Enrico Letta mi è caro perché discepolo di Andreatta e anche perché nipote di Gianni Letta: sono uno che ama collezionare i titoli della gratitudine, da qualunque parte gli arrivino. Mi è caro inoltre per la giovinezza, essendo io del parere che il ringiovanimento anche anagrafico possa giovare al ritrovamento nostro collettivo della passione per la politica. Di più al momento non so dire. E’ andato al Quirinale con la sua automobile, che aveva nel sedile posteriore i seggiolini per i bambini. Li ho avuti quei seggiolini nelle mie automobili per quasi trent’anni e dunque tifo tifo tifo per il suo tentativo.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Una donna grazie alla fisioterapia è riuscita a riprendere l’uso della mano per poter mangiare da sola, dopo tre giorni è morta, ma ricordo ancora la sua faccia contenta. Se fosse anche solo per un minuto di contentezza, perché non dovremmo farlo?“: parole di Aldo Trento missionario ciellino in Paraguay che si dedica all’assistenza dei malati terminali in una clinica che ha realizzato otto anni addietro per i malati di Aids che vedeva morire per strada. Lo saluto con un bicchiere di Vino Nuovo.
Oggi è San Giorgio e Papa Jorge Mario così ha ringraziato stamane nella Cappella Paolina chi gli faceva gli auguri: “Grazie perché io mi sento bene accolto da voi. La prima lettura di oggi mi fa pensare che, proprio nel momento in cui scoppia la persecuzione, scoppia la missionarietà della Chiesa. E questi cristiani erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, e proclamavano la Parola (cfr At 11,19). Avevano questo fervore apostolico dentro; e la fede viene diffusa così! Alcuni (…) incominciarono a parlare anche ai Greci (cfr At 11,20). Di chi è questa iniziativa di parlare ai Greci, cosa che non si capiva, perché si predicava soltanto ai Giudei? E’ dello Spirito Santo, Colui che spingeva di più, di più, di più, sempre. Ma a Gerusalemme, qualcuno, quando ha sentito questo, è diventato un po’ nervoso e hanno inviato una Visita apostolica, hanno inviato Barnaba (cfr At 11,22). Forse, con un po’ di senso dell’umorismo, possiamo dire che questo sia l’inizio teologico della Congregazione per la Dottrina della Fede: questa Visita apostolica di Barnaba. Lui ha osservato, e ha visto che le cose andavano bene (cfr At 11,23). E la Chiesa così è più Madre, Madre di più figli, di molti figli: diventa Madre, Madre, Madre sempre di più, Madre che ci dà la fede, Madre che ci dà l’identità”.
“Non si sono date soluzioni all’attesa di riforme”. Ci sono state “campagne d’opinione demolitorie”. “Questo applauso non induca all’autoindulgenza” i responsabili delle non riforme. “Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005”, con il suo “abnorme premio di maggioranza” che ha provocato una “sovrarappresentanza” che chi l’ha avuta non è stato capace di “gestire”. Ora si rivolge al Movimento Cinque Stelle, lodando il suo proposito di impegno nelle due Camere. Invita tutti a non temere di “convergere”. Ammonisce tutti a considerarsi “depositari della volontà popolare” e non rappresentanti di “una fazione”. “Procedere senza indugio alla formazione del Governo”. “Segno di regressione” che in Italia si sia diffuso una specie di “orrore” per la collaborazione tra forze diverse “fino allo smarrimento dell’idea stessa di convivenza civile”. “Tutte le forze si assumano le loro responsabilità”.
La settimana scorsa ero a Lucca e ho passato due ore felici intorno alla chiesa di San Michele a imparare come si congiungano tra loro le antiche pietre e quanto voli alta l’aquila con il serpe tra gli artigli e perché più in alto di tutti stia Michele con la lancia nella bocca del dragone. Sono venuto a sapere che i restauratori dell’Ottocento rifacendo “le protomi che emergono dalle imposte degli archi” – in facciata – vi hanno inserito i ritratti di Garibaldi e Pio IX, Napoleone III e Cavour. Ho scelto di intervistare Garibaldi che ho riconosciuto dal kepì sopra la terza colonnina dell’ordine più alto a contare da destra. “Che vertigine affacciarsi dalla facciata” era la mia impacciata domanda e la seconda peggio della prima “anche tu travolto da Bergoglio il Papa dei due mondi”. Ma non ho avuto risposte, fosse distratto dal piccione che su di lui si rigirava, o non mi sentisse nella confusione dell’aldilà, o non fosse lui addirittura.
“Ci sono molti giovani oggi, qui in Piazza. Siete tanti voi, no? Si vede, ecco siete tanti qui. Vorrei chiedervi: qualche volta avete sentito la voce del Signore che attraverso un desiderio, un’inquietudine, vi invitava a seguirlo più da vicino? L’avete sentito? Non… non sento… pensate voi questo? Siete d’accordo? Avete avuto voglia di essere apostoli di Gesù? La giovinezza bisogna metterla in gioco per grandi ideali. Domanda a Gesù che cosa vuole da te e sii coraggioso, sii coraggiosa!” Così il Papa al Regina Coeli, nella giornata delle vocazioni. Due volte in questo saluto domenicale Papa Francesco ha interrogato la folla che riempiva la piazza. Oltre al “non sento” di cui sopra, ha pure invitato a gridare forte. E’ stato alla fine del breve discorso, quando la folla gridava, come d’abitudine, “Francesco Francesco Francesco”: “Grazie tante per il saluto, ma anche salutate a Gesù… gridate Gesù Gesù, forte“. E’ la prima volta che il Papa argentino interpella la folla e le chiede di gridare: una novità per l’oratoria dei Papi. Converrà farci l’occhio e l’orecchio perché quello di oggi non resterà – immagino – un episodio isolato.
Aggiornamento al 22 aprile. Il Corsera di oggi ha un mio articolo sull’oratoria latino-americana di Papa Bergoglio.
La conferma di Napolitano è infine una buona notizia dopo tre giornate di notizie cattive. Se poi dovesse portare a un governo Amato sarebbe due volte buona.
“Boko Haram è la setta dei puri, giovani uomini che entrano nei villaggi e sgozzano e fucilano in nome di Dio”: nel sito del Corsera un filmato di Riccardo Bicicchi documenta la caccia ai cristiani – e ai musulmani che convivono con loro – scatenata nel Nord della Nigeria dagli islamisti in guerra con l’Occidente. Un video che tutti dovrebbero vedere. Nella civiltà dell’immagine saranno immagini come queste a insegnarci la nuova dimensione del martirio nel mondo.
Spruzzata di papaveri tra i binari della Tiburtina, primo saluto a voi dal mio viaggio della primavera. Pecore mucche e cani sull’erba. Un corvo beccogiallo sulla staccionata. Due alberi di Giuda chiassosamente fucsia da un muretto dell’ultimo caseggiato di Firenze. Pratoline e botton d’oro dappertutto sull’Appennino. Lilla sopra le siepi. Ginestre gridanti a lunghi steli a San Rufillo di Bologna. Peschi e poi meli in festa per tutta l’Emilia e la Padania. Aprile, il mondo torna colorato.
“Il Concilio è stato un’opera bella dello Spirito Santo. Pensate a Papa Giovanni: sembrava un parroco buono e lui è stato obbediente allo Spirito Santo e ha fatto quello. Ma dopo 50 anni, abbiamo fatto tutto quello che ci ha detto lo Spirito Santo nel Concilio? In quella continuità della crescita della Chiesa che è stato il Concilio? No. Festeggiamo questo anniversario, facciamo un monumento, ma che non dia fastidio. Non vogliamo cambiare. Di più: ci sono voci che vogliono andare indietro. Questo si chiama essere testardi, questo si chiama voler addomesticare lo Spirito Santo, questo si chiama diventare stolti e lenti di cuore”: così ha parlato il Papa ieri mattina nell’omelia della messa celebrata al Santa Marta. Mia gioia e mio tremore nel leggere quelle parole: gioia per il Papa che le dice, tremore per i “testardi” che conosco. Qui il servizio completo di Radio Vaticana.
Aggiornamento al 18 aprile. Qui un mio articoletto pubblicato oggi dal Corriere della Sera sulla “classe media della santità” evocata domenica da Papa Francesco.
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