Un incidente stradale lo paralizza quando non ha ancora 18 anni e oggi ne ha 41 e afferma: “Non mi sono mai sentito un peso”. Si chiama Giuseppe Pierobon, vive a Cittadella, tiene incontri nelle scuole, lavora al computer azionando la tastiera con una stecca tra i denti. “La mia condizione è la mia croce ma ognuno ha la sua, ciò che conta è trovare la forza per portarla. La conoscenza del proprio limite – la sua accettazione, l’impegno a vedere le cose da una prospettiva diversa – è la prima forma di libertà”. Leggi la sua storia nel capitolo 4 REAZIONE ALL’HANDICAP della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto: L’accettazione del limite è già una libertà.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Non fare mai un passo indietro, neanche per prendere la rincorsa“: è una scritta su un muro di Roma, in zona universitaria, che dedico all’ex premier Berlusconi. La segnala un visitatore discontinuo che si firma Iapino e che l’accompagna con questa referenza: “Un’amica ha postato su facebook la foto di un muro ‘sotto la facoltà di Psicologia a San Lorenzo’. C’è scritto, in stampatello, in colore rosso: NON FARE MAI UN PASSO INDIETRO, NEANCHE PER PRENDERE LA RINCORSA. Credo sia una firma ‘anarchica’, nella foto si intravede un logo che dovrebbe essere la A degli anarchici. Spero ti piaccia”. Et come non, diceva Brancaleone: la trovo pregna e pregnante.
C’è anche una partecipazione orante alla Giornata, di chi è lontano. Tutti i giorni alla messa del mattino nella casa di vacanza che mi ero scelto si ricordavano “i ragazzi che sono a Madrid”. Ho ascoltato un messaggio del cardinale Martini, già catecheta di tanti appuntamenti, che dal suo Parkinson prometteva ai partecipanti attraverso Radio Mater di “fare da intercessore presso Gesù”. Capitando a Monte Sole ho pregato con il priore don Athos – nella cappella che già custodì la pisside del martire don Marchioni – “per i ragazzi che sono a Madrid e per quelli che non sono potuti andare perché a tutti arrivi un dono dello Spirito che li aiuti nel discernimento della vocazione”. – E’ la conclusione in coda di pesce di un mio lungo articolo in forma di inchiesta pubblicato dalla rivista “Il Regno” sulla Giornata mondiale della gioventù che si fece a Madrid in agosto e per il quale avevo chiesto aiuto ai visitatori. Lo si può leggere nella pagina COLLABORAZIONE A RIVISTE elencata sotto la mia foto dove ha questo titolo: Bailar dopo aver adorato Gesù.
La domanda di Pietro – bimbo di quattro anni: vedi post del 14 novembre – “noi perchè ci siamo” mi sembra ogni giorno più vera, da quando mi è stata rivolta. Dedico a essa un bicchiere di Vino Nuovo.
“Non private i vostri popoli della speranza! Non amputate il loro futuro mutilando il loro presente“: così ha parlato ieri papa Benedetto in Benin alle autorità dello Stato, al Corpo diplomatico e ai rappresentanti delle principali religioni del Paese. Ecco – qui e nei primi due commenti – alcuni passaggi del suo inno alla speranza: “Occorre diventare veri servitori della speranza. Non è facile vivere le condizione di servitore, restare integri in mezzo alle correnti di opinione e agli interessi potenti. Il potere, qualunque sia, acceca con facilità, soprattutto quando sono in gioco interessi privati, familiari, etnici o religiosi. Dio solo purifica i cuori e le intenzioni“. Mi piace sentire il papa che mette in guardia dal potere e dall’interesse religioso, elencati tra quelli che “accecano facilmente”.
Nell’anniversario della partenza di Adriana Zarri per l’Ovesturia dedico ai visitatori la sua PREGHIERA D’INVERNO in cui sono queste parole che mi sono d’aiuto e che faccio mie: “Facci attendere, Dio, senza stancarci, / senza timore di morire per sempre (…) / Aprici gli occhi, o Dio, / facci vedere ciò che non si vede”. L’intera poesia è nel primo commento.
“Quando durante la liturgia c’è il segno della pace, ci si dà la mano. Se non c’è nessuno vado a prendere la zampina della mia gatta”: così Adriana Zarri nel libro intervista con Domenico Budaci Tutto è grazia (Aliberti 2011). A un anno dalla morte di Adriana – vedi post del 18 novembre 2010: “Ho vissuto e attendo” – dedico ai visitatori quelle sue gentili parole, come un saluto dall’eremo in cui viveva. Nei primi due commenti una spiegazione di quel “segno di pace” con la micia Arcibalda.
Monti e i suoi ministri hanno appena giurato e io mi sento già meglio. Quelle tre donne forti alla Giustizia, agli Interni e al Lavoro. Tagliati sei ministeri compreso quello di Calderoli detto della semplificazione: e questa mi pare una buona semplificazione. Anche l’età dei ministri è rassicurante: il più giovane è il mio amico – già presidente del Meic – Renato Balduzzi, 56 anni. Il premier Monti ha i miei anni: dunque l’età giusta. Ci sono sei lombardi che – immagino – hanno il compito di incastrare i lumbard. Ma ciò che mi aiuta ad avere un minimo di fiducia in più rispetto al gabinetto uscente è la certezza che questi professori di fronte a una qualsiasi operazione dolorosa – poniamo le pensioni o il contributo di solidarietà – non si metteranno a dire: colpirebbe chi vota per noi. Buon lavoro dunque miei validi coetanei.
Sono amico sia di Gianni Letta sia di Giuliano Amato e li vedo bene nel governo Monti: sono seri, capaci, galantuomini. Di parte ma non settari. E’ il momento di fare spazio a uomini siffatti. Bocchino e Capezzone mi fa senso solo a dirli.
Un nipotino di nome Pietro che ha quattro anni – già noto da queste parti – mi ha chiesto ultimamente in rapida sequenza: “Quanto è grande il mondo? E quanto dura il tempo? E noi perchè ci siamo?”
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