Vado a Recanati dai parenti e vedo la mostra Giacomo dei libri. La Biblioteca Leopardi come spazio delle idee: ricorda il bicentenario dell’apertura “filiis amicis civibus” [ai figli agli amici ai cittadini] delle tre sale rivestite di 14 mila volumi (oggi sono 25 mila) che Monaldo, il padre di Giacomo, aveva raccolto negli anni del tornado napoleonico che “fu tempo felicissimo per l’acquisto di libri – come narra nelle Memorie – perché se ne misero in commercio una massa immensa spettante non solo ai conventi soppressi, ma alli cardinali, prelati avvocati e gente di ogni classe che sloggiò in folla da Roma”. Esco dalla mostra – che è nel frantoio di Casa Leopardi e vi resterà fino a tutto il 2013 – con due doni di parole, uno di Monaldo e l’altro di Giacomo, che trasmetto ai visitatori nei primi commenti a questo post e che attestano l’ottimo italiano che qua circolava prima dell’unità d’Italia, tanto per prolungare una mia ciarla con quel burlone di Umberto Bossi che sostiene che la lingua italiana l’ha inventata Alessandro Manzoni “un grande traditore, una canaglia” riscrivendo il suo romanzo in “dialetto fiorentino”.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Giancarlo Bossi, il missionario del Pime rapito nel 2007 nell’isola di Mindanao (Filippine), è morto sabato nella clinica Humanitas di Rozzano sul Naviglio (Milano) per tumore ai polmoni: aveva 62 anni. Gli avevo parlato al telefono dopo la liberazione e l’avevo poi incontrato a Loreto all’inizio del settembre 2007. La sua semplicità – non attribuiva nessuna importanza al suo sequestro e al suo comportamento rigorosamente evangelico – mi aveva suggerito il titolo del testo teatrale che gli avevo dedicato nell’agosto di quell’anno distribuendolo in 12 puntate del blog: Parabola del missionario burlone e dei sequestratori. «Durante i 40 giorni del mio deserto nella foresta – disse a Loreto davanti a 300mila giovani – mi sono sentito rinnovare. La mia preghiera è diventata più essenziale e forte. La mia disponibilità a Dio più incisiva. Nelle difficoltà con forza si sperimenta la tenerezza di Dio». E’ stato 32 anni nelle Filippine. Io pregavo ma anche loro pregavano è il titolo di un post che gli avevo dedicato a commento della liberazione.
«Sono giorni molto amari per tutta la politica e in particolare per il centrodestra. Ci sono immagini bruttissime, titoli sui giornali… C’è una sorta di separazione incredibile tra la politica e il Paese… Credo ci voglia un azzeramento totale all’interno del centrodestra»: così oggi nel suo blog il sindaco di Roma Alemanno. Quando uno parla con questa chiarezza del proprio schieramento forse merita di essere ascoltato. Lo dico anche per Renzi il rottamatore. C’è asfissia nella nostra politica, corruzione e asfissia, proviamo a prendere sul serio quelli che se ne accorgono.
Passavo per caso per la via In Miranda e ho visto come vengono trattate le antiche colonne del Foro della Pace, anzi i rocchi e le ruzzole superstiti di quel Foro, in granito e marmo africano, una quarantina, allineate a terra lungo una parete dello scavo. In questi giorni le sistemano in orizzontale su basi di cemento nell’area centrale del Foro, detto anche Templum Pacis, Tempio della Pace. Le mettono in bell’ordine a evocare l’antica gloria della pietra per la quale andò famoso questo spazio oggi in gran parte sepolto sotto la Via dei Fori. Ecco uno spezzone di colonna sollevato da una gru gigante, la più alta che io abbia visto mai a tirar su palazzi. Lo porta con delicata lentezza, per cinquanta metri, verso la base predisposta dai muratori guidati da un’archeologa con una cartella in mano tipo presentatore televisivo. Il capocantiere accompagna la colonna nel suo rischioso viaggio tenendole una mano sulla groppa come a un animale. “Quanto pesa” chiedo al manovratore della gru appollaiato su un trespolo a vertigine. Debbo rigridare la domanda con una mano alla bocca. “Quello che sta attaccato?” mi fa: “Settanta quintali”. Penso ai duemila schiavi e duecento paia di buoi che avranno sudato per 24 mesi l’alzamento dell’immenso colonnato, tra il 74 e il 75 della nostra era.
“Vorrei mandare un messaggio di speranza a chi scopre di essere malato all’improvviso. Io sono sempre stato bene, quindi scoprire di avere la leucemia è stato un tuffo al cuore: so cosa si passa e vorrei dimostrare che è possibile continuare a vivere felici, anche mentre si combatte“: così ha parlato Luigi Laraia [37 anni, nato a Potenza e cresciuto a Bologna, lavora a Washington] partendo il 26 luglio da Washington in bicicletta. E’ arrivato a Vancouver il 30 agosto traversando l’America da costa a costa, circa 7.000 chilometri in 35 giorni, a sostegno di LLS (società per la cura di linfomi e leucemia). Gli mando un abbraccio e un bicchiere di Vino Nuovo.
Sono a Torino per l’anteprima al Cinema Massimo di una puntata de LA GRANDE STORIA di Rai3 intitolata LA CHIESA NEL MONDO.50 ANNI DAL CONCILIO alla quale ho collaborato: andrà in onda il 4 ottobre alle 23.00. Il filmato termina con il saluto alla luna di Giovanni XXIII e un uomo che assiste alla proiezione dice: “Mi viene in mente ora che quegli anni sessanta che iniziarono con il saluto alla luna di Papa Giovanni conobbero poi, sul finire del decennio, nel 1969, lo sbarco dell’uomo sulla luna”. Una signora aggiunge: “La luna è donna e gli anni sessanta sono stati il decennio delle donne”.
Aggiornamento del post in data 20 settembre 2012. In questo articolo pubblicato ieri da “Avvenire” trovate qualche notizia sul filmato di cui sono coautore e anche un’idea da me detta a Torino: I 50 anni del Concilio nello sguardo della tv.
Noi abbiamo perdonato con l’aiuto di Dio ed ecco che questo fratello che era morto è come risorto ed è lui, a volte, che ci conforta con il suo cammino. Oggi, che è il giorno di Pasqua, ci pareva bello di poter dire: “Eravamo morte e siamo risuscitate”. Alle volte andiamo alle tombe dei nostri genitori e li sentiamo in paradiso e che ci sono vicini e approvano il cammino che i loro figli stanno facendo. – Sono parole di Laura Maso che narra la terribile storia della sua famiglia e il ritrovamento di Pietro che lei e la sorella Nadia hanno vissuto con l’accompagnamento di don Guido Todeschini. La storia è nel paragrafo 4 OMICIDI COMUNI del capitolo 3 IL PERDONO AGLI UCCISORI DEI PARENTI della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto ed ha il titolo Mio fratello era morto ed è tornato in vita.
“La stella parla adagio e il coyote grida forte“: saluto Roberto Roversi – che lascia il pianeta – con questo verso che scrisse per Lucio Dalla e che mi pare dica qualcosa del pianeta e della sua ubicazione nell’universo.
La primavera araba è “positiva” dice Benedetto in volo verso Beirut e aggiunge che ogni fondamentalismo è “falsificazione”: i viaggi aiutano i Papi a incrociare la storia e a calare – imprevedutamente – la loro parola nel fuoco dell’attualità. Sono almeno quattro le affermazioni fatte ieri in aereo da Benedetto che acquistano forza dal riverbero delle bandiere americane bruciate in questi giorni in varie capitali arabe e dal rimando, a specchio, alle invettive che altri fanatici hanno rivolto con un film alla figura del “Profeta Maometto” […]. Il mito greco attribuiva a Dedalo l’arte di muovere le statue e Socrate lo cita, nel dialogo con Eutifrone, per lodare invece l’arte di “tenere fermi i discorsi” perché riescano utili: ecco, nessuno come i Papi conosce quest’arte, che per lo più rende inattuale la loro parola ma che all’occasione – come è capitato ieri – può farla straordinariamente attuale. – In queste righe propongo la testa e la coda di un mio articolo ad effetto pubblicato oggi dal Corsera alle pagine 1 e 58 con il titolo Quel no del Papa al fondamentalismo.
C’è un’audacia delle uscite nel mondo di Benedetto XVI che è figlia naturale di quella leggendaria di Giovanni Paolo II: oggi il Papa teologo parte per il Libano mentre lì accanto la Siria è da mesi un vulcano in eruzione e tutto intorno nelle ultime ore ribollono – scosse dagli assalti alle ambasciate americane – le capitali di vari paesi, dall’Egitto allo Yemen. E’ il 24° viaggio di Papa Ratzinger fuori d’Italia ed è la sua prima missione in un paese arabo da quando laggiù è esplosa la “primavera” dei rivolgimenti politici; missione preparata da tempo ma che viene a cadere – per gioco della sorte o della Provvidenza – nei giorni in cui la strage di Bengasi provoca un infausto rilancio della presenza americana in quell’area e accentua la fuga degli occidentali. – E’ l’attacco di un mio articolo d’ordinanza pubblicato oggi da LIBERAL. Con esso mando un saluto a Benedetto e dico che è un dono per tutti che vi sia al mondo uno che possa portare a ogni umanità parole di pace in mezzo alle guerre.
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