Archivi per luglio 2014

Dall’infelicità alla sventura alla sciagura

Manzoni 10. Infelice, poveretta, misera, sventurata, sciagurata sono i nomi che il Manzoni dà a Gertrude, la Monaca di Monza, nei capitoli 9 e 10 della sua storia e nel 20 nel quale quella storia si riaffaccia. Alcuni di questi nomi tornano a più riprese, inframmezzati agli altri, ma quella nella quale li ho riportati è la successione con cui compaiono la prima volta. Segnalo la progressione degli appellativi e del giudizio che comportano. Il Manzoni è un autore morale quant’altro mai e quei cinque aggettivi gli bastano per dire l’intera vicenda morale – e possiamo dire umana – di Gertrude. Essa è infelice povera e misera, cioè incolpevole, fino a che vive in solitudine la sua miseria; diviene sventurata quando la nasconde all’esaminatore e quando l’intreccia a quella di Egidio; finisce sciagurata quando acconsente ai delitti ai quali quell’intreccio la conduce. La sciagura è più della sventura. Nei primi commenti darò le ricorrenze dei diversi aggettivi e segnalerò quelli ancora più severi con i quali il Manzoni condanna Egidio.

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Parabola della mantide e della sedia

Messa sul prato la sera d’estate. Una verde mantide salta tra il coro e i chierichetti. Un papà che insegna scienze naturali la protegge con una sedia dai piedi dei ragazzi e dice alle mamme: “E’ innocua, è una mantide religiosa che è venuta a messa”.

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I tre segni venuti da Caserta

Tre segni sono venuti dalla singolare visita fatta ieri dal Papa ai pentecostali di Caserta: due da Francesco, uno dal pastore ospitante. Dal Papa è venuta un’inedita richiesta di perdono per i maltrattamenti che quella comunità subì in epoca fascista ed è venuto anche l’invito a superare il termine spregiativo «setta». Dal pastore è venuto il riconoscimento della figura papale come significativa per la comunità pentecostale e «per tutto il cristianesimo». – E’ l’assertivo attacco di un mio articolo pubblicato oggi dal “Corriere della Sera” a pagina 15 con il sovrabbondante titolo Cancellata la parola “setta”.

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Pentecostali: papa chiede perdono per la persecuzione

“In questo cammino abbiamo fatto tante volte la stessa cosa dei fratelli di Giuseppe, quando la gelosia e l’invidia ci hanno diviso […]. Quella storia triste in cui il Vangelo per alcuni era vissuto come una verità e non si accorgevano che dietro questo atteggiamento c’erano cose brutte, cose non del Signore, una brutta tentazione di divisione, la denuncia: ‘va contro la purezza della razza’. E queste leggi sono state sancite da battezzati! Alcuni di quelli che hanno fatto questa legge e alcuni di quelli che hanno perseguitato, denunciato i fratelli pentecostali perché erano ‘entusiasti’, quasi ‘pazzi’, che rovinavano la razza, alcuni erano cattolici: io sono il pastore dei cattolici, io vi chiedo perdono per questo”: così oggi Francesco alla Comunità pentecostale di Caserta. Nel primo commento la spiegazione dell’accenno del Papa ai “pazzi che rovinavano la razza”.

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Francesco a Caserta: dire no a corruzione e illegalità

“Oggi, quando sono arrivato, uno di voi si è avvicinato e mi ha detto: ‘Padre, ci dia la speranza’. Io non posso darvi la speranza. Ma io posso dirvi: dove è Gesù, c’è la speranza, dove è Gesù si amano i fratelli, ci si impegna a salvaguardare la loro vita, la loro salute, anche rispettando l’ambiente e la natura. E’ questa la speranza che non delude mai, quella che dà Gesù!. Ciò è particolarmente importante in questa vostra bella terra che richiede di essere tutelata e preservata, richiede di avere il coraggio di dire no ad ogni forma di corruzione e di illegalità”: così oggi pomeriggio il Papa a Caserta, celebrando nel piazzale davanti alla Reggia. Altre sue parole nel primo commento.

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Due occhi neri neri anch’essi

Manzoni 9. Il ritratto in bianco e nero della monaca di Monza è la perla che cavo dal capitolo 9 dei Promessi sposi, che invito a leggere – qui e mei primi commenti – con l’occhio al contrappunto del bianco e del nero: “Il suo aspetto, che poteva dimostrar venticinque anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma d’una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta. Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso; sotto il velo, una bianchissima benda di lino cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non d’inferiore bianchezza; un’altra benda a pieghe circondava il viso, e terminava sotto il mento in un soggolo, che si stendeva alquanto sul petto, a coprire lo scollo d’un nero saio. Ma quella fronte si raggrinzava spesso, come per una contrazione dolorosa; e allora due sopraccigli neri si ravvicinavano, con un rapido movimento. Due occhi, neri neri anch’essi, si fissavano talora in viso alle persone, con un’investigazione superba; talora si chinavano in fretta, come per cercare un nascondiglio”.

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Francesco ringrazia Meriam

“Il Papa ha ringraziato Meriam e la sua famiglia per la coraggiosa testimonianza di costanza nella fede. Meriam ha ringraziato per il grande sostegno e conforto ricevuto dalla preghiera del Papa e di tante altre persone credenti e di buona volontà”: così il padre Lombardi sull’incontro con Francesco di Meriam Yahia Ibrahim – la sudanese che era stata condannata a morte per apostasia essendosi convertita dall’islam al cristianesimo – di passaggio a Roma dopo la liberazione. Qui un servizio di Radio Vaticana che segnala il ruolo avuto nella liberazione di Meriam dal governo italiano e da quello degli Usa dove la donna è diretta.

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L’elemosina d’oggi e gli arretrati

Alla porta della chiesa bivacca un poverello che s’abitua alla moneta d’una parrocchiana che va alla messa delle 19.00. La signora manca per tre domeniche e il poverello le fa: “Non eri venuta l’altra volta e l’altra e l’altra”. Lei la prende come un’attenzione alle sue vicende e gli dice “ero in viaggio”. Ma lui severo: “E per quattro domeniche mi dai solo questo?”

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Con Napolitano e Renzi contro chi boicotta le riforme

“Non si agitino spettri di insidie e macchinazioni autoritarie e non si miri a un nuovo nulla di fatto”: così ha parlato Napolitano stamane alla stampa. Sulle riforme – ha detto – la “discussione è stata libera, estremamente articolata, non c’è stata improvvisazione o improvvida frettolosità”. Ha pure risposto a chi vitupera l’accordo tra le due formazioni maggiori che sono in Parlamento: “Ricercare le più ampie convergenze su leggi di revisione costituzionale ovviamente significa dialogare e cercare intese, anche attraverso mediazioni tra forze schierate su opposte posizioni e in competizione tra loro nell’arena elettorale”. Trovo infatti patetico il pathos per lo “scandaloso” accordo di Renzi con Berlusconi che accumuna Grillo e Fassina. Lasciamo a tutti libertà di pathos ma facciamo queste riforme.

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Persecuzioni e guerre: come dare una mano al parroco

A commento del post di ieri c’è chi ha lamentato che in parrocchia non s’era pregato per i cristiani perseguitati. Io pratico tre vie per aiutare la comunità a non dimenticare. La prima è di arrivare in chiesa un quarto d’ora prima dell’uscita del prete dalla sacrestia e dirgli “veda di ricordare i cristiani dell’Iraq”. La seconda è di intervenire al microfono nella preghiera dei fedeli. La terza è di mandare per tempo al parroco o ad altro animatore della comunità il memo per la domenica. I parroci sono grati a chi li aiuta.

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