Sms da Utoya: rassicuro chi è nascosto con me
“Un uomo in uniforme ha cominciato a sparare (17,45). Cerco di rassicurare quelli che sono nascosti con me (17,50). Tutto ok (19,30)“: sono tre sms di Tom, uno dei ragazzi che erano sull’isola norvegese di Utoya nelle ore della strage del 22 luglio. Gli dedico un bicchiere di Vino Nuovo. Il fatto è che mi ritrovo in Tom e vorrei somigliargli: vedo in quella situazione una parabola della vita sulla terra. C’è chi spara e io mi adopero a tenere buono chi è nascosto con me. Ma ecco qui una gustosa conversazione – in quattro chiamate dal cellulare – di una sedicenne di nome Julie, che era sull’isola, con la mamma Marianne. Di Julie, che in tutto mi appare figlia, nel “bicchiere” avevo riportato una frase e volevo darvi il resto. La deliziosa Julie e la mamma che le manda il nonno e che vorrebbe prenotarle l’aereo ci dicono che la vita è colorata, altro che il grembiule massonico di Anders il guerriero. Detto anche il sanguinante, il sanguinoso, il sanguinaccio.