Il blog di Luigi Accattoli Posts

Tutti i profeti, da Mosé a Gesù fino a Maometto, hanno sempre predicato e messo in pratica il perdono“: parole di Izzledin Abuelaish, medico palestinese che ha avuto tre figlie e una nipote uccise da un tank israeliano a Gaza ed è autore del volume “Non odierò” (Piemme 2011). Ha detto quelle parole il 23 agosto al Meeting di Rimini e a esse io brindo con un bicchiere di Vino Nuovo. Qui, volendo, l’intera testimonianza di Izzledin a Rimini.

Rientro a Roma da Milano passando per Siena, attirato a calamita dal “pavimento svelato” del duomo, che mai avevo visto fino a oggi. Una camminata di due ore tra sibille e profeti, cavalli e selve, città di sfondo alle battaglie. L’eleganza della sacerdotessa Ellespontica accompagnata a un leone e a una lupa che si danno la zampa. Absalon tradito dai capelli: “Il mulo entrò sotto i rami di un grande terebinto e la testa di Absalon rimase impigliata nel terebinto” (2 Samuele 18). Ho visto Absalon appeso al terebinto mentre il mulo che era sotto di lui passava oltre. E Ioab il barbuto che lo trafiggeva con tre dardi. Un consiglio: se viaggiate per l’Etruria passate per Siena, il pavimento dei pavimenti resta “svelato” fino al 24 ottobre. “Divina bellezza” è il titolo che è stato dato a questa “scopertura straordinaria del pavimento a commesso marmoreo della Cattedrale di Siena”.

“Alla Grecia è stata sempre compagna assidua la povertà” leggo in Erodoto, Storie VII 120 mentre ascolto al telegiornale un frettoloso aggiornamento sulla Grecia che rischia di uscire dall’euro. E mi torna l’immagine arguta di un professore di latino e greco che ho avuto al liceo: “Poveri greci, costretti a coltivare un paese sassoso e ad accontentarsi di una manciata di spighe e di fichi secchi”.

Carrugio di Sestri. Donna alla foto lusingata e intimorita.

Lo chiamano Golfo Paradiso ma lei sfoglia Glamour di settembre che ha appena acquistato. Ha gli occhiali da sole e nulla potrebbe distrarla.

Sulla figura del corvo ho scritto per LIBERAL uno dei testi più intelligenti che mi sia capitato di leggere. Eccone l’ottimo avvio: Nella vicenda Vatileaks va esplorato uno strato più profondo oltre il primo simbolico e favolistico al quale si appassionano i più e che mette in scena il corvo Gabriele che canta e la volpe Nuzzi che afferra il “pezzo di carne” che il cantore lascia cadere. Dietro le quinte di quest’opera buffa c’è la vicenda drammatica di un buon uomo – Paolo Gabriele – che non sopporta il “sistema” di potere vaticano nel quale stranamente si trova inserito e immagina di poterlo scuotere con lo “shock mediatico” della fuga dei documenti. Convinto della necessità che nella Chiesa si debba “far luce su ogni fatto”, quest’uomo – nella sua forse provvida modestia – si fa dichiarato imitatore di una figura tragica del Vaticano recente che è Renato Dardozzi (1922-2003), il quale per una vita raccolse documenti scottanti e ne lasciò una valigia agli eredi perché li pubblicassero. E furono pubblicati – guarda casa – da Gianluigi Nuzzi, lo stesso giornalista al quale si è rivolto Paolo Gabriele che aveva avuto una buona “impressione” di quel primo volume rivelatore. E’ questo il più profondo da chiarire nell’oscura vicenda. Occorre far luce sul filo rosso che collega il mirato lascito testamentario di Dardozzi alla confusionaria iniziativa di Paolo Gabriele: segnalo questa pista maestra ai colleghi giornalisti capaci di indagine, agli storici e anche, per il poco che li può interessare, agli inquirenti vaticaniContinua a leggere.

Giovanna Vicenzi e Gian Battista Melini già da fidanzati decidono di farsi genitori adottivi di Enrico, un bimbo affetto da tetraplegia mista cerebropatica; confermano quella decisione da sposi e la rinnovano con entusiasmo nel luglio del 2012 con questa conversazione al compimento del trentesimo anniversario di quello che chiamano “un provvidenziale incontro”. E’ il promozionale cappello di una forte storia che ho appena inserito nella pagina CERCO FATTI DI VANGELO, capitolo 12 “Madri e padri di vocazione”, con il titolo Enrico è per noi un angelo con una sua missione.

“Si chiamerà Giovanni” dice raggiante la ragazza con il pancione. Ci trovo un sacco di significati.

Sono stato oggi a Barbagelata, comune di Lorsica, entroterra di Chiavari, dove ho animato una giornata del Campo interparrocchiale dell’intera Val Fontanabuona, sul tema “Chiesa e mondo a mezzo secolo dal Concilio”. Mi raccontano delle case bruciate dai tedeschi e durante una pausa cammino e leggo: “Barbagelata caposaldo di ribelli distrutta dal fuoco nell’agosto del 1944 per mano dei nazifascisti. Anche da quel rogo nacque la libertà”. Siamo qui a 1115 metri e si vede giù in basso la falce del golfo del Tigullio, dov’è Sestri Levante e dove sono ora in vacanza. Chiedo l’origine del nome Barbagelata, non me la sanno dire. Li invito a inventare e non si fanno pregare: “Nel tempo antico qui avevano tutti delle gran barbe e bevendo alle fonti le bagnavano e d’inverno gelavano”. Montanari con la vocazione del giornalismo. Ma attenti e pieni di domande e grati dell’incontro. Grato io di averli conosciuti.

Qui si narra la storia di tre coppie in missione: Enrico e Desi Ceccarelli, i loro cognati Paolo e Paola Ceccarelli, la loro figlia Giulia che sta per partire con il marito Fabio e con il figlio Ismaele (che ha meno di due anni) per il Mozambico. Ma cuore e motore di tutta questa missione sono Enrico Ceccarelli e Desi Giannoni, che sono stati per un decennio la coppia animatrice del Centro Fraternità Missionarie di Piombino e poi sono partiti loro stessi per il Mozambico. In questa intervista Desi narra l’avventura del loro “ministero di coppia” e la viva memoria lasciata da Enrico che è morto di tumore nel 2004 lasciandola coordinatrice delle attività di una parrocchia di Piombino della quale si erano assunti la responsabilità negli anni della malattia. – E’ l’avvio a esca di un buon testo intervista che puoi leggere nella pagina CERCO FATTI DI VANGELO di questo blog, capitolo 10 “Coppie in missione come Aquila e Priscilla”: Enrico e Desi Ceccarelli: “Scoprimmo il desiderio di una vita più viva”.