“Col tempo ho deciso di uscire dall’organizzazione dei Testimoni di Geova. E’ stata una decisione che mi ha portato tanta sofferenza per le conseguenze che poi hanno segnato la mia vita, infatti per tutti loro ero diventata un’eretica e venni sottoposta a una specie di processo da parte di un comitato giudiziario che mi lesse alcune scritture bibliche adatte a chi rinnegava Cristo. Secondo loro non dovevo neppure più pregare perché Dio non avrebbe mai ascoltato le mie preghiere. Sono stata denunciata pubblicamente nelle loro assemblee ed è stato vietato a chiunque di salutarmi o di parlarmi. All’improvviso mi sono trovata sola, senza un amico, senza la comprensione della mia famiglia“: Cristina Riva, di Calalzo di Cadore, racconta per questo blog la sua traumatica esperienza con i Testimoni di Geova e l’elemento decisivo della fuoriuscita da tanta persecuzione, che fu una drammatica invocazione al Padre in una notte di disperazione. Puoi leggere la sua storia nel capitolo 20 PREGHIERA PUBBLICA della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
1) Facebook non è Dio e neppure l’unico mezzo di comunicazione
2) Non chiedere l’amicizia ai propri figli
3) La vita non è fatta di soli amici
4) Siamo fatti anche di Facebook: non sminuire l’importanza di FB nella vita del ragazzo
5) Usa Facebook e leggi le fiabe: mangiare poco, mangiare di tutto.
6) Chiedete le password ma non spiate i figli: FB luogo di fiducia possibile
7) Facebook non è il luogo della fuga
8 ) Facebook non è il luogo del segreto
9) Non condividete con tutti, qualsiasi cosa
10) Siate educatori, sempre. Anche attraverso Facebook
Sono le materie trattate nel volume di Paolo Padrini (Novi Ligure, 1973) Facebook, internet e digital media. Guida per genitori ed educatori (San Paolo Editore) che arriva ora nelle librerie.
Era come oggi un 20 maggio – quello del 1974 – quando il cardinale Jean Daniélou morì di infarto cadendo in ginocchio a Parigi in casa della prostituta Mimì Santoni alla quale aveva portato il denaro necessario a pagare l’avvocato del marito incarcerato. Tutti si scandalizzarono meno Mimì che disse: “Che bella morte per un cardinale cadere in ginocchio”. “Le prostitute vi precederanno”, parola di Gesù. – E’ un mio spillo niente male pubblicato oggi da LA LETTURA del “Corriere della Sera” a pagina 9 con il titolo “Il cardinale e la prostituta”. Vedi qui altri spilli e vedi nel primo commento il racconto dell’ottima Mimì.
“La nuova pubblicazione di documenti della Santa Sede e di documenti privati del Santo Padre non si presenta più come una discutibile – e obiettivamente diffamatoria – iniziativa giornalistica, ma assume chiaramente i caratteri di un atto criminoso“: è il minaccioso attacco di un comunicato venuto oggi dalla Sala Stampa vaticana. Riporto il seguito nel primo commento e dico che è un buon passo: la querela – se avrà seguito e non resterà una minaccia – può aiutare a fare chiarezza; comporta che ci si affidi a un arbitrato, che in questo caso avrebbe implicazioni internazionali e che si mettano “sul tavolo” le informazioni di cui si dispone.
“Questo mi ha dato la malattia: consapevolezza piena, serena, sicura e ho imparato a recitare le preghiere. Prima recitavo il Padre Nostro, ora lo vivo. E’ un’invocazione meravigliosa, sincera“: parole di Antonella Rossi che gestisce un atelier per abiti da sposa tra Empoli e Roma e tiene a bada un tumore al seno la cui scoperta la fece piangere per tre giorni. La storia è narrata da Giuliana Parabiago nel volume “C’era una volta un cancro. Storie di donne che hanno fatto a pugni con la loro malattia e hanno vinto”, di Maria Rosaria De Luca e Danila Lostumbo (Armando Editore 2012), che ho acquistato domenica al Salone del Libro di Torino. Brindo ad Antonella con un bicchiere di Vino Rosso.
Non c’è Curia di preti senza corvi: è appena cessato – forse – lo stridìo di quelli vaticani ed ecco levarsene un altro dai cugini ancora più neri di Ecône (Svizzera), dov’è la Curia dei seguaci di Lefebvre. A finire sui media, stavolta, è uno scambio di lettere tra i tre vescovi tradizionalisti che contestano l’accordo con il Papa – dato per imminente – e il vescovo “superiore” della Fraternità che a quell’impresa sta lavorando. I tre vogliono far fallire l’intesa ed è accorso a dargli manforte il superiore del Distretto francese della Fraternità, che è il più organizzato. – E’ il corvino attacco di un mio pacioso articolo di aggiornamento sulla vicenda dei lefebvriani, pubblicato martedì da LIBERAL.
“Pur non amando la retorica violentista, con una certa gradevolezza abbiamo armato le nostre mani, con piacere abbiamo riempito il caricatore“: Nucleo Olga – Federazione anarchica informale – Fronte rivoluzionario internazionale [parole che sono nel testo della rivendicazione di quelli che a Genova il 7 maggio hanno sparato a Roberto Adinolfi].
“Ho molto pregato e ringrazio Dio di essere ancora vivo, di poter tornare a casa“: Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, l’11 maggio all’uscita dall’ospedale.
In casa c’è già Pietro, tre anni, quando arriva Bernardo e la mamma tornando dall’ospedale glielo mostra con il giusto orgoglio e gli dice: “Questo è il fratellino che aspettavamo”. Pietro le grida: “Rimettilo nella pancia”. E’ una delle battute dei tre figli narrate da Marina Corradi – collega di Avvenire – nel volume Cronache familiari (Edizioni Messaggero Padova) che ho presentato domenica al Salone di Torino. Felicità di scrittura e rara capacità di dare dignità di notizia al bene: così mi sono espresso per mostrare che so il fatto mio. Nel primo commento altre battute dei due figli di Marina e della sorella Caterina arrivata terza ma con tante cose da dire.
“Ogni parola scritta è una leggenda” ho detto qui una volta e figuratevi lo tsunami leggendario in cui mi trovo oggi e domani in visita al Salone del Libro di Torino. I padiglioni del Lingotto trasformati in una prateria di libri nella quale sciama una folla arguta e occhialuta alla ricerca di novità e vecchie conoscenze. Una foresta dove ogni foglia è un libro. E’ la terza volta che vengo e il naufragar m’è dolce. Domani ho due tavole rotonde nelle quali presento libri di altri, ma andrò anche a vedere i miei negli stand della Rubbettino e delle Dehoniane. Qualcosa forse racconterò nei commenti quando sarò in treno per il rientro a Roma.
“Se il Signore mi poserà sulle spalle la sua croce sarà perché sa che la posso portare. E poi mi farà da Cireneo com’è il suo solito. Vado sereno a ritirare gli esami istologici“: parole di Joshua Muscat, prete maltese viceparroco a Torino, portato via a 27 anni nel 2009 da un veloce tumore osseo che gli lascia appena il tempo di donare a tutti, per e-mail o a voce, straordinarie parole di accettazione della malattia che chiama “questa grazia che mai mi aspettavo”. Lo festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo.
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