”: letto a Firenze su un muro a destra della ferrovia per Roma, poco dopo Rovezzano. Il 22 luglio 2007 in un commento a un post intitolato “Tenerezza romanesca” avevo registrato un analogo ottativo deprecativo scritto su un parapetto di Ponte Milvio a Roma: “Andate tutti a cagare”. Lì quel pensiero inclusivo era rivolto agli autori dei graffiti amorosi che coprono le pietre del ponte. Quest’altro messaggio augurale è per chiunque guardi dal treno. Chi ha detto che l’umanità vada smarrendo l’attitudine a pensare in grande?

In giro per conferenze (lunedì a Roma, martedì a Modena, ieri a Reggio Emilia, oggi a Genova, domani a Chieti) leggo le scritte sui muri, leggo i testi del nuovo Giovanni Lindo Ferretti, Ultime Notizie di Cronaca e leggo il giornale. Amo questo Ferretti che assiste la mamma inferma: “una madre in bilico / tra ieri e l’eterno”. “Tornato a casa” e tornato imprevedutamente cristiano: “nello Shabbat della contemplazione / e la Santa domenica nostra di Resurrezione” (vedi post del 19 gennaio 2007). Nel Corsera leggo la cronaca dei naufraghi che ci arrivano dalla Tunisia via Malta: “Adesso – dice Ekos – dovete farmi parlare con la mia famiglia e farmi vedere Esceth per seppellirla con rito cristiano perché noi siamo cristiani”. Un reduce come Ferretti e un naufrago come Ekos parlano cristiano in una lingua totalmente nuova. Forse ci aiuteranno a riamare il cristianesimo.

Sono contento della decisione di Berlusconi di partecipare al 25 aprile, come già per il soccorso agli immigrati respinti da Malta. Non approvo l’assenza da Ginevra sul razzismo e l’ininterrotta passerella sul terremoto. Due a due: per un governo che non ho votato, il pareggio è già qualcosa. Qui un mio commento alla presenza della Santa Sede a Ginevra: http://www.liberal.it/media/110160/21_04_liberal_05.pdf

“Il mio viaggio più bello sei tu. Forever”: letto sulla recinzione in lamiera di un cantiere in piazza Cittadella, a Verona. Questa scritta, copiata lo scorso novembre e conservata in un foglietto nella tasca sinistra della giacca, mi è tornata alla vista domenica mattina ascoltando in chiesa il salmo responsoriale: “Dica Israele: il suo amore è per sempre”. Ecco da dove vengono tutti i “forever”, “for ever”, “4 ever” che troviamo sui muri delle città: vengono dal Salmo 117 e non lo sanno.

Al Regina Coeli il papa ha detto un “grazie cordialissimo” ai “veramente tanti” che “hanno voluto farmi pervenire un segno di affetto e di vicinanza spirituale in questi giorni, sia per le festività pasquali, sia per il mio genetliaco – il 16 aprile –, come pure per il quarto anniversario della mia elezione alla Cattedra di Pietro, che ricorre proprio oggi”. “Ringrazio il Signore – ha detto ancora – per la coralità di tanto affetto. Come ho avuto modo di affermare di recente, non mi sento mai solo. Ancor più in questa singolare settimana, che per la liturgia costituisce un solo giorno, ho sperimentato la comunione che mi circonda e mi sostiene: una solidarietà spirituale, nutrita essenzialmente di preghiera, che si manifesta in mille modi”. Questo post è per dire a Benedetto che anch’io sono con lui: tra i mille modi, c’è quello dei blog (vedi post del 18 marco).

Ero ieri a Seriate, Bergamo, per un incontro con Nando Pagnoncelli (quello delle proiezioni sui risultati elettorali), intitolato “Fiumi di parole. Comunicazione e verità”, organizzato dall’Associazione “Il Greto”. Gente sveglia, ottima cena alla libreria Terzo Mondo. Pagnoncelli tratta della “dieta mediatica” degli italiani e informa che quelli sui 65 passano sei ore al giorno davanti al televisore. Io dico che sono sui 65 ma della tv vedo solo i titoli dei telegiornali e Nando sornione: “Ma stai sei ore davanti al computer”. “Anche di più” mi affretto a confessare, felice di rientrare dalla finestra del blog nella stanza della normalità statistica.

Lasceremo la tradizione ai lefebvriani? E’ la domanda che ho proposto l’altro ieri alla libreria “multimediale” delle Paoline di via del Mascherino, a Roma, presentando un utile instant book dei colleghi Valli e Lorenzoni, La tradizione tradita. La Chiesa, gli ebrei e il negazionismo (Edizioni Paoline, pp. 79, 9 euro). Ho sostenuto che tradisce la tradizione chi non ama più la preghiera dei padri ma anche chi la blocca – come in un fermo immagine – tra la seconda metà del secolo XVI e la prima metà del XX. Ho ricordato la mia partecipazione (vedi post del 15 marzo) a una celebrazione lefebvriana a Roma: “C’erano giovani, famigliole con bambini. Si pregava bene, con benefico distacco dai fatti correnti”. Come Valli e come Lorenzoni io preferisco la nuova liturgia, ma vorrei che recuperasse dall’antica – ancora viva – quella capacità di stare davanti al mistero. Appoggio dunque pienamente il generoso tentativo di Papa Benedetto che tende la mano ai tradizionalisti, ai quali chiedo: “Ma non è tradizione anche il Vaticano II, il papa polacco e il papa tedesco ad Auschwitz e al Muro del Pianto, le loro visite alle sinagoghe e alle moschee, Edith Stein e gli altri martiri cristiani della Shoah?” Vedi i partecipanti alla presentazione alla pagina “Conferenze e dibattiti” elencata sotto la mia foto, dove trovi il link al testo della mia relazione.