Rosario Livatino aveva 38 anni quando fu ucciso nel 1990 da quattro picciotti uno dei quali, Domenico Pace, aveva 23 anni. Quel ragazzo di anni ne ha ora 48 e scrive dal carcere una richiesta di perdono in cui sono queste parole: “Quando mi hanno arrestato la mia vita da pastore era fatta di solitudine e con pochi contatti umani. Credo che sia giunto il momento di dirvi chi ero e chi penso di essere oggi”. Nei commenti la lettera, alcune parole dell’arcivescovo di Agrigento, altre del postulatore della causa di canonizzazione di Livatino. Infine un link a un mio profilo del “giudice ragazzino”.
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“Ma io volevo andare altrove, una voglia che mi è sempre rimasta: sono convinta che in punto di morte, se ancora cosciente, sarò comunque felice di andare via, trasportarmi da un’altra parte”: Adriana Asti al “Corriere della Sera” del 22 aprile. Lodo ogni parola libera sull’andare via.
Sono convinto che se si votasse oggi la riforma Boschi sarebbe approvata con buona maggioranza. Spero che il quadro generale, economico e politico e internazionale, resti stabile da qui all’autunno e si abbia quell’approvazione. Ho letto il documento dei 56 costituzionalisti che dicono no e ho letto la risposta di Stefano Ceccanti che la confuta: sto con Ceccanti.
Parabole di Papa Bergoglio 3. “A un certo momento ho trovato a Bangui una suora, era italiana. Si vedeva che era anziana: quanti anni ha? Ottantuno. Questa suora era là da quando aveva 23-24 anni: tutta la vita! E come lei, tante. Era con una bambina. E la bambina, in italiano, le diceva: nonna. E la suora mi ha detto: ma io, proprio non sono di qua, del paese vicino, del Congo; ma sono venuta in canoa, con questa bambina. Così sono i missionari: coraggiosi. E cosa fa lei, suora? Sono infermiera e poi ho studiato un po’ qui e sono diventata ostetrica e ho fatto nascere molti bambini. Così mi ha detto. Tutta una vita per la vita, per la vita degli altri”: così Francesco il 2 dicembre scorso, all’udienza del mercoledì. Nei commenti il mio commento.
Concerto di cornacchie ai cornicioni del palazzo di fronte. Le invidio, io corvo nato che non so gracchiare.
Parabole di Papa Bergoglio 2. “Penso anche alla situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si è risposata e adesso è serena con cinque figli. L’aborto le pesa enormemente ed è sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana. Che cosa fa il confessore?”: così aveva parlato Francesco nell’intervista alle riviste dei Gesuiti (19 settembre 2013). Pongo questo “caso” come secondo tra le parabole bergogliane che vado raccogliendo: vedi il post di ieri. Nei commenti altri miei ragguagli.
Parabole di Papa Bergoglio 1. Avvio un nuovo genere nel blog che intitolo ai racconti di vita che Francesco inserisce nelle conversazioni e nelle omelie. Egli ama parlare in parabole e il suo insegnamento in esse è più vivo, prezioso a intendere il suo cuore. Inizio dal racconto che ha fatto domenica al “Regina Coeli”, delle lacrime di un uomo incontrato sabato a Lesbo: un giovane musulmano che piangeva il martirio della moglie cristiana. Nei commenti, il testo del racconto e la mia intenzione sulle parabole papali.
Un bambino profugo a Lesbo ha donato sabato al Papa un disegno del sole che vede bimbi che affogano e piange. Francesco l’ha mostrato ai giornalisti: “Ma se il sole è capace di piangere, anche noi: una lacrima ci farà bene”. Da quando ho ascoltato Francesco mi chiedo dove io abbia sentito la parabola del sole che piange. Chiedo aiuto ai visitatori fannulloni: datemi una mano a cercare. Il sole che ride dei Verdi, il sole che “par che dica” in Leopardi e nel Tasso. Quello che “de te altissimo porta significatione” di Francesco e tanti altri belli e bulli. Ma il sole che piange dove l’ho già incontrato?
Sarà una giornata “triste” aveva detto Francesco in aereo ai giornalisti partendo da Roma ieri mattina e al ritorno, ieri pomeriggio tornando l’ha definita “una giornata troppo forte per me”. Troppo forte nella debolezza, si può intendere, come quasi sempre sono i giorni dei cristiani. “Era da piangere” ha detto ancora. Piangi quando non puoi altro. E il Papa e Bartolomios e Ieronymos ieri non potevano altro. Interpreto così la loro giornata di credenti inermi di fronte al peccato del mondo. In questa chiave riporto nei commenti alcune battute scambiate da Francesco con i giornalisti.
Francesco, Bartolomios e Ieronymos si sono appena ora abbracciati a Lesbo dove si trovano a nome di tutti i cristiani e di tutti gli uomini decisi a restare umani. Seguirò in diretta, nel blog, la giornata. Giornata da segnare in rosso.
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