Il blog di Luigi Accattoli Posts

“La messa celebrata alla mattina presto da preti a me familiari, compagni di viaggio di una vita”: è l’unica richiesta contenuta nel testamento del cardinale Loris Francesco Capovilla, morto ieri a Bergamo verso mezzogiorno. Nel primo commento le sue “volontà”. L’ho frequentato, gli volevo bene. Gli voglio bene. Ne ho scritto per il Corsera e domani linkerò l’articolo.

Aggiornamento al 27 maggio. Ecco il link al mio articolo pubblicato oggi dal Corsera.


Oggi ho visto per la prima volta il Museo Palatino, che mi è caro perché custodisce il graffito con la scritta “Alexamenos adora il suo Dio”. Agli antipodi di quel pezzo d’intonaco – che è forse del terzo secolo e dice già per intero il dramma del cristiano nel mondo – ho scoperto lì accanto il “Giovane satiro che si guarda la coda”, che interpreto come parabola della vanità.

Qualcosa si muove nel tribolato rapporto tra cristiani e musulmani: Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Muhammad Al-Tayyib, prima autorità dottrinale del mondo sunnita, hanno avuto un “cordiale colloquio” oggi sul mezzogiorno, in Vaticano, e si sono abbracciati. Parrebbe che la programmata “riconciliazione” ci sia stata davvero, se il portavoce Lombardi ha potuto dire ai giornalisti che i due “autorevoli interlocutori” hanno parlato – tra l’altro – della “situazione dei cristiani nel contesto dei conflitti e delle tensioni nel Medio Oriente e della loro protezione”: perché il pomo della discordia, o almeno il principale, era proprio quello e risaliva a cinque anni addietro. E’ il pomposetto attacco di un mio articolo pubblicato oggi pomeriggio dalla “Digital Edition” del Corsera: buona lettura.

Credo d’avere verso Pannella gli stessi sentimenti detti in questi giorni da Lombardi e Paglia e provo a raccontare come sono nati e come li inquadro nella mia geografia. Non miro a confutare chi grida allo scandalo per le parole dei due o per la telefonata del Papa che il 24 aprile 2014 lo chiamò durante uno sciopero della sete per le carceri. Non ho interesse alle polemiche. Parlo a chi voglia ascoltarmi e procedo per spunti nei commenti.

“Caciara” a Roma è parola magica, polivalente, scimmiante. Ma solo ieri ho scoperto che significa anche “casa del cacio”. A Trastevere, in via di San Francesco a Ripa, c’è un negozio di “Salumi e formaggi” con sopra la scritta storica “Antica caciara”. Chi non si fida di me dicendo tra sé “è pur sempre un giornalista”, veda qui: http://www.anticacaciara.it/antica_caciara.html

Caro Papa Francesco, sono più avanti di te negli anni ma credo che anche tu ti trovi a dover vivere “Spes contra spem”. Ti voglio bene davvero. Tuo Marco: sono le ultime parole di una lettera scritta da Pannella al Papa il 22 aprile. La riporto nel primo commento, grato a Marco e a Francesco per essere riusciti a stabilire un vero contatto. Nel secondo commento qualche notizia su quest’ultimo scambio mediato dall’arcivescovo Paglia.

L’egiziano Mohammed che lavora qui sotto in pizzeria a chi gli chiede “come ti chiami” risponde “Mimmo”. Siamo amici e gli faccio “come mai quel tale ti chiama Mimmo”. Risponde che quando incontra qualcuno che “non è male ma non può capire” lui gli dice di chiamarsi romanamente Mimmo. Ho pensato al fariseo Saulo che era cittadino romano e come tale si chiamava Paolo. Importanza dell’assonanza: Mohammed sta a Mimmo come Saulo sta a Paolo.

Il prete nell’organizzare la sua vita non cerchi “nulla che vada oltre il bisogno” e la Chiesa nella gestione delle strutture e dei beni si liberi del superfluo e mantenga “soltanto ciò che può servire per l’esperienza di fede e di carità del popolo di Dio”: sono le due indicazioni forti date ieri dal Papa ai vescovi. Altra sua parola viva, detta stringendo la mano al direttore dell’Ufficio Cei per l’apostolato del mare: “Preghi per me perché non pecchi troppo”. Nei commenti l’antologia delle parole di Francesco e le mie divagazioni. Qui un mio articolo pubblicato oggi dal Corsera.