«L’esperienza fatta nell’islam rimane parte integrante del mio cammino verso l’incontro con Dio. Un cammino che ha avuto una svolta decisiva quel giorno in cui ho cominciato a dire il mio “sì” a Gesù nella chiesa di Mersin, e che ha trovato il suo compimento nella vocazione cristiana e in quella sacerdotale»: così parla un gesuita turco di 38 anni che diventerà sacerdote a Roma il 26 giugno. Si chiama Antuan e quelle parole le diceva cinque anni addietro in un colloquio con la rivista MONDO E MISSIONE che puoi leggere qui. Qui invece trovi il sommario dell’ultimo numero di POPOLI che contiene un’interessantissima intervista ad Antuan in vista dell’ordinazione, così riassunta: “Il 26 giugno a Roma diventerà sacerdote il primo gesuita turco, che celebrerà la sua prima messa nella chiesa di Ankara dove 13 anni fa è diventato cristiano. Antuan Ilgit racconta in esclusiva a Popoli la sua storia“.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Benedetto a Cipro: tre giorni di parole e gesti benefici. Che vedo riassunti nell’abbraccio che ha scambiato il pomeriggio di sabato, a Nicosia, con un maestro sufi che si chiama Cheik Mohammed Nazim Abil Al-Haqqani, di 89 anni. Aspettavo da sempre l’incontro di un papa con un sufi. “Santità ha mai letto il Corano?” chiesi una volta a Giovanni Paolo in aereo, mentre volavamo verso Casablanca: agosto 1985. “Non per intero – mi rispose – ma ho letto i mistici musulmani che sono molto simili ai nostri, per esempio a Giovanni della Croce“. Da allora mi chiedevo perchè non incontrasse mai dei sufi, che sono i cultori della mistica islamica. Ieri sono stato accontentato e racconto la mia contentezza con la cronaca della Radio Vaticana: “Il breve incontro si è svolto all’esterno della nunziatura prima della Messa odierna nella Chiesa della Santa Croce. Il leader sufi ha spiegato che vive dietro la Chiesa, nella parte Nord di Cipro, e di essere venuto per salutare il Pontefice. Si è scusato per il fatto di aver aspettato seduto. “Sono molto anziano”, ha detto. E il Papa ha risposto: “Sono anziano anch’io!”. Nazim ha poi donato al Papa un bastone istoriato, una targa con parole di pace in arabo e un rosario musulmano. Il Pontefice, da parte sua, gli ha donato una medaglia: quindi si sono abbracciati in un gesto di affetto fraterno. Nazim ha chiesto infine a Benedetto XVI di pregare per lui. “Certamente lo farò – gli ha risposto il Papa – pregheremo l’uno per l’altro”.
Il cardinale Martini propone delle riforme e attira l’attenzione del mondo. Ma anche conforta a credere parlando la lingua di oggi e quando svolge questo secondo impegno il mondo si distrae. Invito a leggere ambedue le facce del cuore di Martini con una breve nota nel sito Vino nuovo, partendo da una sua “parola” che chiama all’apprezzamento della “castità per il Regno”.
Come già per la visita alle moschee, così per l’appellativo di “fratelli” rivolto ai musulmani Benedetto XVI segue Giovanni Paolo II. Ecco come ha parlato ai giornalisti ieri in aereo, durante il volo Roma-Nicosia, rispondendo a una domanda sul Sinodo per il Medio Oriente che si farà il prossimo ottobre: “[I vescovi della regione] nel dialogo tra di loro si aprono anche al dialogo con gli altri cristiani ortodossi, armeni, eccetera, e cresce una comune consapevolezza della responsabilità cristiana e anche una comune capacità di dialogo con i fratelli musulmani, che sono fratelli, nonostante le diversità; e mi sembra venga anche l’incoraggiamento, nonostante tutti i problemi, a continuare, con una visione comune, il dialogo con loro“. – Per un nuovo sentimento è necessaria una parola nuova: è per questo che Giovanni Paolo e Benedetto chiamano “fratelli” i musulmani. Benedetto è la prima volta che lo fa ma possiamo immaginare che non sarà l’ultima: nel 2006 a Istanbul entrò in una moschea – come aveva fatto papa Wojtyla a Damasco nel 2001 – e poi ripeté il gesto altre due volte, ad Amman e a Gerusalemme. [Segue nel primo commento]
Calci è un paese della Valgraziosa a due passi da Pisa, verso l’interno. Non ci sono mai stato ma ho lì un amico che mi invita e mi informa: è il parroco don Antonio Cecconi, conosciuto alla Caritas nazionale. In accordo con il sindaco Bruno Possenti ha fatto una proposta ai 5.800 abitanti e in particolare agli sposi novelli, stante che gli sposi hanno a vedersela col sindaco e col prete: un’adozione a distanza per i bambini di Haiti restati senza famiglia o menomati. Nel primo commento il testo della lettera ai “carissimi concittadini”.
L’avevo intervistato, gli ero amico e ora piango la sua morte: Luigi Padovese, milanese di nascita, cappuccino per vocazione, per mandato papale vicario apostolico dell’Anatolia. E’ stato ucciso oggi a Iskenderun, in Turchia. Lo ha confermato il nunzio apostolico in Turchia Antonio Lucibello. Pare sia stato assassinato a colpi di coltello nella sua abitazione. Secondo l’emittente privata Ntv, sarebbe stato ucciso dal suo autista, al quale aveva aperto la porta di casa. Un «fatto orribile, incredibile, siamo costernati»: è questa la prima reazione di padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano. – Domani il papa parte per l’isola di Cipro, che è divisa tra una Repubblica di Cipro abitata in prevalenza da greco-ciprioti con presenza di truppe greche e una Repubblica turca di Cipro del Nord abitata in prevalenza da turco-ciprioti e con presenza di truppe turche, nata 36 anni addietro a seguito di un intervento armato della Turchia in risposta a un analogo intervento greco. – Qui un testo del vescovo ucciso, che si qualificava come “amico e innamorato della Turchia”, pubblicato dalla rivista MONDO E MISSIONE nel 2007.
Il maggiore dei figli segue un corso intensivo di inglese in vista di una trasferta di lavoro in Iran. La seconda è a Salerno dove parla stamattina in russo al Campus di Fisciano a un convegno sui “rapporti culturali russo-italiani”. Il terzo fa il dottorato a Parigi dove sta preparando il terremo alla quarta che vorrebbe fare lassù la laurea quinquennale: “Papi vuoi mettere in Francia”. La quinta passerà l’estate in Nuova Zelanda per uno scambio tra licei. Sarà per tutte quelle volte che da piccolini vedendo un aereo sopra le case gridavano “papà!”
Con l’ingenuo pretesto di dare un consiglio alla Cei perchè faccia di più in materia di abusi sessuali del clero, ho pubblicato ieri un articolo sul quotidiano LIBERAL al quale è stato posto questo titolo nient’affatto fuorviante: PER BAGNASCO E’ PRIORITARIO SEGUIRE IL PAPA. MA FORSE OCCORRE ANTICIPARLO.
“L’occupazione israeliana dei territori Palestinesi rende difficile la vita quotidiana per la libertà di movimento, l’economia e la vita sociale e religiosa (accesso ai Luoghi Santi, condizionato da permessi militari accordati agli uni e rifiutati agli altri, per ragioni di sicurezza). Inoltre, alcuni gruppi fondamentalisti cristiani giustificano, basandosi sulle Sacre Scritture, l’ingiustizia politica imposta ai palestinesi, il che rende ancor più delicata la posizione dei cristiani arabi“: è un passo dell’Instrumentum laboris del Sinodo dei vescovi del Medio Oriente, cioè del documento preparatorio predisposto dalla Segreteria generale e che sarà “consegnato” ai destinatari dal papa domenica a Nicosia, nell’isola di Cipro, durante un appuntamento così rubricato: “Messa in occasione della pubblicazione dell’Instrumentum Laboris dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi – Palazzo dello Sport Elefteria (Nicosia, 6 giugno 2010)”. Dal 4 al 6 giugno il papa sarà infatti a Cipro, cioè a mezza strada tra la Turchia e la striscia di Gaza. Il Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente si farà in Vaticano dal 10 al 24 ottobre.
Gentile Dottor Accattoli, saluti dalla meravigliosa Cina! Mi sono registrata sul blog – che visito regolarmente – per condividere il mio pensiero sulla grande e lungimirante figura di Matteo Ricci nei due post che lo riguardano; ancora non ho ricevuto conferma della registrazione, quindi invio un’email. Ho potuto conoscere Matteo Ricci all’Università – essendo io una sinologa ed essendomi specializzata sulla questione della traduzione della Bibbia in lingua cinese – prima ancora che in un ambito più strettamente “ecclesiale” (a proposito, appartengo alla Diocesi di Roma). Anche se il mio lavoro non sempre mi porta in Cina, a livello personale, cristiano e di studio seguo le vicende di questo popolo e della Chiesa, ai quali mi sento legata da un amore profondissimo. L’amore e il rispetto che Matteo Ricci ha dimostrato al “nobile popolo cinese” sono assolutamente straordinari, soprattutto in relazione ai tempi in cui la sua intuizione di “farsi cinese tra i cinesi” è maturata – e che infatti non è stata capita, condivisa e accettata da subito, per non dire osteggiata, e a vari livelli. [Segue nel primo commento]
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