Il blog di Luigi Accattoli Posts

Mi sembra un grande compito di una parrocchia (…) di fare realmente il possibile perché le persone divorziate e risposate sentano di essere amate, accettate, che non sono «fuori» anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa …). Poi è anche molto importante che sentano che l’Eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il Corpo di Cristo. Anche senza la ricezione «corporale» del Sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo Corpo (…). Che realmente trovino la possibilità di vivere una vita di fede, con la Parola di Dio, con la comunione della Chiesa e possano vedere che la loro sofferenza è un dono per la Chiesa, perché servono così a tutti anche per difendere la stabilità dell’amore, del Matrimonio; e che questa sofferenza non è solo un tormento fisico e psichico, ma è anche un soffrire nella comunità della Chiesa per i grandi valori della nostra fede. Penso che la loro sofferenza, se realmente interiormente accettata, sia un dono per la Chiesa. Devono saperlo, che proprio così servono la Chiesa, sono nel cuore della Chiesa“: lo ha detto papa Benedetto durante la Vegli di sabato. Invito a cogliere le parole – mai prima da me udite – che la sofferenza dei divorziati e risposati è un dono per la Chiesa. Qui l’intera conversazione della Veglia.

Il momento più vero della veglia delle famiglie con il papa al Parco Nord di Bresso, Milano, è stato – proprio ora, in conclusione – quello del canto del Padre Nostro in unità con i terremotati e a loro nome. L’ho cantato anch’io che sono stonatissimo e sento che mi è venuto bene.

Domani il povero papa lascia il Vaticano dei corvi e dei gendarmi e va nella Milano delle famiglie dove resterà sabato e domenica: leggo simbolicamente questo spostamento. Le famiglie sono il meglio della Chiesa di oggi. Quando Benedetto è con loro è nella sua vera casa.

Nella notte delle notizie dove tutti corvi sono neri, da cronista anziano delle cose vaticane butto là tre desiderata: che i responsabili chiariscano di più e più tempestivamente (il silenzio su Gotti Tedeschi è paradossale), che i colleghi distinguano i fatti dalle dicerie (inviterei a considerare le interviste ai corvi anonimi come le “lauree albanesi”), che chi ha qualche grano di sale mantenga un minimo di equilibrio nel valutare gli eventi: un corvo è un corvo e dargli più attenzione di quanta se ne dà allo scontro sull’Ior è insensato. – E’ la conclusione sdegnata di una mia tranquilla divagazione pubblicata ieri da LIBERAL con il titolo STIAMO ATTENTI AI MEDIA-CORVI.

«Sono cieco ma ascolto, leggo e scrivo. Un sindaco innanzitutto deve saper ascoltare perché solo ascoltando si possono capire i bisogni delle persone»: parole di Federico Borgna sindaco di Cuneo eletto nel ballottaggio di domenica 20 con il sostegno di quattro liste civiche. Brindo alla sua elezione con un bicchiere di Vino Nuovo.

Dopo la veglia di Pentecoste a Rimini sabato sera, ieri mattina sono stato con mia moglie a Montetauro, ospite della Piccola Famiglia dell’Assunta. Una Messa di Pentecoste – alla quale ho partecipato seduto su una panca accanto all’editore Mario Guaraldi – e un’Ora Media di straordinaria intensità. L’omelia di don Lanfranco, la conversazione con suor Paola, una straordinaria catechesi di ambedue a una trentina di cinesi, un piacevole pasto comunitario – con un bel sole, gli olivi in fiore, due cani bonari, i “piccoli” che hanno sempre il primo posto. Mirabile conversazione con don Mauro, un prete colpito da sla che stampa omelia battendo gli occhi davanti al computer. Don Mauro completamente afasico e bloccato, ma interessato a sapere della Veglia. Ode le mie parole e ringrazia delle mie mani sulle sue guance. Una “sorella” interpreta con la lettura delle labbra le risposte che mi dà. Montetauro collina delle meraviglie dove tutti hanno tempo per i bambini e gli infermi, i cerebrolesi, gli autistici, gli spastici.

Un saluto ai visitatori, mentre sto partendo per Rimini dove stasera alle 21 sarò tra gli animatori della Veglia di Pentecoste che si farà in Piazza Cavour. L’anno scorso ero stato parte di un’analoga Veglia a Pistoia, vedi qui: Buona Pentecoste da Piazza Duomo a Pistoia. Sono entusiasta delle veglia in piazza. “Dobbiamo rischiare di più la nostra presenza per le strade e nelle piazze” diceva quell’11 giugno il vescovo di Pistoia e io argomentavo con lui lo stesso concetto. – Domani mattina salirò a Montetauro, dove festeggerò la Pentecoste con le sorelle della Piccola Famiglia dell’Assunta: uno delle comunità di maggiore radicalità evangelica che io conosca. Poi vi racconterò sia di Rimini sia delle “sorelle” di Montetauro e dei “piccoli” a cui dedicano la vita. Chi voglia saperne qualcosa legga qui: A Montetauro trenta consacrate adottano bambini.

Dalla fine del collateralismo Chiesa-Dc – che possiamo far risalire al 1963: «Pacem in Terris» e primo governo Moro – nessun esecutivo aveva goduto di tanto appoggio da parte del nostro Episcopato come il governo Monti. Quell’appoggio, manifestato fin dalla costituzione del Gabinetto a metà novembre, è stato rafforzato dalla prolusione all’Assemblea della Cei tenuta lunedì 21 maggio dal cardinale Bagnasco. Un rafforzamento che si è espresso con il monito rivolto ai partiti tentati – sei mesi dopo la formazione del governo – di “volersi ritrarre” dal sostenerlo: «Nessuno si illuda che il Paese tolleri facilmente di ritornare alla condizione “quo ante”. Si deve piuttosto scommettere sull’intelligenza dei cittadini, ormai disincantati e stanchi». – E’ il discutibile avvio di un mio articolo pubblicato mercoledì 23 da LIBERAL alle pagine 14 e 15 con il titolo Italia rialzati e cammina, nel quale sono diverse affermazioni difficilmente condivisibili.

Non mi aspettavo la cacciata dell’ottimo Gotti Tedeschi dalla presidenza dell’Ior avvenuta ieri. La vicenda esce dal mio schema interpretativo, o meglio: lo fa saltare. E dunque al momento non so dire che sia stato. Di sicuro un brutto esito di un conflitto sul governo del denaro. Una materia per la quale da tempo sostengo la necessità di una penitenzia – per gli uomini di Chiesa – simile a quella che stanno conducendo sulla pedofilia del clero: quella penitenza comporterebbe, a mio parere, la chiusura dello Ior. Conosco un poco Gotti Tedeschi, quanto basta per sapere che dirà la sua. E per dirgli la mia solidarietà.

Per primo viene il Memoriale di Pascal: “Gioia, gioia, gioia, pianti di gioia”. Subito dopo metto il rovesciamento evangelico: “Beati voi che piangete perché riderete” (capitolo sesto di Luca). Per terzo le allodole che alla morte di Francesco “cantavano un gioioso pianto e una gioia dolorosa” (Trattato dei miracoli di Tommaso da Celano n. 32). La lacrima del riso della poetessa polacca Wislawa Szymborska: “Versi per una sola voce, / slanci privati, / talenti non indispensabili, / curiosità superflua, / afflizioni e paure di modesta portata / e tu, voglia di guardare le cose da sei lati. /…chiaroscuri e semitoni, / capricci, ornamenti e dettagli, / stupide eccezioni, / segni dimenticati, / innumerevoli varianti del grigio, / gioco per il gioco / e tu, lacrima del riso”. Per finire con il caro Luzi: “A volte si tocca il punto fermo e impensabile / dove nulla da nulla è più diviso, / né morte da vita / né innocenza da colpa, / e dove anche il dolore è gioia piena” (A volte si tocca il punto fermo e impensabile, in “Su fondamenti invisibili” 1971)