«Dovreste vederli, i miei alunni, quando mi incontrano ogni tanto, come si emozionano e sorridono e scherzano e tutti hanno lo stesso sguardo felice per gratitudine»: parole di Armando Rossitto, preside a Lentini, Siracusa, che lascia l’incarico e saluta alunni e colleghi. A lui – e a tutti i giusti della scuola che mai sapremo ricompensare – offro un bicchiere di Vino Nuovo.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Sono contento che Berlusconi – costretto dai mercati – abbia lasciato e che il ruolo di premier vada a chi meglio comprende il mondo che ci circonda e da esso meglio è compreso. Ma credo che la sua uscita da Palazzo Chigi vada guardata con il rispetto che è dovuto a chi fu posto in quel ruolo dal voto degli elettori. Io così la guardo. Auguro a Berlusconi di potersi infine riposare e difendere al meglio nei tribunali e trovare una qualche pace dopo tante battaglie. Se gli fossi amico gli consiglierei di lasciare la politica. Ritrovare la pace può essere un’impresa che chiede ogni energia. Immagino anche che la sua uscita dalla politica aiuterebbe la stessa politica a ritrovare un equilibrio dopo la tempesta.
«Quando Mario e Nicoletta in platea si sono avvicinati a mia figlia Francesca, figlia di un carcerato, ho capito che mi avevano perdonato»: parole di Francesco Ranieri uno dei 13 carcerati segnalati dal Premio “Carlo Castelli” per la solidarietà 2011. Le dedico ai visitatori accompagnandole con un bicchiere di Vino Nuovo.
Sono a Padova sulle tracce di Francesco Canova – 1908-1998, medico, fondatore di Medici con l’Africa – in vista di una pubblicazione che potrebbe avere questo titolo: “Francesco Canova. Un cristiano creativo che porta in Africa 1328 medici”. Chi ha spunti me li dia. E’ bellissima persona restata fino a oggi in ombra. Sto provando a illuminarla. Una frase: “La luce è un gran medico”. Un gesto simbolico: innamorato della Terra Santa – dove passa dodici anni a fare il medico “in missione”, tra il 1935 e il 1947 – chiama la prima figlia Giordana.
Il Pontificato di Papa Benedetto è “in crisi”. Anzi: «È caratterizzato da un succedersi impressionante di crisi come non era avvenuto con nessuno dei Papi degli ultimi cento anni». È la tesi accusatoria del volume appena pubblicato da Marco Politi per Laterza intitolato Joseph Ratzinger crisi di un Papato (pagine 328, euro 18). Quell’accusa merita una risposta sia perché è bene argomentata, sia perché corrisponde al sentimento di “crisi”- la parola tematica è stata scelta bene – vissuto da una vasta componente del mondo ecclesiale in Italia e fuori. La mia prima risposta è che c’è sì una crisi – o quantomeno l’avvertenza, il sentimento di una crisi – ma essa riguarda la Chiesa e non il Pontificato di Papa Benedetto: ovvero, non solo il Pontificato. La seconda risposta è che la reazione “impolitica” alla crisi che Papa Ratzinger viene svolgendo – concentrazione sulla figura di Cristo e sulla teologia dell’amore, opzione per la purificazione penitenziale della Chiesa – è forse l’unica possibile e non ha dato fino a oggi cattiva prova di sé. E’ il gagliardo attacco di una mia risposta spropositatamente lunga a Politi, pubblicata oggi da LIBERAL con il titolo Processare Ratzinger.”Puoi arrivare a dodicimila battute? – Come no”. Per leggerlo vai nella pagina ARTICOLI DI LIBERAL elencata sotto la mia foto.
Come già il 30 maggio [Quattro figli e una nipote] ecco qui figli e nipoti che più belli non si può. Stavolta sono sei perchè è in scena il fotografo che ha organizzato l’inquadratura. “Quest’autoscatto è una frana” sta dicendo il primo da sinistra. La seconda: “Sono io che l’imbruttisco”. Il terzo: “Non ti impressionare – non è poi così cattiva”. La quarta: “Non lo guardo per non metterlo a disagio”. La quinta: “Lo catturo facendo la splendida”. L’ultimo: “Stavolta funziona – ve lo dico io”.

“Il paradigma [per valutare l’incidenza della crisi] non sono i ristoranti affollati ma le mense della Caritas che si riempiono di nuovi poveri”. E’ un buon contropiede di Pisanu al premier che aveva evocato i ristoranti pieni per dire che gli italiani “non sentono la crisi” montata dai giornali. Per me Beppe Pisanu è il politico di centrodestra che dice da otto mesi le parole più giuste. Vedi post del 7 settembre e del 7 luglio.
Qui si narra la storia di un giusto che rubava per curare e sfamare: “Emil J. Kapaun era un prete cattolico nato a Pilsen, nel Kansas (USA). Durante la guerra di Corea si era arruolato nell’esercito americano ed era stato assegnato come cappellano militare alle prime linee con il 3 battaglione, 8 Reggimento Cavalleria, 1a divisione. Durante una ritirata nei pressi di Unsan rimase indietro per aiutare i feriti e fu perciò catturato il 2 Novembre 1950. Nel momento della sua cattura vide un soldato cinese pronto a sparare a un ferito americano e con un gesto fulmineo spostò il fucile e aiutò il ferito caricandolo sulle sue spalle e portandolo per circa 170 km di marcia fino al campo di prigionia di Sombakol“. Nel secondo e terzo commento il resto della storia e la sua fonte.
Torno ora – alle 19,12 – da piazza San Giovanni: una bella folla, un buon discorso da futuro premier: “Le liberalizzazioni noi le sappiamo fare e le faremo – I sacrifici dovranno essere decisi e affrontati nell’equità. Chi ha di più dovrà dare di più. Chi non ha pagato nulla dovrà essere il primo a pagare – Dovremo ridare all’Italia governanti credibili e responsabili – Riporteremo il nostro Paese alla sua dignità, al suo buon nome, alla tradizione europeista di Spinelli, di De Gasperi e di Prodi – Un’ora di lavoro stabile dovrà costare un po’ meno e un’ora di lavoro precario dovrà costare un poco di più – Un bambino nato qui di qualunque colore sia è un italiano“. Ciò che mi è piaciuto di più: la faccia serena della tanta gente. Ciò che mi è piaciuto di meno: la contestazione a Renzi che è un aiuto a svecchiare.
Bini Smaghi Draghi Monti Tremonti: era un pezzo che non mi veniva un endecasillabo – vedi Su Roma l’alto grido dei gabbiani – così carico di rime interne e di scongiuri. Ne tiro auspici per i destini collettivi. Non a motivo dei nomi che si accavallano a modo degli incubi di notte ma per il ritmo propositivo e quasi impositivo.
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